Correre a 20, 30, 40, 50 e 60 anni

02 04 2019 di Eleonora Lorusso
Credits: Shutterstock

La corsa e la camminata veloce hanno effetti positivi a ogni età, sia sul fisico che sulla mente. Ecco benefici e obiettivi

La premessa è che la corsa e la camminata veloce fanno bene a tutte le età, se praticate con la dovuta progressione e a ritmi equilibrati. Ma la novità è che la donne possono contare su “un’arma” in più: “Diversi studi hanno mostrato come, rispetto ai corridori maschi, le donne risultano particolarmente forti nelle discipline di endurance, che prevedono lunghe distanze. È una sorpresa relativamente recente: fino a qualche tempo fa, al contrario, si riteneva persino che non fossero in grado di correre su percorsi particolarmente impegnativi. Oggi, invece, si scopre che l’effetto delle endorfine rilasciate con la corsa - gli ormoni del ‘buon umore’ - è più potente sulle donne rispetto agli uomini. È come se la corsa fosse un oppiaceo naturale e avesse un effetto drogante maggiore sulle runner” spiega Daniele Vecchioni, ironman, coach e autore del libro Correre naturale (Sperling&Kupfer), che ha dato nome anche al sito specializzato nel mondo della corsa.

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L’età non è un limite

La corsa può avere grandi benefici senza limiti di età: è sufficiente calibrare i propri obiettivi per ottenere effetti positivi diversi nelle differenti “stagioni” della vita “soprattutto dal punto di vista psicologico, ma non solo. Nella società in cui viviamo, in cui si allungano l’età e la qualità della vita, a 50 anni si può vivere come se si fosse 30 o 40enni, anche grazie alla corsa: è uno strumento che, se usato correttamente, permette di sentirsi biologicamente più giovane e di ottenere prestazioni anche pari a quelle di un 20enne, oppure semplicemente di mantenersi in forma, stare bene e allungare la vita in modo sostenibile. Certo occorre cambiare atteggiamento, ad esempio imparando ad ascoltare meglio il proprio corpo per evitare infortuni, magari senza intestardirsi nella ricerca spasmodica di risultati per noi irrealistici” spiega l’esperto.

“In generale va detto che mentre le distanze corte, quelle sprint, sono più adatte ai più giovani, col passare gli anni la lunghezza delle distanze premia anche i più maturi: ad esempio, un 60enne o una 60enne hanno le stesse probabilità di vincere un'ultramaratona rispetto a un 20enne, perché subentra una capacità maggiore di gestire il risparmio energetico. A livello muscolare, poi, mentre da giovani si può contare, ad esempio, su tendini più elastici che favoriscono distanze sprint, man mano che passano gli anni aumenta il rischio di infortuni. Nell’endurance, invece, l’impianto muscolare non solo viene mantenuto intatto, ma può anche migliorare” spiega Vecchioni.

Vediamo allora quali benefici trarre dalla corsa a seconda delle età.

A 20 anni

“A 20 anni la corsa viene vissuta soprattutto come momento di sfogo per liberare le energie in eccesso. È la tipica età nella quale si è alla ricerca di un risultato concreto, ci si può porre degli obiettivi - anche ambiziosi - e la corsa è un modo per raggiungere e superare i propri limiti. Le distanze più consigliate sono quelle brevi, come 3 mila metri, 5 o 10 km, nelle quali si può contare su un fisico più giovane e scattante” consiglia Daniele Vecchioni.

A 30 anni

“Si tratta per molte donne e uomini di un’età di passaggio verso una maggiore maturità. Per tanti coincide con la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro, che magari comporta anche un cambio di città, frequentazioni, ecc. La corsa può aiutare perché si può ‘portare dietro’ ovunque e permette di mantenere una certa routine pur nel cambiamento. Rimane una valvola di sfogo naturale e ha il vantaggio di non pesare sul portafoglio: non servono costosi abbonamenti in palestra, in una fase della vita nella quale magari ci si deve ancora affermare professionalmente ed economicamente. Bastano un paio di scarpe e la voglia di correre. È anche un periodo nel quale si possono aumentare le distanze, se ci si allena con costanza, magari puntando alle mezze maratone” spiega l’ultrarunner.

A 40 anni

Per tutti e in particolare per le donne si entra in una nuova fase della vita. “Per molte è il momento nel quale si scopre di essersi lasciate un po’ andare, per aver seguito maggiormente il lavoro, la famiglia o semplicemente i tantissimi impegni. La corsa è un ottimo strumento per ripartire e ritrovare quella giovinezza che si era lasciata alle spalle, oltreché per ritrovare se stessi, rimettendosi in movimento e scoprendo sensazioni nuove. La corsa ha anche un risvolto sociale, perché essere runner dà una sorta di ruolo, spesso permette di entrare in un gruppo, conoscere persone nuove con le quali condividere una passione e molti momenti piacevoli” spiega l’esperto.

A 50 anni

È tradizionalmente l’età della menopausa, quella in cui la corsa può diventare un modo per non invecchiare: “Se a 50 anni posso permettermi di correre e confrontarmi con persone di 10/20/30 anni in meno, è come se potessi fermare il tempo. La corsa diventa una specie di macchina del tempo, anche perché tra una 40enne e una 50enne che corrono potrei tranquillamente non trovare differenze, anche nelle performance che sono in grado di raggiungere” dice l’esperto. A ciò si aggiungano i benefici prettamente fisici dell’attività, come il fatto di tenere sotto controllo il peso (che tende ad aumentare per il rallentamento del metabolismo), la pressione, il colesterolo, di raggiungere una migliore ossigenazione e mantenere un certo tono muscolare e osseo.

A 60 anni

“Per le 60enni la corsa è uno strumento per invecchiare bene, è ciò che permette di non diventare anziano nel senso di iniziare a condurre una vita meno attiva e sedentaria, più isolata e solitaria. Correre o camminare consente di restare liberi di muoversi. Oggi un 60enne è molto più attivo di un tempo e a livello sociale gode di una considerazione differente: se può correre, può anche viaggiare o studiare, se vuole. Insomma, è molto distante dal cliché del pensionato di una volta e può persino vivere una seconda vita, mantenendo in forma fisico e cervello”- spiega Vecchioni - “Naturalmente i ritmi della corsa cambiano, ma se non si parte da zero, le distanze possono persino aumentare”. In alternativa la camminata veloce permette di ottenere gli stessi benefici, con minor impatto.

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