Che tenerezza i miei studenti, senza giga né pc

  • 14 04 2020

Tanta fatica e tanto impegno nella didattica a distanza, da entrambe le parti: la professoressa Nicodemi entra nelle case dei suoi ragazzi in punta di piedi, e i suoi studenti le chiedono di fare lezione anche il primo giorno delle vacanze di Pasqua. Per sentirsi vicini, per ritrovarsi, per essere ascoltati, anche se in tanti non hanno il pc e si cavano gli occhi sul cellulare. E qualcuno lavora al posto di un genitore

Nonostante le difficoltà e la fatica, che soddisfazione in questa didattica a distanza. Una, tra le tante: i miei studenti mi hanno chiesto di fare lezione anche il primo giorno delle vacanze di Pasqua. Sono soli, spauriti, hanno bisogno di vedersi e di un confronto. Sentono in me una persona, prima ancora che una docente, capace di ascoltarli e dialogare con loro. Ne sono felice perché io sono una sostenitrice delle “lezioni partecipate” dove tutti sono coinvolti e l’insegnante non è sola sul palcoscenico.

Oggi poi, più che mai, occorre empatia. A scuola sono la referente per i programmi interculturali e nel mio istituto sono presenti 40 nazionalità diverse. Io stessa, in classe, ho il mondo. Ora me lo ritrovo, via video, in casa. Ci sono ovviamente dei grandi ostacoli tecnici. Una studentessa non può fare video-chiamate; allora quando l’ho interrogata ho messo il vivavoce al mio cellulare, perché gli altri almeno potessero sentirla. Un’altra mi ha spiegato che non aveva potuto vedere il film su Pirandello che avevo assegnato in visione e fare il questionario perché “ho finito i giga”. L’ho tranquillizzata, dicendole che avrebbe potuto leggere il libro. E a proposito di Pirandello, mentre interrogavo una studentessa mi sono accorta che stava leggendo le risposte dal libro e mi sono messa a ridere. È intervenuta una sua compagna e ha detto: «La prof non può mettere le maschere come Pirandello». Al che ho commentato: «Sto interrogando in storia, ma a te metto un più in italiano».

Fare video-lezioni significa entrare in casa di questi ragazzi, occorre farlo in punta di piedi. Vedo da giorni alle spalle di uno di loro una pila di panni ammonticchiati sul letto. Gli chiedo perché ci sia tanto disordine, mi spiega che lui ora è da solo e non sa fare le lavatrici. Mi dice anche che ha lavato le scale del suo condominio. Gli domando il motivo. «Perché mia mamma è la portinaia, ora è bloccata in un’altra città e la sostituisco io». Di questi ragazzi vedo la fatica, l’impegno. Molti non hanno il pc e si stanno cavando gli occhi sul cellulare. Quando c'è un pc in casa, spesso è condiviso dall'intera famiglia. Ci tengo a dire che non è vero che aspirano solo al 6 politico, si stanno impegnando con coscienza spesso superiore a quella dimostrata in classe.

Sono napoletana e tutti gli anni a Pasqua porto ai miei studenti la pastiera, quest’anno non si può. A quelli che faranno la maturità ho promesso: «Ci si ritrova a ottobre, per un aperitivo, a festeggiare».

(Gabriella Nicodemi, docente di un istituto tecnico)

#lenostrevitesospese

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