Nella vita di ogni bambina e bambino c’è un momento in cui il mondo comincia a plasmarsi e a prendere forma attraverso i gesti, gli esempi e le parole. Ed è proprio lì che nascono anche gli stereotipi: passano dai giochi (bambole e cucine per lei, costruzioni e macchinine per lui), dalle frasi degli adulti («Ma che bella principessa», «Che ometto forte»), fino ai modelli che si incontrano – per fortuna sempre meno – nei cartoni animati, nei libri e nelle favole, dove i personaggi maschili agiscono e combattono e quelli femminili, nella maggior parte dei casi, aspettano. Infine, ed è forse la parte più importante, nei ruoli osservati in famiglia, con madri sempre presenti nell’organizzazione e nella cura e padri più impegnati sul lavoro.

Ma c’è una buona notizia: gli stereotipi possono essere messi in discussione. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce e si rafforza “La scuola in gioco: il potere di essere”, progetto di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza supportato da Sinergika, l’offerta di fornitura luce e gas di Dolomiti Energia, che ha l’obiettivo non solo di sensibilizzare, ma anche di realizzare un vero e proprio investimento educativo “a lungo termine”, intervenendo nella fascia d’età tra i 4 e i 7 anni per promuovere relazioni fondate sul rispetto e sulla valorizzazione delle differenze.

Educare fin da piccoli

Il cuore del progetto è la scuola, ma il suo raggio d’azione si estende a una rete molto più ampia: insegnanti, famiglie, centri antiviolenza. Questi ultimi – 6 realtà distribuite su tutto il territorio nazionale, da Alessandria a Catania – portano nelle classi competenze, strumenti e, soprattutto, un punto di vista concreto su che cosa significhi prevenire la violenza di genere (e non solo).

Il percorso si articola in più fasi. La prima è dedicata proprio alla formazione delle operatrici dei centri antiviolenza: 18 professioniste coinvolte in un training online per condividere metodologia, strumenti pedagogici e approccio educativo. La seconda fase è quella che entra nelle scuole, dove il progetto prende vita attraverso laboratori ed esperienze partecipative che aiutano bambine e bambini a riconoscere e decostruire modelli, a nominare le emozioni, a immaginare modi alternativi di relazionarsi con l’altro.

«In questi spazi vediamo spesso delle “prime volte”, cioè domande e riflessioni mai affrontate prima» osserva Stefania Campisi del Gruppo Prevenzione della rete D.i.Re. E i risultati sono concreti. «Il concetto di potere, ad esempio, prima delle attività era rappresentato quasi esclusivamente in chiave fantastica. Dopo il percorso, invece, emerge come “potere della gentilezza”, “potere della cura”, “potere di essere pensati”. È un salto qualitativo importante, che segna l’inizio di uno sviluppo del pensiero critico».

Parallelamente, le insegnanti acquisiscono strumenti per integrare questi temi nella didattica quotidiana. E qui si gioca una parte fondamentale dell’efficacia del progetto: «Il coinvolgimento delle insegnanti e degli insegnanti è il fattore determinante» sottolinea Campisi. «La formazione permette loro di riconoscere stereotipi interiorizzati e di osservare la classe con occhi nuovi. Cambiando le parole, le storie, le modalità di relazione. In questo modo si produrrà un impatto a lungo termine ogni volta che un’insegnante proporrà un ragionamento, sceglierà un libro illustrato o gestirà un conflitto in modo diverso da come avrebbe fatto prima».

Un’alleanza tra scuola, famiglie e territorio

Anche i numeri raccontano quest’impatto: 6 istituti coinvolti, 81 docenti formati, 52 classi attivate tra infanzia e primaria, per un totale di 754 alunne e alunni “intercettati”. A questo si aggiungono circa 600 ore di formazione e momenti di confronto con le famiglie, come un incontro realizzato a Catania.

Il coinvolgimento dei genitori, però, resta una sfida aperta. «La partecipazione viene sempre offerta, ma non sempre accolta» rileva Campisi. «Ed è un peccato, perché quando le famiglie partecipano il lavoro svolto a scuola ha una garanzia maggiore di riuscita. E permette di rendere visibile quello che succede in classe».

Ciò che emerge, alla fine, è un ribaltamento completo del paradigma: la prevenzione non più solo come risposta all’emergenza della violenza sulle donne, ma come (ri)costruzione vera e quotidiana di una cultura diversa. Che però richiede tempo, continuità e anche alleanze.

In questa direzione il ruolo di un’azienda partner come Dolomiti Energia è significativo. Sostenere un progetto di questo tipo significa andare oltre la responsabilità sociale d’impresa tradizionalmente intesa e contribuire attivamente, coinvolgendo anche i clienti, a un cambiamento che riguarda le relazioni, i diritti, le opportunità. E che, in sostanza, investe sul futuro.

«Per Dolomiti Energia la responsabilità sociale d’impresa rappresenta un impegno concreto nel promuovere uno sviluppo sostenibile che includa anche la dimensione sociale e culturale» spiega Silvia Arlanch, Presidente di Dolomiti Energia. «In questo senso, sostenere un progetto come “La scuola in gioco” significa contribuire a un percorso di trasformazione che interviene alla radice delle disuguaglianze, favorendo fin dall’infanzia la costruzione di relazioni basate sul rispetto e sulle pari opportunità».

I clienti possono essere parte attiva attivando per la propria casa una fornitura di luce e gas Sinergika e scegliendo il progetto di D.i.Re: ogni anno, senza costi aggiuntivi in bolletta, ogni utenza attiva genera un contributo di 10 euro che l’azienda versa a favore del progetto.

Investire sul futuro

Lavorare con i più piccoli significa agire prima che gli stereotipi si radichino e che le disuguaglianze attecchiscano. E offrire sin dal principio degli strumenti con cui leggere il mondo attraverso uno sguardo più libero e consapevole.

La sfida, oggi, per il progetto “La scuola in gioco” (e non solo) è poter dare continuità a esperienze formative di questo tipo. «Le richieste di approfondimento da parte delle scuole sono numerose e indicano chiaramente che esiste una domanda concreta» conclude Campisi. «Il nostro obiettivo è ampliare la formazione e integrare questi percorsi in maniera stabile nella programmazione scolastica. Per farlo, però, servono il supporto delle istituzioni e finanziamenti continuativi».

Per contribuire vai su dolomitienergia.it/sinergika, chiama il numero verde 800.814.634 o rivolgiti ai Dolomiti Energy Point più vicini a te.