Aggiornamento al 7 agosto 2020:

Il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta a qualsiasi persona o azienda statunitense di avere rapporti commerciali con la società cinese ByteDance, proprietaria di TikTok. L’ordine esecutivo entrerà in vigore entro 45 giorni, e obbligherà ByteDance ad accelerare la vendita di TikTok a Microsoft. Trump ha anche vietato rapporti commerciali e transazioni tramite WeChat, un sistema di messaggistica molto popolare in Cina, di proprietà della società Tencent. Anche in questo caso l’ordine entrerà in vigore entro 45 giorni.

Mentre le critiche per la gestione della pandemia si fanno sempre più aspre, Donald Trump ritorna a cavalcare uno dei suoi cavalli di battaglia: la guerra a TikTok e, di conseguenza, alla Cina. Già verso la fine dello scorso anno, infatti, il presidente americano e la sua amministrazione avevano espresso preoccupazione nei confronti della popolarissima app di microvideo, di proprietà della cinese ByteDance. Alcuni senatori repubblicani avevano infatti sollevato la questione della privacy, insinuando che TikTok raccogliesse indiscriminatamente i dati dei suoi giovani utenti per poi passarli «al governo comunista cinese». Sembrerebbe una teoria complottista, ma l’opposizione a  TikTok riflette bene il clima di diffidenza che oggi circonda le grandi aziende del tech, le stesse che fino a qualche anno fa erano osannate come portatrici di nuovi modelli di comunicazione fra le persone e che oggi finiscono a testimoniare di fronte al Congresso.

Lo scorso novembre, al New York Times, il co-fondatore dell’app Alex Zhu aveva dovuto ribadire che TikTok «non censura i video che non piacciono alla Cina. E no, non condivide i dati degli utenti con la Cina, né con la sua società madre con sede a Pechino. Tutti i dati sugli utenti TikTok in tutto il mondo sono archiviati in Virginia, negli Stati Uniti, con un server di backup a Singapore». Il successo mondiale è arrivato dopo l’acquisizione, nel 2017, dell’app americana musical.ly per un miliardo di dollari: oggi l’app conta 800 milioni di utenti attivi, è stata scaricata oltre due miliardi di volte ed è stata valuta circa 50 miliardi di dollari. 

Perché l’app è sotto scrutinio 

La Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS) ha sollevato dei dubbi in riferimento alla sicurezza dei dati personali gestiti dalla piattaforma cinese e cavalcando questa nuova “guerra fredda tecnologica”, come la chiamano gli analisti, il segretario di stato Mike Pompeo ha recentemente paventato un bando delle app cinesi, TikTok compresa, mentre Trump ha detto che il decreto di sospensione sarebbe già pronto. Queste dichiarazioni hanno scatenato accese reazioni (alcune piuttosto divertenti) da parte degli utenti del social, che sono perlopiù teenager. Nell’ultimo periodo, d’altra parte, si è parlato molto di come si muovono i giovani attivisti sulla piattaforma, che è stata luogo di mobilitazioni di massa in supporto a cause come quella di Black Lives Matter.

Gli Stati Uniti, comunque, non sono gli unici a monitorare TikTok da vicino: l’Unione Europea, tramite l’European Data Protection Board (Edpb), ha recentemente istituito una task force per investigare sulla conformità delle pratiche della piattaforma alle norme previste dal Gdpr, mentre l’India ha già messo al bando l’app, come prova di forza nei confronti della Cina. Dan Wang, analista tecnologico di Gavekal Dragonomics, ha spiegato al Washington Post che – di fatto – il governo degli Stati Uniti non ha ancora prodotto delle «prove schiaccianti» per dimostrare come ByteDance avrebbe danneggiato la sicurezza nazionale, «ma è comunque difficile per l’app (e per qualsiasi altra azienda tecnologica cinese) dimostrare che può essere indipendente da Pechino. In un’altra epoca, o con un altro Paese, queste preoccupazioni avrebbero potuto essere gestibili, ma le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono nel punto peggiore degli ultimi decenni», ha concluso l’esperto.

Come potrebbe avvenire il bando e l’ipotesi Microsoft

Se il decreto minacciato da Trump dovesse entrare in vigore, il divieto di utilizzo di TikTok potrebbe concretizzarsi in diversi modi. Dopo aver inserito ByteDance tra le aziende della cosiddetta “lista nera” del Dipartimento del commercio statunitense, Apple e Google dovrebbero eliminare l’app dai loro rispettivi store, cosa che hanno fatto spesso in Cina con app sgradite al governo di Pechino, impedendone così nuovi download, mentre per quelli già effettuati si pensa di bloccare i nuovi aggiornamenti o la ricezione di notifiche. In alternativa, il governo americano potrebbe chiedere ad Apple e Google di impedire il lancio dell’applicazione, utilizzando uno strumento chiamato Kill Switch, cosa che i due giganti del tech vorrebbero evitare perché significherebbe agire direttamente sugli smartphone dei loro utenti. Infine c’è l’opzione scelta dall’India: intervenire sui provider locali, chiedendo loro di bloccare l’accesso al server di TikTok e dunque oscurando i video caricati.

Intanto, come riporta il New York Times, sarebbe in corso una trattativa tra Microsoft e ByteDance per l’acquisizione di TikTok, ipotesi che vede il presidente Trump «fortemente contrario». Della trattativa, comunque, si sa poco e nulla, se non che potrebbe cambiare di molto gli attuali equilibri della Silicon Valley. Microsoft, infatti, è rimasta storicamente indietro nella gara dei social, e l’acquisizione di TikTok, che oggi è la piattaforma più popolare fra i giovanissimi e sta spingendo gli altri player a copiarla, potrebbe dare filo da torcere a Facebook e Instagram di Mark Zuckerberg.