Parma, capitale italiana della cultura 2020

17 01 2020 di Alessia Cogliati
<p>Su piazza Duomo si affacciano la cattedrale di Santa Maria Assunta, il Battistero e il Palazzo vescovile</p> Credits: Shutterstock

Su piazza Duomo si affacciano la cattedrale di Santa Maria Assunta, il Battistero e il Palazzo vescovile

La città emiliana, capitale italiana della cultura, sarà al centro di un ricco calendario di avvenimenti. Abbiamo chiesto a tre esperti che la conoscono bene un assaggio di quello che ci aspetta, fra mostre, concerti e appuntamenti con il cibo che l’ha resa famosa nel mondo

Parma è pronta. La capitale italiana della cultura 2020 ha da pochi giorni inaugurato il programma che prevede 85 mostre, 70 performance teatrali, 160 concerti, 25 festival, 170 rassegne e dibattiti. Tutti ispirati al claim La cultura batte il tempo. Un anno per riflettere sul presente e sul futuro della città con appuntamenti che raccontano aspetti diversi del capoluogo: la Parma romanica e barocca, quella rivoluzionaria e asburgica, contadina e industriale. Qui tre voci autorevoli, profondi conoscitori del territorio nei campi dell’arte, della musica e della gastronomia, ti spiegano perché vale la pena, nel corso dell’anno, ritagliarsi del tempo per visitare la loro città (www.parma2020.it).

Carlo Mambriani, professore di Storia dell’architettura all’università di Parma.

«Questa è una città piena di mete imperdibili: la cattedrale e la splendida cupola affrescata del Battistero progettato da Antelami, prima di tutto. Ma anche il complesso della Pilotta che ospita il Museo Archeologico, la Biblioteca Palatina e il Teatro Farnese, ricostruito secondo i disegni originali con il legno recuperato. Ci sono affreschi del Parmigianino nella basilica di Santa Maria della Steccata e cupole del Correggio nel Duomo e nella chiesa di San Giovanni. Potrei andare avanti a lungo ma consiglio, in attesa di venire a Parma, i tour virtuali che io e altri esperti abbiamo girato nei luoghi più significativi. Si trovano sul sito studiodigitalart.it/virtualtour/Parma2020, dove a breve verrà caricata anche la visita al Parco Ducale, un luogo di grande fascino dove giocavo da bambino e che frequento ancora oggi nelle giornate di sole. La sua unicità sta nel fatto che l’impianto simmetrico alla francese è stato spettinato negli anni dagli alberi e da sculture del Settecento, creando un connubio che incanta. Ai colleghi architetti che vengono a trovarmi dall’estero, invece, propongo sempre un giro fuori città: in provincia si trovano vere chicche. Penso alla reggia di Colorno, una villa privata che rivaleggia con i grandi musei perché custodisce una collezione strepitosa con opere di Dürer, Tiziano, Rubens, Goya. O al castello di Torrechiara, che sorge sulla cima di un colle alle porte della Val Parma e ha fatto da set al film Ladyhawke. Infine un consiglio. Non perdete la mostra I Farnese: le arti, il potere. In esposizione ci saranno dipinti di Tiziano, El Greco, Raffaello e tesori assoluti prestati dal museo di Capodimonte (alla Pilotta dal 21 ottobre al 21 gennaio 2021)».

<p>Il ritratto di Paolo III di Sebastiano del Piombo verrà esposto alla mostra <em>I Farnese: le arti, il potere</em> alla Pilotta</p>

Il ritratto di Paolo III di Sebastiano del Piombo verrà esposto alla mostra I Farnese: le arti, il potere alla Pilotta

Anna Maria Meo, musicologa e direttore generale del Teatro Regio di Parma.

«Monumentale e meraviglioso, il teatro d’opera della città rapisce per una bellezza che non dà mai assuefazione. I colori oro, giallo e panna del foyer accolgono con calore lo spettatore e quando, la sera, mi capita di percorrere i corridoi deserti, che seguono la forma a ferro di cavallo dei 112 palchi, percepisco che questo è un luogo pieno di armonia, passione e amore. Per il 2020 proponiamo un programma tutto ispirato al Novecento. La stagione lirica si apre con la Turandot di Giacomo Puccini, prosegue con l’Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Kurt Weill e con Pelléas et Mélisandre di Claude Debussy, proposto al Regio dopo 50 anni dalla sua unica rappresentazione a Parma. Il concerto Il Tempo dell’Europa sarà diretto da Marco Angius e accompagnato da live electronics (9 aprile), mentre il Nuovo Balletto di Toscana interpreterà il Quartetto per la fine del tempo, prima assoluta commissionata dal teatro per Parma 2020 (28 e 29 marzo). Il nostro obiettivo è fare del teatro un luogo inclusivo che parli a tutti (adulti e bambini, esperti e no) e che faccia sentire la sua voce sui grandi temi di attualità. Per questo proponiamo anche una rassegna pensata per i più piccoli e cerchiamo di sensibilizzare il pubblico sul problema della violenza contro le donne con azioni simboliche (in ogni spettacolo viene puntato un faro su una sedia vuota) e concrete, come i tour al nostro teatro in lingua francese e araba tenuti da donne immigrate che frequentano un centro antiviolenza della città. Con il Festival Verdi e il Verdi Off portiamo la musica nel teatro Verdi a Busseto, nella chiesa sconsacrata di San Francesco, nel carcere dove si esibisce il coro dei detenuti, nelle case di riposo e nel reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Pietro Barilla. Parma è davvero una città musicale: ve ne accorgerete partecipando a uno dei nostri tour itineranti tra la casa natale di Toscanini, il Museo dell’Opera e la Casa del Suono».

<p>Inserito all'interno del percorso della Galleria Nazionale, c'è il magnifico Teatro Farnese</p> Credits: Contrasto

Inserito all'interno del percorso della Galleria Nazionale, c'è il magnifico Teatro Farnese

Massimo Spigaroli, chef stellato e presidente del Consorzio del culatello di Zibello.

«Uno dei primi ricordi d’infanzia è il profumo del brodo degli anolini che sale le scale di casa per venirmi a svegliare la domenica mattina. Sono nato e cresciuto tra i sapori di Parma, il bisnonno Carlo era norcino nel podere di Giuseppe Verdi, nonno Luigi ha aperto due osterie sul Po e io, all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense, custodisco le cantine di stagionatura del culatello più antiche del mondo, offrendo un percorso espositivo che spiega la storia di questa eccellenza (anticacortepallavicinarelais.it). Non l’unica certo. Le fanno compagnia il parmigiano reggiano e il prosciutto che hanno esportato il nome della città nel mondo, il salame felino, il tartufo nero di Fragno, il fungo di Borgotaro. A Parma viene realizzato il 20% del fatturato italiano con prodotti dop e igp, la capacità artigianale e imprenditoriale ha trasformato il territorio in un motore per l’economia del Paese. Per Parma 2020, tra marzo e novembre, 30 aziende apriranno le porte al pubblico in più di 200 appuntamenti. Produrre qualcosa qui è un atto di responsabilità e significa rispettare la qualità della tradizione, preservando l’ambiente. Il capoluogo però è anche terra di passaggio ricca di contaminazioni. Così le ricette storiche (dai tortelli di erbette allo stracotto) devono cambiare seguendo gli influssi esterni e la tecnologia. Il piatto che ho in mente per l’anno della cultura si chiama Parma nel mondo e come ingredienti ha la punta di vitello ripiena, il parmigiano, la pasta, le acciughe, il salame ma anche il gambero, la capasanta e l’affumicatura. Un mix di passato e futuro, di tradizione e innovazione: proprio come il sapore che ha la città».

<p><span>I portici della Pilotta</span></p> Credits: Edoardo Fornaciari

I portici della Pilotta

Dal cinema alla tavola

<p><span>Le cantine di stagionatura del culatello più antiche del mondo nell’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense</span></p> Credits: Edoardo Fornaciari

Le cantine di stagionatura del culatello più antiche del mondo nell’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense

Cinema e cibo sono i temi di due delle mostre più interessanti di Parma 2020. A Palazzo del Governatore, Time machine riflette sul ruolo che hanno i media nel modificare la percezione del tempo (fino al 3 maggio). «Attraverso l’invenzione di tecniche di manipolazione del flusso temporale (ralenti, accelerazione, fermo immagine), il cinema e i video hanno reso il tempo malleabile» spiega Antonio Somaini, curatore della mostra e professore di teoria del cinema all’Université Sorbonne Nouvelle di Parigi. «Ai visitatori raccomando la prima sala dove il Cinématographe dei fratelli Lumière è messo a confronto con 2001. Odissea nello Spazio. È il modo migliore per capire che già a fine Ottocento esistevano strumenti per far viaggiare nel tempo l’immaginazione».

Dal cinema alla tavola: siamo in Emilia e non poteva mancare una mostra che avesse a che fare con il food. Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile è promossa da Fondazione Barilla center for food and nutrition con National Geographic Italia (fino al 13 aprile). «Le immagini ritraggono i cibi del mondo nei luoghi in cui vengono prodotti» spiega Anna Ruggerini, direttore operativo di Fondazione Barilla. «L’obiettivo è porre l’attenzione sui sistemi alimentari, dalla coltivazione alla distribuzione. I visitatori troveranno postazioni interattive per capire quali piatti sono davvero sostenibili per la salute e per l’ambiente».

Nel regno di Franco Maria Ricci

<p><span>Il Labirinto della Masone, creato da Franco Maria Ricci, ospiterà la mostra </span><em>I segni dell’uomo</em></p> Credits: Carlo Vannini

Il Labirinto della Masone, creato da Franco Maria Ricci, ospiterà la mostra I segni dell’uomo

C’è un luogo magico a 15 minuti da Parma ed è il Labirinto della Masone, a Fontanellato. L’ha creato Franco Maria Ricci e a questo illustre parmense che ha dedicato tutta la sua vita all’arte la città rende omaggio con la mostra I segni del tempo, a Palazzo Pigorini (dal 4 aprile al 18 agosto). Si potrà così ripercorrere la sua attività di collezionista, editore, designer, bibliofilo attraverso immagini e filmati inediti, ma anche ammirare le bellissime copertine delle sue riviste, innovative dal punto di vista grafico. E ascoltare le testimonianze degli amici, fra cui il regista Bernardo Bertolucci. A Fontanellato, invece, ci sarà una mostra dedicata proprio al labirinto, un archetipo che si trova in diverse culture in tutto il mondo, basti pensare a quello di Creta a Cnosso o al libro di Jorge Luis Borges. E proprio lo scrittore argentino con le traiettorie tracciate dai suoi passi incerti di cieco ha contribuito a suo tempo a ispirare l’idea del labirinto all’amico editore. Verrà qui ricordato insieme a Umberto Eco, a cui è dedicata la prima sala: un dedalo di specchi riflettenti, brani e citazioni che ripercorrono la storia del labirinto e i suoi significati simbolici. La mostra (18 aprile-27 settembre) si aprirà in concomitanza con la rassegna internazionale di bibliofilia Il filo d’Arianna che si tiene ogni anno (francomariaricci.com).

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Una giornata sul talento femminile insieme a Donna Moderna

Fra i tantissimi appuntamenti di Parma 2020 ce n’è uno che per noi è speciale: il 18 aprile alle 21, al Teatro al Parco, va in scena l’estratto dallo spettacolo Donne come noi, di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, tratto dall’omonimo libro scritto dai giornalisti di Donna Moderna. Sul palco, le storie di alcune italiane di oggi, dalla pugile Irma Testa alla scienziata Fabiola Gianotti, che nel loro percorso personale o lavorativo hanno realizzato qualcosa di importante. Con coraggio, competenza, tenacia, capacità di sognare in grande.

Non solo. Prima dello spettacolo terremo un corso di formazione sul talento femminile. Obiettivo: imparare a riconoscere e superare quelle “trappole” - dal timore di farsi avanti alla tendenza al perfezionismo - che impediscono alle donne di esprimere le proprie potenzialità sul lavoro, di sentirsi realizzate, di fare carriera. Info su www.parma2020.it.

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