Barak Obama con le figlie

E ora tutti si dichiarano femministi

La prima cosa che viene in mente quando uno dice “femminista” è una scontrosa signora di mezza età con i capelli corti brizzolati e le mammelle scese fino al malleolo che serve pasta scotta in un centro sociale. Questo stereotipo ha fatto il suo tempo. Il nuovo portabandiera del femminismo è maschio, celebre e bello. Talmente cool che, nonostante tutti i suoi impegni, gli avanza anche del tempo per sostenere le cause altrui.

IL VENTO STA CAMBIANDO

La maggior parte dei femministi sono sex symbol hollywoodiani o intellettuali à la page: i divi Mark Ruffalo e Ryan Gosling, il premier canadese Justin Trudeau, il Dalai Lama, per citarne alcuni. Perfino il presidente Usa Barack Obama si è appena dichiarato «femminista militante»: pensando alle sue figlie e ai progressi degli ultimi 50 anni, ha detto che il vento sta cambiando e che «è un bel momento per essere donne». Ha ragione. Anche se il vento che spira alla Casa Bianca e il vento che spira a Trapani non sono proprio lo stesso vento.

In Nepal, pure il principe Harry ha tenuto un discorso sui pari diritti: parlando delle spose bambine, costrette a lasciare gli studi per entrare in un circolo vizioso di abusi e povertà, ha detto che l’istruzione per le donne rappresenta il primo passo verso l’uguaglianza.

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1 di 7 - Mark Ruffalo
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2 di 7 - Ryan Gosling
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3 di 7 - Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau e il presidente Usa Barak Obama
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4 di 7 - Il Dalai Lama
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5 di 7 - Il principe Harry
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6 di 7 - Harry Styles
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7 di 7 - Daniel Craig

O SONO SOLO BELLE PAROLE?

Su Wikipedia c’è un’intera pagina dedicata ai “male feminists”, i femministi maschi, e l’elenco di nomi è davvero impressionante: dallo 007 Daniel Craig al politico inglese Nick Clegg, dal Nobel per l’economia Amartya Sen al cantante degli One Direction Harry Styles.

«Non apprezzo che gli uomini usino per se stessi l’etichetta di femministi», commenta la sociologa Finn Mackay (o il sociologo Finn Mackay, perché dalla foto non sono sicura che sia femmina: ma in un’ottica di pari opportunità, che importa?). E spiega la sua idea facendo l’esempio di chi, impegnato nella lotta al razzismo, non per questo pretende di sapere cosa significhi davvero appartenere a una minoranza etnica. Insomma, gli uomini si sono presi tutto: che ci lascino almeno il femminismo.

Tra l’altro, tolte le belle dichiarazioni, non è chiaro cosa facciano questi nuovi femministi, sul piano concreto, a parte non inveire contro la moglie se la minestra è insipida (molto gentili) e cambiare un pannolino ogni tanto. E per inciso: finché cambiare un pannolino è una notizia, la parità è ancora lontana. Forse costoro pensano che da femministi avranno più successo con le donne. Oppure, peggio ancora: i femministi sono più popolari delle femministe perché, come sempre, i maschi hanno più potere delle femmine. Diamine!

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