Secondo i dati raccolti in aprile da Confindustria, il 43,7% delle aziende ha subito danni gravi a causa della pandemia, molte sono a rischio chiusura. In Italia le previsioni stimano una perdita del Pil pari al 10%.

«Assieme a Grecia e Spagna siamo il Paese più colpito» spiega Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria. «I settori particolarmente penalizzati sono il turismo, la ristorazione, i trasporti, il commercio non alimentare, la moda, l’arredamento e l’automotive. Dopo il forte impatto negativo registrato a marzo e aprile, però, i dati segnalano una timida ripresa: la nostra produzione industriale a maggio è diminuita del 33,8% rispetto a un anno prima, dopo il -44,3% rilevato ad aprile. Le imprese stanno provando a tornare alla normalità, sperando innanzitutto nella riapertura dei mercati internazionali, che sono fondamentali per un Paese esportatore come il nostro».

Il futuro, però, è ancora da pensare e organizzare perché mascherine, ingressi scaglionati e plexiglas non saranno gli unici cambiamenti nelle aziende. Anzi. «L’emergenza ha accelerato processi e dinamiche che prima rimanevano in sottofondo, pensiamo allo smart working e all’ecommerce. Il benessere dei dipendenti resta il pilastro fondamentale della ripartenza. E per benessere si intende anche la conciliazione possibile dei tempi di vita e lavoro, soprattutto per i lavoratori con figli piccoli o genitori anziani: il ricorso massiccio allo smart working ha finalmente mostrato le sue potenzialità positive nei servizi e nelle attività d’ufficio. Nelle aree di produzione delle aziende manifatturiere è sicuramente più difficile. Questa spinta alla digitalizzazione in qualche misura resterà anche nel relazionarci con i colleghi, i clienti e i fornitori» continua la vicepresidente. «L’ho sperimentato anche io nell’attività di ufficio della mia azienda, AlfGroup, che produce arredamento e conta una filiera di circa 2.000 persone che opera nella fornitura: abbiamo tenuto duro durante il lockdown grazie ai rapporti quotidiani da remoto che si sono dimostrati preziosi per supportare e motivare le persone e per riscoprire insieme valori come la solidarietà, il sentirsi parte di una comunità, il rispetto delle regole».

 

Proprio su questo hanno puntato i tanti corsi a distanza organizzati dalle aziende su aspetti professionali ma anche ricreativi, che hanno permesso a molti dipendenti di sentirsi valorizzati. Alla buona volontà di imprenditori e lavoratori dovranno aggiungersi gli aiuti del governo per dare una nuova spinta a una economia indebolita.

«Nei prossimi mesi, dopo gli impegni assunti in sede europea, confidiamo arrivino ulteriori fondi a condizioni favorevoli» prosegue Piovesana. «Le aziende dovranno approfittarne per spingere sulla digitalizzazione e sulla crescita del capitale umano. Questa crisi è stata un banco di prova, adesso siamo chiamati ad affrontare sfide impegnative». Ecco quindi come si stanno organizzato i responsabili risorse umane e gli amministratori di tre aziende italiane in questo delicato momento di ripresa dopo l’emergenza.

«Dai seminari di mindfulness alla app per controllare il proprio stato di salute: i nostri dipendenti non si sono mai sentiti soli»

Maurizia Cecchet, responsabile Human capital di Generali Investments, società di consulenza, gestione risparmi e pianificazione finanziaria (www.generali-investments.com).

«La prima cosa a cui abbiamo pensato durante il lockdown è stata istituire un comitato d’emergenza per continuare a offrire un servizio di eccellenza ai clienti e mettere in sicurezza i nostri 2.200 dipendenti con lo smart working senza ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ci siamo
subito preoccupati che avessero la giusta energia fisica e mentale per affrontare questo periodo proponendo seminari online di mindfulness, yoga, salute del sonno, nutrizione, cucina e psicologia. Potevano anche chiamare un numero gestito da Europ Assistance per parlare
con un medico. Ai genitori impegnati su più fronti abbiamo messo a disposizione un esperto di mappe mentali per aiutare i figli nello studio estivo e abbiamo regalato accessi alla piattaforma di apprendimento online Redooc. I capi hanno stretto un nuovo patto di fiducia con i collaboratori e si è lavorato per ottimizzare i meeting: lo smart working ci ha insegnato il valore del tempo e dell’efficienza. Chi in questi giorni sta rientrando in ufficio può organizzarsi al meglio con una app che fa uno screening di salute e permette di prenotare orari di ingresso e lunch box. Far sentire ai clienti la nostra presenza è stato un altro obiettivo fondamentale, li abbiamo tenuti informati con webinar su prodotti e iniziative per la ripresa. Ecco quali: un fondo di 100 milioni di euro devoluti in solidarietà (50 destinati in Italia a Protezione Civile, Croce Rossa e onlus), alberghi e appartamenti messi a disposizione del personale sanitario, una linea di credito per le pmi in sofferenza, investimenti in infrastrutture.
Il futuro ora è una sfida, dovremo essere veloci, innovativi, tecnologici e con un senso di responsabilità ancora maggiore per contribuire a una crescita sostenibile della società e del sistema in cui operiamo. Solo
così saremo in grado di fare davvero la differenza».

Computer azienda
Betty Pagnin
Foto di Gabriele Galimberti

«Durante il lockdown abbiamo ripensato tutti insieme spazi e uffici e adesso siamo pronti a rientrare»

Betty Pagnin, People & culture director di OneDay, società che crea nuovi business e community (onedaygroup.it).

«Parte del nostro team lavora nel settore del turismo e, a inizio emergenza, ci ha subito allertato sui pericoli della pandemia: così abbiamo concesso lo smart working ai 160 dipendenti e chiesto gli ammortizzatori sociali. La nostra fase 1 è stata istituire un crisis management team che ancora oggi si incontra tutte le mattine e decide come procedere. Abbiamo puntato su una comunicazione trasparente: con bollettini periodici e riunioni plenarie ogni dipendente è stato messo a conoscenza delle decisioni prese. La fase 2 è stata mantenere forte il legame tra chi lavora per noi (l’età media è di 29 anni). Abbiamo proposto lezioni online tenute dai dipendenti con competenze specifiche (l’esperto di public speaking ha spiegato come preparare una presentazione, il social media manager ha dato i consigli per migliorare la propria visibilità su Linkedin). In più, sulla piattaforma interna Discord abbiamo rafforzato i canali dedicati alle passioni del team (tennis, videogiochi, yoga) dove tutti possono confrontarsi e scambiarsi consigli. La possibilità di prendere un caffè virtuale tra membri di uffici diversi ha favorito la comunicazione e abbiamo organizzato videocall con fisioterapisti, nutrizionisti e psicologi: un’idea che porteremo avanti in presenza quando si potrà tornare in ufficio. A questo proposito abbiamo preparato spazi di lavoro ad hoc: il nostro nuovo building conta 4.100 metri quadri che io definisco “sexy”, in grado di sedurre i dipendenti e di invogliarli a esserci. Offre sale per riunioni e brainstorming sì, ma anche un cinema, una piscina di palline, un giardino d’inverno e una foresteria con cucina. È uno spazio realizzato con l’aiuto di tutti dove non vediamo
l’ora di incontrarci di nuovo».

«Autisti e impiegati possono contare su una nuova flessibilità e congedi parentali pagati al meglio»

Giuseppina Gualtieri, presidente e amministratore delegato di Tper, società che gestisce il trasporto pubblico locale di Bologna e Ferrara e quello ferroviario dell’Emilia Romagna (tper.it).

«Poiché ci occupiamo di trasporti, noi non ci siamo mai fermati: dovevamo continuare a garantire il servizio al personale sanitario e ai lavoratori in prima linea. Così, dopo aver messo in sicurezza gli autisti, abbiamo accelerato sullo smart working, da 10 persone siamo passati a 230 in pochi giorni. Poi, ci siamo concentrati sulla flessibilità oraria, rendendo più efficiente l’app interna che permette di cambiare turno mettendosi d’accordo tra colleghi. Uno strumento hi-tech utilissimo per le famiglie costrette dalla chiusura delle scuole a riorganizzarsi (nella nostra azienda le donne sono numerose). Abbiamo anche puntato sui congedi parentali: l’Inps ha previsto per il Covid un’indennità al 50% per 30 giorni, noi abbiamo aggiunto un 20% agli altri giorni ai quali un genitore ha diritto (sono 6 mesi per legge pagati al 30%) e che non ha ancora sfruttato. Infine, le auto del nostro parco di car sharing erano a disposizione di chi aveva difficoltà a raggiungere il luogo di lavoro. Questi cambiamenti sono parte
della nostra politica di welfare perché il Covid ci ha insegnato che la flessibilità funziona. Ora pensiamo a migliorare il sistema di bigliettazione automatica per evitare contatti e spreco di risorse».

→ Le misure che aiutano le imprese oggi

1.Il decreto Rilancio ha stabilito che non bisogna pagare il saldo 2019 dell’Irap, né l’acconto 2020. Il provvedimento si aggiunge alla moratoria già prevista nel decreto Cura Italia: prevede per le micro, piccole e medie imprese la possibilità di sospendere il pagamento delle rate di mutui e finanziamenti fino al 30 settembre.

2. Aiuti a fondo perduto sono destinati alle imprese con ricavi inferiori a 5 milioni di euro che dimostrano un calo del fatturato ad aprile 2020 di almeno 1/3 rispetto al 2019.

3. Alle imprese con gli stessi requisiti è riconosciuto il credito d’imposta del 60% sull’importo delle locazioni, i canoni di leasing e i canoni di affitto d’azienda per i mesi di marzo aprile e maggio.

4. Si spinge adesso su made in Italy e internazionalizzazione grazie
a un fondo di 150 milioni di euro: le imprese che hanno rapporti commerciali con l’estero potranno utilizzare i finanziamenti per attività di promozione sui mercati o per stabilire convenzioni e partnership.