Taglio dei parlamentari: i pro e i contro

10 10 2019 di Ernesto Brambilla

Il tanto discusso taglio dei parlamentari è stato approvato: ora è legge. Ecco, nel dettaglio, di cosa si tratta e i pro e i contro della riforma

Il taglio dei parlamentari, dai 915 attuali tra Camera e Senato a 600, è una riforma fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e che ha ora l'ok anche del nuovo alleato, il Partito Democratico. Sarà effettivo con il primo scioglimento delle Camere e le nuove elezioni.

La sforbiciata alle poltrone è molto discussa, tra chi ritiene rappresenti un significativo taglio di spesa e chi, invece, la considera solo "facciata", per di più dannosa rispetto ai meccanismi legislativi del nostro Paese. Vediamo, nel dettaglio, di cosa si tratta e i pro e i contro della riforma.

Taglio dei parlamentari: a che punto siamo

La Camera, la scorsa settimana, ha approvato la riforma con 553 voti a favore, 14 no e due astenuti. Era la quarta lettura del disegno di legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Trattandosi di una possibile modifica alla Costituzione, una legge come questa ha un iter "rafforzato" e deve superare, appunto, due passaggi al Senato e due alla Camera. È uscita indenne da questo quadruplo esame, ma ora ci sono tre mesi di tempo perché si possa chiedere un referendum confermativo, una chiamata alle urne per lasciare l'ultima parola ai cittadini con un voto secco: sì o no. Possono chiedere il voto popolare un quinto dei componenti di uno dei rami del Parlamento, cinque Consigli regionali o 500mila elettori.

A quanto ammonta il taglio

Se ciò non avvenisse, alle prossime elezioni dovremmo eleggere non 600 deputati e 315 senatori, ma solo 400 deputati e 200 senatori - con non più di 5 nominati a vita. Cosa significa in termini di rappresentanza, cioè di numero di cittadini rappresentati da un singolo eletto? Scenderemmo dall'attuale 1/64 mila a 1/101 mila. Un parlamentare eletto ogni 101 mila cittadini (il calcolo è fatto sulla base dei 60,4 milioni di italiani stimati da Eurostat, 2018). Ci collocheremmo comunque ancora meglio (o peggio, dipende dal punto di vista) di Germania, Francia, Olanda e Regno Unito, quasi tutti Paesi con rapporto di rappresentanza intorno a 1/115 mila.

Pro: si risparmia, ma quanto?

Chi difende il taglio delle poltrone punta tutto sul risparmio di stipendi e spese legate ai parlamentari tagliati. Il ministro Luigi Di Maio ha più volte sostenuto che il taglio garantirà un risparmio di circa 500 milioni di euro a legislatura, dunque 100 milioni l'anno circa.

L'Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto dall'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, ha fatto i conti: considerando gli stipendi in meno da pagare al netto e non al lordo (imposte e contributi sono pagati dai parlamentari allo Stato stesso, quindi "tornano indietro"), il risparmio annuo diventa di 37 milioni per la Camera e 20 milioni per il Senato, complessivamente 57 milioni all’anno e 285 milioni a legislatura. Ossia, lo 0,007% della spesa pubblica italiana. Altre stime, ottenute considerando le spese indicate nei bilanci delle due camere, parlano di 80 milioni l'anno circa. Ma siamo sempre nel campo degli "0,0 virgola".

Contro: il processo legislativo

La più significativa critica alla riforma riguarda il tema del bicameralismo perfetto. Avremo ancora, nonostante il famigerato taglio, due camere con le stesse funzioni. E saremo l'unico Paese europeo in questa condizione. Altre strade non sono state battute - come l'abolizione di una camera o la trasformazione del Senato in una "stanza" di rappresentanza regionale con pochi membri. Si sarebbe tagliato comunque, migliorando intanto il processo di formazione e approvazione delle leggi.

C'è poi il tema della rappresentanza dei singoli territori: per il doppio effetto della conformazione dei collegi elettorali, del taglio delle poltrone e del mix di maggioritario e proporzionale previsto dalla legge elettorale, alcune aree potrebbero sentirsi penalizzate più di altre. Nelle regioni più piccole potrebbero essere avvantaggiati i partiti più grandi e più in difficoltà a farsi eleggere quelli più piccoli.

I prossimi passi

I partiti di maggioranza lo sanno bene, e nell'iter delle riforme da discutere nei prossimi mesi e collegate al taglio ci sono proprio questi correttivi: voto ai 18enni anche per il Senato, modifiche alla platea che elegge il Presidente della Repubblica, nuova legge elettorale e ridisegno dei collegi. È lì che si giocherà la vera partita politica.

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