Snapchat, il social network nato 4 anni fa, è balzato in poco tempo in testa alle preferenze dei ragazzi: secondo un sondaggio dell’agenzia statunitense Piper Jaffray, il 2015 è stato l’anno in cui ha superato Facebook nella fascia d’età che va dai 13 ai 17 anni. E anche in Italia, come rivela una ricerca dell’università di Firenze, lo usa tutti i giorni il 28% degli adolescenti. «È immediato, veloce, non t’impegna e puoi sempre sapere chi viene a visitare il tuo account»: queste sono le altre ragioni indicate dal teenager interpellato da Business insider come punti di forza che rendono unico Snapchat. Ma come funziona?

Cos’è

Snapchat è una app che non gira attorno a un profilo come nei social classici, bensì a una storia: quella che ogni utente compone con lo smartphone utilizzando solo immagini e video della durata massima di 10 secondi, a cui si possono aggiungere brevi didascalie, grafiche fai-da-te ed emoji. «Snapchat ha restituito ai social network la loro dimensione originaria» spiega Michele Boroni, esperto in nuovi media della rivista tecnologica Wired. «Ovvero un tipo di comunicazione più disinibita e superficiale, ma non nell’accezione negativa della parola. È un luogo ludico e innocuo a differenza di piattaforme come Facebook e Twitter, più legate alla parola scritta e al dibattito collettivo. Per questo piace tanto ai ragazzi: li fa sentire più liberi di esprimersi, senza sforzarsi di apparire quello che non sono».

Quanto dura

Un’altra caratteristica di Snapchat è la sua natura effimera: ogni video o foto postata nella propria storia quotidiana ha un tempo di vita di 24 ore, al termine del quale si autodistrugge non lasciando più traccia. «Questa applicazione nasce non a caso dalla brillante intuizione dei suoi due inventori, Evan Spiegel e Bobby Murphy, oggi 25enni» spiega l’esperto. «Osservando amici e conoscenti, che spesso ripulivano i loro account Facebook o Twitter da contenuti che sarebbero potuti risultare sconvenienti per la loro immagine scolastica o professionale, hanno pensato bene di creare un luogo dove tutto scompare dopo una breve durata. In fondo, i social sono nati proprio per raccontare quello che stai facendo o pensando in questo momento. E così anche i futuri colloqui di lavoro sono al sicuro».