Amarsi in due, anzi in tre, magari anche in quattro. Alla luce del sole, senza gelosie, con un tacito patto di fedeltà esteso a più persone. È il concetto – riassunto in breve – del poliamore, parola di origine greca che nel 2021 descrive relazioni aperte e sincere, mai monogame. Un po’ retaggio dell’amore libero dei figli dei fiori, un po’ versione moderna di tanti romanzi sentimentali dove i protagonisti sono sempre in tre. Oggi il poliamore è praticato apertamente da star come l’attore Will Smith e sua moglie Jada Pinkett, dall’idolo delle teenager italiane Benjamin Mascolo e dalla sua fidanzata attrice Bella Thorne. E da 1 americano su 5 almeno una volta nella vita, secondo una stima della rivista Journal of Sex and Marital Therapy.

In Italia, a parte l’inossidabile Pupo, c’è pudore nel dichiararsi a voce alta ed è più facile incontrarsi sul web, dove si moltiplicano i gruppi privati su Facebook in cui potersi parlare e incontrare. Mi iscrivo anche io: il primo che contatto, Poliamore Roma, organizza tre giorni dopo un picnic al laghetto dell’Eur. Segno di riconoscimento, una bandiera arcobaleno che svolazza legata a una palma. Tra tovaglie sull’erba e patatine faccio la conoscenza di una decina di ragazzi e ragazze, età media 35 anni, in coppia o single. Con il coordinatore Matteo Zaccari, 42 anni, una laurea in Economia e un lavoro in un negozio bio, c’è la sua compagna 30enne di Bologna, che si è avvicinata al poliamore solo dopo essersi trasferita da lui. «Al momento ha una relazione anche con un mio ex compagno di liceo. Tutti amori a chilometro zero» scherza Matteo. Da lui imparo una parola nuova: “compersione”. «È il contrario della gelosia. Se lei è felice con l’altro partner a me fa piacere. Anzi, la sera abbiamo più cose di cui chiacchierare!».

Il poliamore ha tante forme

Capisco che il poliamore ha tante forme, dal rapporto gerarchico in cui c’è una coppia primaria e partner satelliti (o “metapartner”) a quello paritario: in ogni caso, tutti sono informati dei legami in atto. L’importante è che siano trasparenti e consensuali. Per Matteo, che al momento si sta separando dalla moglie con cui ha due figli ancora piccoli, «pensare che esista un partner “giusto” per tutta la vita è innaturale, come dimostra il fatto che la monogamia è diventata sempre più seriale, cioè ci si sposa finché dura e poi si divorzia». Tramite lui risalgo alla coordinatrice nazionale dei gruppi che lungo tutta la Penisola organizzano webinar e aperitivi per parlare dell’argomento senza tabù. In “Poliamore e anarchia relazionale _Gruppo di discussione sulle non monogamie” il suo nome in codice è Thrix: genovese, 56 anni, capelli fucsia e memoria storica della “non monogamia etica”.


Avere più partner non è una scelta a cuor leggero. Occorre fare i conti con il bisogno di sentirsi unici, ampliare il concetto di fiducia, avere l’onestà di parlarsi senza filtri


«Nell’anarchia relazionale non c’è posto per tradimenti o sotterfugi. Si evita così tutto quello che ruota attorno a infedeltà, ipocrisia e doppio standard, ossia se tradisce l’uomo è un figo, se lo fa la donna è una poco di buono» dice Thrix, che al momento è monogama “di fatto” «perché non mi piace nessuno, mentre il mio compagno ha una relazione con una donna». Mai stata gelosa? «In realtà chiamiamo con lo stesso nome qualcosa che è diverso per ognuno: la mia gelosia non è la tua. Io non reggo solo se il mio compagno si mette con qualcuna che mi è antipatica» risponde. E il sesso? «Se stai bene con l’uno stai bene anche con l’altro, basta che nessuno accondiscenda per amore o per paura».

Le dinamiche dei rapporti a tre

Avendo un solo compagno, inizio a perdermi nelle dinamiche dei rapporti a tre: ho bisogno di un parere esperto e chiedo aiuto alla psicoterapeuta di coppia e sessuologa Maria Claudia Biscione. «Avere più partner non è una scelta a cuor leggero. Si deve fare i conti con il bisogno di sentirsi unici, ampliare i concetti di fiducia, avere la capacità e l’onestà di puntare su una comunicazione “senza filtri”. Può sembrare un paradosso ma in questi rapporti c’è un livello di maturità altissimo. Perché rispetto alla coppia tradizionale, dove spesso i tradimenti nascosti sono all’ordine del giorno, cercare forme di relazioni esterne in modo sincero e trasparente costringe le persone a fare un passo avanti, ad avere più consapevolezza su quello che si desidera».

In una relazione poliamorosa, insomma, si gioca a carte scoperte. Tra i 4.000 iscritti del gruppo nazionale contatto Dania Piras, psicologa con un account Instagram sul tema, @hello-poly. A lei chiedo quanti potrebbero essere gli italiani coinvolti, visto che non esistono statistiche ufficiali. «Non ci sono dati perché la maggior parte di noi si nasconde: spesso siamo considerati promiscui, soprattutto in presenza di figli minorenni» dice. «Una delle sfide più grandi, oltre a dividere il poco tempo libero con più partner, è decostruire la convinzione per cui l’esclusività è garanzia di sicurezza e durata del legame. Anche le storie poliamorose finiscono, certo, ma non si ha il rimpianto di aver mascherato le proprie vulnerabilità e si è certi di non aver mentito».

Poliamore

Su Messenger ricevo intanto un messaggio di Camilla. Da 2 anni condivide con Filippo e Nicole una relazione poliamorosa nella stessa casa in provincia di Vicenza. Camilla, impiegata 26enne, ha conosciuto Nicole, 24 anni, estetista, quando la seconda era già sposata con Filippo. «Fino ad allora ero stata sempre in relazioni monogame con altre donne e, come Filippo e Nicole, non sapevo cosa fosse il poliamore» dice Camilla. «Quando con Nicole abbiamo capito di esserci innamorate, dopo qualche mese ne abbiamo parlato con Filippo». Aggiunge lui: «La prima cosa che ho pensato è stata: “Chissà da quanto tempo mia moglie stava male per dover vivere questo sentimento di nascosto”. Provavo dispiacere per lei e paura per me, per dover dire addio a quel che avevo costruito fin lì». Dopo un mese in cui hanno messo in comune dubbi e domande, è stato lui a proporre la convivenza a tre, durante il lockdown. «L’amore è nato tra me e Nicole, ma vivendo insieme si è sviluppato in maniera paritaria anche con Filippo» dice Camilla. «Per i primi 8 mesi abbiamo condiviso anche la sessualità. Poi ho deciso di avere un’intimità con lui solo quando me la sento, senza forzature. Però non è cambiato l’amore, né i progetti futuri: vorremmo avere dei bambini, desideriamo tutti diventare genitori».

E quando penso alle obiezioni di chi è contrario alla stepchild adoption, l’adozione da parte dei genitori non biologici del figlio del partner, loro tre dal medesimo schermo raccontano: «Dopo il lavoro ci aspettiamo per cenare insieme. Dormiamo nello stesso letto, per le spese abbiamo una cassa comune e per le faccende domestiche siamo intercambiabili, a parte Nicole che odia portare giù la spazzatura». Una nuova, quotidiana ordinarietà.