La meningite torna a colpire e a fare paura, da un estremo all’altro della penisola. A Reggio Calabria è morta una ragazza di 16 anni. Nella zona del basso lago d’Iseo, dove sono in corso vaccinazioni a tappeto e dove sta montando la preoccupazione, in poco più di un mese sono stati registrati 5 casi, 2 dei quali letali.

Sembrava una malattia antica, debellata. E invece è di stretta attualità, allarma, spinge a interrogarsi e a informarsi. A Bergamo, per seguire direttamente la situazione e confrontarsi con i referenti locali e della Regione Lombardia, è arrivato il professor Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. Ed è a lui che chiediamo di rispondere alle domande che in molti si stanno ponendo. Altre informazioni di base, da lui richiamate, si trovano nel portale del ministero della Salute (salute.gov.it) e nei siti delle singole regioni.

La vaccinazione, ripete il superesperto, è lo strumento più efficace per prevenire il contagio e il diffondersi della malattia.

Che cos’è la meningite?

«È un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, le meningi. Può essere provocata da una causa infettiva, cioè da virus, oppure batteri, funghi o miceti. Ma esistono anche forme non infettive, ad esempio dovute a farmaci. Quella virale, chiamata anche meningite asettica, è la forma più comune. Di solito non ha conseguenze pesanti e si risolve in 7-10 giorni. La forma batterica, invece, è più rara, ma è molto più grave e può anche portare alla morte. La meningite da funghi o miceti si manifesta soprattutto in persone con deficit della risposta immunitaria e può rappresentare un pericolo per la vita».

Che cosa provoca le forme infettive?

«I batteri più temuti, sebbene non siano i più frequenti, sono i meningococchi. Ne esistono diversi tipi. Quelli che provocano la meningite nell’uomo sono i sierogruppi A, B, C, Y, W135 e, meno diffusamente, l’X. In Italia e in Europa B e C sono i più ricorrenti. Poi abbiamo lo pneumococco e l’emofilo B. Gli agenti virali più comuni sono l’herpesvirus, l’enterovirus, il virus dell’influenza. Tra Bergamo e Brescia – esemplifica Rezza – in quattro pazienti la meningite è stata provocata dal meningococco C e in uno dal meningococco B».

Come si trasmette?

«La malattia si trasmette da persona a persona per via respiratoria, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni nasali, che possono essere disperse con la tosse, gli starnuti o mentre si parla. Può succedere quando c’è un contatto stretto e prolungato con il soggetto infetto o ci si trova in ambienti molto affollati. La propagazione dell’agente patogeno generalmente non supera il raggio di due metri dalla fonte. Essere esposti non comporta necessariamente lo sviluppo della malattia. Per molti agenti patogeni è frequente lo stato di portatore sano, cioè di un individuo con questi batteri nella faringe, senza alcuna sintomatologia e senza un aumentato rischio di ammalarsi».

Quali sono i sintomi?

«I primi sintomi possono essere generici: sonnolenza, cefalea, inappetenza. In genere dopo 2-3 giorni peggiorano e compaiono nausea e vomito, febbre, pallore, fotosensibilità. Segni tipici sono la rigidità della nuca e quella all’estensione delle gambe. Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti. Possono essere indicativi pianto continuo, irritabilità, sonnolenza al di sopra della norma e scarso appetito. A volte si nota l’ingrossamento della testa, soprattutto nei punti non ancora saldati completamente, le fontanelle».

Quali sono le fasce d’età più a rischio?

«A rischio più elevato sono i bambini più piccoli, con meno di 5 anni, e gli anziani. Per quanto riguarda il sierogruppo B, la maggior parte dei casi si concentra al di sotto dell’anno di età».

Come si previene la meningite?

«La vaccinazione – ribadisce il dirigente dell’Istituto superiore di sanità – è lo strumento più efficace per la prevenzione della meningite batterica. In Italia sono disponibili diversi vaccini. Quelli antimeningococco sono tre: il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (che è quello utilizzato più di frequente e protegge solo dal sierogruppo C), il vaccino coniugato tetravalente (che protegge dai sierogruppi A, C, W e Y) e il vaccino contro il meningococco di sierogruppo B (che protegge esclusivamente contro questo sierogruppo). Altri vaccini contro forme batteriche di meningite sono quelli contro l’emofilo e lo pneumococco”.

Quali sono le vaccinazioni gratuite e quali si pagano?

Risponde sempre il professor Rezza: «Alcuni vaccini sono raccomandati, cioè fortemente consigliati ma non obbligatori, e vengono offerti gratuitamente in tutto il territorio nazionale. Si tratta di quelle contro il meningococco B per i bimbi nel primo anno di vita, quella contro il meningococco C dal 13esimo mese in avanti e per gli adolescenti. Anche quella anti emofilo B e quella antipneumococco sono raccomandate e gratuite per i bambini fino ai 12 mesi. Il vaccino tetravalente coniugato anti meningococco A, C, W, Y è consigliato – e gratuito – per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli. Dovrebbero vaccinarsi – ma a spese loro – anche le persone a rischio perché affette da alcune patologie: talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite. Lo stesso vale in presenza di particolari condizioni, per esempio nel caso di ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori o quando si ha in programma una vacanza o una trasferta di lavoro in quelle regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, a cominciare da alcune zone dell’Africa. Queste persone – precisa ancora l’esperto – sono tenuti a pagare il vaccino di tasca loro».

I casi particolari di vaccinazioni di massa

Quando i casi si moltiplicano in una stessa zona, come sta succedendo nella Bergamasca e nella parte confinante della provincia di Brescia, vengono pianificati interventi mirati, con vaccinazioni di massa a carico del sistema sanitario pubblico e profilassi a tappeto. «A seguito dei casi di infezione registrati nella stessa zona – spiegano dall’assessorato lombardo alla Sanità – abbiamo deciso di mettere in campo un’azione strategica articolata. È stata ampliata l’offerta vaccinale gratuita per i cittadini fino a 60 anni» e sono stati aperti ambulatori straordinari, all’interno di scuole e di altre strutture. Anche in passato le dosi di vaccino state fornite gratuitamente in situazioni particolari, contingenti. L’Asl di Reggio Emilia, ad esempio, nel 2015 ha donato la vaccinazione a ragazzi e adulti costretti ad andare in Toscana, dove i casi di meningite erano aumentati, per ragioni di studio o motivi professionali.

Il costo, per chi deve sobbarcarsi la spesa, non è irrilevante. «I prezzi del vaccino – stando al sito money.it – possono variare da regione a regione, ma in linea di massima quello contro il meningococco B costa 146 euro a dose (servono due dosi, quindi quasi 300 euro in tutto), mentre il vaccino contro il meningococco di tipo C in media è venduto a 70 euro circa».

Quanto dura l’effetto della copertura vaccinale?

«La durata della protezione dipende dal tipo di vaccino e dall’età a cui la dose viene somministrata. Mentre alcuni vaccini (come quello contro l’epatite B) danno una copertura per l’intera vita, per altri (tipo quelli contro difterite e tetano) sono raccomandati richiami decennali. Riguardo ai vaccini anti meningococcici, nel Piano nazionale prevenzione vaccinale è stata inserita una dose di richiamo nell’adolescenza, per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione».

E per gli adulti non vaccinati nell’infanzia?

«La vaccinazione negli adulti non è raccomandata, a meno che non siano presenti i fattori di rischio già citati (per esempio malattie croniche e immunodeficienza) o condizioni particolari (viaggi in zone a rischio). In caso di dubbi, o di timori, il consiglio è di rivolgersi alla Asl di rifermento, al medico di famiglia o al pediatra di base».

Quali sono le misure di profilassi da adottare?

«Per prima cosa è necessario identificare l’agente patogeno coinvolto, per scegliere le misure più adeguate. Occorre identificare i conviventi e le persone che hanno avuto contatti stretti con l’ammalato nei 10 giorni che hanno preceduto, da sottoporre a terapia farmacologica o a sorveglianza sanitaria. Se dall’ultimo contatto sono passati più di 10 giorni, il tempo massimo di incubazione della malattia, i soggetti esposti non sono più considerati a rischio».

Come si cura chi prende la meningite?

«La meningite batterica viene trattata con antibiotici. La cura è più efficace se il ceppo responsabile dell’infezione viene caratterizzato e identificato e si interviene tempestivamente. Nel caso di meningiti virali, invece, la somministrazione di antibiotici non è appropriata. Però la malattia è meno grave e i sintomi si risolvono di solito nel corso di una settimana, senza necessità di alcuna terapia specifica, ma solo di supporto».