Frutta e verdura idroponica: arrivano i cibi del futuro

23 01 2020 di Manuela Soressi
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In molti supermercati c'è già. Per coltivarla si utilizza la tecnica idroponica, che non prevede terra e concimi. Un metodo che fa risparmiare acqua e offre un prodotto più nutriente

Cos’hanno in comune i pomodori rossi e sodi, la lattuga tenera, il basilico profumato e le invitanti fragole “made in Italy” che compri al supermercato o al discount anche in pieno inverno, ossia fuori stagione? Molto probabilmente sono stati ottenuti con il metodo idroponico: ossia sono stati coltivati non nella terra ma fuori suolo (in acqua o aria), nutriti con acqua ricca di sostanze minerali e di ossigeno ed esposti alla luce naturale o a quella artificiale di lampade led, in modo che ricevano tutto quello di cui hanno bisogno per crescere. Questa tecnica è stata messa a punto negli anni ’30 ed è stata adottata a partire dagli anni ’60 soprattutto in America. Ma è adesso che sta vivendo un vero boom, anche in Italia, nonostante gli investimenti tecnologici che richiede.

Il boom dell’idroponica, anche in Italia

Le ragioni? «Con l’idroponica le piante crescono più in fretta e la resa è più alta» spiega Francesco Orsini del Centro studi e ricerche in Agricoltura urbana e biodiversità dell’università di Bologna. Poi servono meno manodopera e meno interventi fitosanitari. E i prodotti, oltre che più puliti, possono essere anche migliorati sotto diversi aspetti, come il gusto, la durata o l’apporto nutritivo». Lo ha dimostrato il progetto Bio-fortificazione del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’economia agraria), con cui sono state coltivate “fuori suolo” insalate dieci volte più ricche di silicio e calcio rispetto a quelle standard. Vediamo allora di conoscere i vantaggi di questa tecnica.

<p><strong>Il “terreno” è particolare</strong><br>Le piante crescono su substrati di materiali naturali (ad esempio a base di torba o pomice), o artificiali (argilla espansa o lana di roccia) oppure con le radici immerse in acqua.</p> Credits: Contrasto

Il “terreno” è particolare
Le piante crescono su substrati di materiali naturali (ad esempio a base di torba o pomice), o artificiali (argilla espansa o lana di roccia) oppure con le radici immerse in acqua.

Piante idroponiche: più rispetto per l’ambiente

L’idroponica ha un’anima “green” perché unisce l’alta resa (anche il triplo rispetto al campo aperto) con il basso utilizzo di risorse naturali. Infatti permette di risparmiare fino al 90% di acqua e al 60% di concimi rispetto ai tradizionali metodi di coltura, riduce fino ad azzerarlo l’impiego di prodotti fitosanitari (pesticidi e diserbanti) e genera meno sostanze che inquinano i terreni, come azoto e fosforo.

Inoltre è una risposta concreta anche ai problemi produttivi generati dai cambiamenti climatici e dall’aumento della popolazione mondiale, visto che permette di avviare coltivazioni anche in zone svantaggiate (come i paesi desertici) e in terreni troppo sfruttati. E la si può applicare ovunque, anche sottoterra (succede a Londra, nei tunnel dismessi della metropolitana), sui tetti di un supermercato (in Svizzera) o addirittura in casa, grazie ai nuovi apparecchi idroponici domestici, che permettono di coltivare in proprio erbe e verdure.

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Vantaggi dell'idroponica: meno metalli pesanti

L’idroponica ha dei benefici anche per i consumatori: con la coltivazione in serra, la più diffusa, e un nutrimento mirato delle piante si possono eliminare i metalli pesanti che possono generare allergie (come il nichel) e che si accumulano nell’organismo.

Uno studio condotto dall’Inra (Istituto nazionale per la ricerca agricola) ha rivelato che pomodoro, basilico e kale coltivati in idroponica hanno
il 70% di cromo, il 61% di rame, il 45% il cadmio e l’81% di nichel in meno rispetto a quelli cresciuti nel suolo. Molti degli ortaggi idroponici che si trovano nella grande distribuzione sono “nichel free”, come i pomodori, i cavoli e le insalate prodotti da Sfera Alimentare in una maxi-serra in Maremma, mentre i pomodori coltivati dall’azienda agricola Gandini nel mantovano, e venduti nei punti vendita Aldi, sono anche certificati “a residuo zero”.

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Alto valore nutritivo delle piante coltivate con l'droponica

È difficile da credere, ma i prodotti ortofrutticoli coltivati fuori suolo possono essere buoni e gustosi tanto quanto quelli ottenuti in modo tradizionale. Tutto dipende da come viene condotta l’idroponica, che richiede competenze agronomiche molto specifiche e avanzate. Ad esempio, agendo sui nutrienti si possono produrre fragole e pomodori più dolci, togliendo l’azoto dall’acqua si riduce il livello dei nitrati presenti nelle insalate (che di solito è molto alto) e cambiando il tipo di luce i peperoncini risultano più saporiti. Modulando la produzione, si può migliorare anche il valore nutritivo dei prodotti.

«A causa delle tante variabili che entrano in gioco è difficile fare un confronto fra i prodotti coltivati con l’idroponica e quelli che crescono nel suolo» dice Francesco Orsini. «Per la mia esperienza, però, posso dire che questa tecnica consente di avere frutta e ortaggi di qualità nutrizionale superiore». Lo conferma l’analisi condotta su un’insalata coltivata in idroponica in Romagna, la Ninfa che viene venduta in Coop Adriatica: è risultata più ricca di calcio e fosforo rispetto a quella comune.

L'ESPERIENZA DA FARE

Se vuoi vedere come crescono le piante “fuori suolo” visita il padiglione “L’Uomo e il Futuro – Hortus” al Parco Fico Eataly Word di Bologna. Puoi passeggiare lungo un vasto orto coltivato con il metodo idroponico, seminare un ortaggio (come rucola o insalata riccia) e seguirne lo sviluppo da casa grazie al codice assegnato a ogni semina e a una web app che ne monitora la crescita, giorno dopo giorno. Le piantine, una volta pronte, vengono raccolte e consumate all’interno di Fico (http://hortus.eatalyworld.it/it).

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