Torna la voglia di matrimonio

06 12 2019 di Ester Viola
Credits: Stocksy

Sì, scommettiamo ancora sull’amore. Sì, andiamo all’altare ogni anno un po’ di più: nel 2018, si è registrato un aumento di 4.500 celebrazioni, tra civili e religiose. Ma è una notizia buona a metà

Sì, scommettiamo ancora sull’amore. Sì, andiamo all’altare ogni anno un po’ di più: nel 2018, si è registrato un aumento di 4.500 celebrazioni, tra civili e religiose. Ma è una notizia buona a metà

Cos’è successo: un miracolo statistico. L’Istat dice che sono aumentati i matrimoni. In totale lo scorso anno ne sono stati celebrati 195.778, all’incirca 4.500 in più rispetto al 2017.

Perché dovrebbe importarcene qualcosa: perché nel frattempo aumentano anche le separazioni, ci si lascia sempre di più, quindi è un dato in controtendenza. Sono anni che ci dicono “siete rovinati”, in questa generazione più che mai. E in effetti hanno ragione, ci sta capitando di tutto: frenesia tecnologica, frana di certezze, mercato del lavoro incomprensibile, infedeltà fluida, nel senso che basta mettersi online mezz’ora e qualcuno per tradire lo trovi. Addirittura nemmeno sposarsi per interesse garantisce le stesse sicurezze di un tempo: in caso di divorzio, ha stabilito la Cassazione (decisione n.11504 del 10 maggio 2017) che il parametro di riferimento non è più quello del tenore di vita di cui si godeva durante il matrimonio, ma quello dell’autosufficienza. In termini non strettamente legali, i magistrati hanno avvertito: separatevi pure, ma il divorzio non è una rendita. È finita l’era dei mantenimenti milionari, chi lascia non è più costretto a pagare profumatamente chi è lasciato. Quindi soldi no, sicurezza no, a fare bene i conti è rimasto solo un motivo per sposarsi: amore. E pare che funzioni.

«Siamo davvero così fragili: ci serve ancora un documento firmato con cui una persona ci assicura che resterà per sempre»

Ma cominciamo con ordine. Perché ci si sposa ancora? Per gli stessi motivi di sempre. Darsi una struttura oggettiva. Il matrimonio è l’attestato ufficiale e reciproco di buona volontà di coppia. L’amore è la scommessa tutto-o-niente, il resto è conversazione. Perché come altro vuoi misurare i sentimenti se non con gli impegni che sei disposto a prendere? Quante sfumature del “ti amo” ci sono? Moltissime. Il matrimonio è il “ti amo” provato con i fatti, tutto qui. Sì, siamo davvero ancora così fragili. Ci serve un documento firmato con cui una persona ci assicura che resterà per sempre, ci serve eccome. La coppia è un possedimento, spiace ammetterlo. E il ragionamento è semplice: il matrimonio non è altro che il modo legale per non perdere chi ti piace, o di rallentargli la fuga. I sentimenti sono in fondo una vile questione di proprietà. Vi sembra un pensiero grettissimo? Prendetevela con il filosofo Platone, il cinico è lui (nell’accezione “che bada al pratico”). È così che si comporta l’amore. Ti deve stringere le catene. Non ragiona con la logica del “vai e sii felice”. È “tu devi essere felice, ma non vai da nessuna parte”. Il matrimonio è un grosso “tu resti qui”.

Postilla finale. Ho tenuto per ultimo il dato più importante dell’Istat. L’aumento dei matrimoni è in realtà determinato dalle percentuali cresciutissime delle seconde nozze (erano il 13,8% del totale nel 2008, salite al 19,9% nel 2018). Insomma le persone hanno cominciato a darsi la seconda possibilità sperando che non faccia statisticamente la fine della prima. Ditemi se non è la cosa più romantica di tutte, fidarsi di nuovo. Mi sposo di nuovo e resisterò, diventerò una persona migliore. La più bella dichiarazione d’amore che uno può fare a se stesso.

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