Lo chiamano “no sex” ma non è un movimento e neppure un fenomeno, come l’etichetta farebbe pensare. L’astinenza sessuale può essere un momento della vita, un’esperienza che capita per periodi brevi o lunghi anche a persone giovani per una varietà infinita di motivi: la fine di una storia d’amore o un periodo di iperattività lavorativa, il calo di desiderio in una lunga relazione o il bisogno di concentrarsi su altro, passioni, amicizie, vita sociale. E a tutto si è aggiunta anche la pandemia che riduce le occasioni di incontro. In una società che fa del piacere uno status symbol, guardando come “normale” e invidiabile chi se la gode con uno o più partner, la mancanza di rapporti è ancora vissuta con vergogna da chi la prova e bollata come una sfiga da chi gli sta attorno.

«Non avrei mai pensato che ne avrei fatto a meno»

«Sono una donna di 36 anni che ama il sesso: non avrei mai pensato che ne avrei fatto a meno per 5 anni, arrivando alla scomparsa di ogni minimo desiderio, autoerotismo compreso» racconta la scrittrice francese Emmanuelle Richard, vincitrice nel 2016 del premio Marie Claire per il romanzo femminile, che per capirne di più ha deciso di «fare due chiacchiere con chi, come me, non ha fatto l’amore per molto tempo». Ne è nato un libro ricco di testimonianze e riflessioni, appena uscito per le edizioni Tlon, I corpi astinenti. Il sesso tra imposizione sociale e libertà, dove l’autrice confronta la sua esperienza intima con quella di 22 donne e 15 uomini di tutte le età che hanno accettato di aprirsi con lei. Lo fa con l’idea di smontare ogni stereotipo e stigma, e con la delicatezza di chi sa che «una sessualità rara o assente porta a essere percepiti come perdenti, ai margini del capitalismo della seduzione» continua l’autrice. «L’astinenza viene associata alla solitudine e alla sofferenza, ma non è affatto detto che lo sia: in 5 anni il mio rapporto con questa assenza non ha mai smesso di modificarsi. A volte è stato frustrante, altre rigenerante, altre ancora un’esigenza convertita in forza. Smettere di fare sesso può essere positivo o liberatorio, se è una scelta. Per dedicarsi a se stessi ripensando il modo di stare con un partner. Per evitare palliativi antisolitudine in attesa di una relazione appagante. E non significa, come tanti pensano, che la libido non esista più».

Per Emmanuelle è stata proprio la fine di una In 20 anni è raddoppiato il numero di chi non fa sessorelazione a segnare l’inizio del periodo “no sex”. «Mi è successo tra i 27 e i 28 anni: l’uomo con il quale stavo andando a vivere mi ha lasciata al telefono senza darmi spiegazioni. Un trauma per me: mi ero innamorata e sono entrata in depressione. Così è iniziato il tempo dell’astinenza, fino a quel momento impensabile: gli anni in cui scindevo piacere e sentimenti mi sembravano lontanissimi e la cosa più dura da sopportare è stata la mancanza di tenerezza, carezze e abbracci» continua Emmanuelle Richard. «Per i primi 6 mesi la mia libido si nutriva solo di assenza. Quando mi masturbavo provavo un piacere misto a collera, e ho smesso di farlo. Uscivo poco perché mi era insopportabile vedere in giro coppie che scambiavano effusioni. Mi ci è voluto un periodo di ricostruzione per riprendermi, chiudere un’esperienza che aveva lasciato tanti lividi. Dopo 2 anni ho di nuovo provato curiosità per qualcuno ma il puro scambio carnale non mi interessava più. Quasi per caso, andando da un osteopata e sentendo addosso le mani di un uomo, il bisogno di contatto è riemerso come uno tsunami, ma della scopata fine a se stessa fai a meno, se vuoi una relazione appagante non solo sessualmente. Solo al terzo anno ho scoperto di poter stare da sola, senza nessuno a cui pensare, e sentirmi bene. Da quando non mi accontento più di storie senza bellezza è cambiato tutto: la solitudine è diventata una scelta, l’autonomia è una gioia, la mancanza scompare. La porta è socchiusa alle possibilità e a molteplici futuri. La solitudine è la pace interiore, conquistata a fatica, la forza, la serenità. La cosa più preziosa, la più grande libertà che io abbia guadagnato».

Il bisogno di una sessualità legata all’amore

L’astinenza serve a ritrovare se stessi ma anche il desiderio, a recuperare l’autostima che rende visibili e desiderabili. Alle radici c’è, paradossalmente, proprio il bisogno di una sessualità legata all’amore. E vale anche per molti uomini, come rivelano le testimonianze raccolte nel libro.

Non fare sesso è una scelta. Per romanticismo come Patrick, dirigente 50enne che rifugge da ogni contatto per paura di soffrire come in passato. Per ragioni diverse come Antoine, 29enne, che una volta l’ha subìta dopo la fine di una storia e un’altra l’ha voluta e vissuta come una maturazione: «Quando si decide di rinunciare, si molla la presa e ci si ritrova in un luogo meraviglioso in cui ricaricare davvero le batterie ed esplorare se stessi». O ancora per aspettare la persona giusta come Cyril, 29enne pittore: «Rimpiango solo di aver messo il corpo in una specie di ripostiglio mentre potrei fargli fare tutto ciò che voglio».

I tabù condizionano al punto da non farci capire quanto la scelta possa dare forza. A raccontarlo nel libro è la 29enne Sèphora. «Prima tendevo a gettarmi tra le braccia del primo che mostrava interesse per me: soffrivo il fatto di stare sola e, più passava il tempo, più avevo paura di non sentirmi più a mio agio facendo l’amore. Col senno di poi ho capito che stavo rimettendo in discussione il mio modo di consumare il sesso, non volevo più farlo come prima. La pausa mi ha permesso di lavorare su di me, di analizzare il mio comportamento con gli uomini: non ero in grado di fare sesso con chi mi piaceva davvero perché il suo sguardo sul mio corpo mi faceva paura, temevo di sentirmi nuda in tutti i sensi. Ma l’ultima volta che l’ho fatto prima dell’astinenza mi sono detta che la successiva sarebbe stata con il mio compagno: non avevo più voglia di scindere sesso e sentimenti».

Unico rischio: se non è vista come una sfiga, la scelta “no sex” è ancora incomprensibile per molti. «Ci rende strani agli occhi degli altri» conclude Sèphora. «E se non siamo sicuri di noi stessi, possiamo finire per identificarci con quello che pensano loro».

IDENTIKIT DELLE NUOVE COPPIE BIANCHE

Si intitola I corpi astinenti. Il sesso tra imposizione sociale e libertà (edizioni Tlon) il saggio in cui la scrittrice francese Emmanuelle Richard analizza il fenomeno del no-sex. Secondo il rapporto Censis-Bayer del 2019 sui comportamenti sessuali degli italiani, sono 1,6 milioni i 18-40enni che non hanno mai fatto sesso, mentre l’astinenza è capitata almeno una volta a 13 milioni di persone con una durata media di 6 mesi. Tra i 18-40enni, circa 220.000 sono “coppie bianche”, cioè hanno relazioni affettive ma senza rapporti sessuali. Se però è cresciuta la percentuale di chi non fa sesso (dal 5,4% al 10,2% dei 18-40enni, con un boom di maschi passati dal 3% all’11,6%) chi lo pratica oggi lo fa più dei coetanei di 20 anni fa (44,1% tre volte alla settimana contro il 36,9% registrato a inizio 2000).