Roberto Benigni torna a parlare di fede. Domenica 4 ottobre su Rai 1, Francesco – Il Cantico porta il premio Oscar davanti a una delle figure che meglio sembrano incontrare il suo modo di raccontare il cristianesimo: san Francesco d’Assisi. Un uomo che Benigni vuole mostrare nelle sue contraddizioni e nella sua evoluzione, prima ancora che come santo. Non è però un’incursione occasionale nella spiritualità.

Dio, il Vangelo e le grandi figure cristiane accompagnano da tempo il percorso artistico di Benigni. Dai Dieci comandamenti a san Pietro, passando per Dante e gli incontri con Papa Francesco e Leone XIV. E dietro lo spettacolo c’è anche una storia personale, cominciata quando Roberto era ancora un ragazzino e pensò persino di avere una vocazione religiosa.

“Francesco – Il Cantico”, perché Benigni racconta san Francesco

«Cercherò di raccontarvi un Francesco vero». È così che Roberto Benigni introduce Francesco – Il Cantico, la serata evento trasmessa da Rai 1 e RaiPlay domenica 4 ottobre, nell’anno dell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi.

Il punto di partenza è l’uomo. Benigni attraversa la vita di Francesco, le sue contraddizioni, i conflitti e la trasformazione che lo portò a diventare una delle figure più amate del cristianesimo. Lo descrive come un personaggio capace, in un’epoca segnata dalla violenza e dall’avidità, di mostrare che un mondo diverso fosse possibile.

È difficile non riconoscere in questa scelta alcuni dei temi che tornano continuamente nel Benigni degli ultimi anni. La fragilità, l’amore, la libertà, la misericordia. Ma soprattutto l’idea che le grandi storie religiose possano parlare anche a chi non vive la fede in modo tradizionale.

San Francesco arriva, inoltre, dopo un altro protagonista del cristianesimo al quale Benigni ha dedicato un intero monologo. Nel dicembre 2025, Pietro. Un uomo nel vento raccontava l’apostolo non come un uomo perfetto, ma attraverso dubbi, errori e fragilità. Benigni spiegò di essersi quasi «innamorato» di Pietro proprio per la sua umanità.

C’è dunque una continuità. Prima Pietro, adesso Francesco. Due santi che Benigni avvicina al pubblico togliendoli per qualche ora dalle immagini più solenni e restituendo loro paure, slanci e debolezze.

Roberto Benigni crede in Dio?

La domanda viene quasi spontanea. Dopo tanti spettacoli dedicati alla Bibbia e al cristianesimo, qual è il rapporto personale di Roberto Benigni con la fede?

Una risposta, in realtà, l’attore l’ha data. In passato si è definito esplicitamente «credente», pur accompagnando anche questa dichiarazione con la sua consueta ironia.

Del resto, il rapporto di Benigni con Dio non nasce con i grandi monologhi televisivi. Affonda nell’infanzia e in una famiglia contadina toscana dove la religione faceva parte della vita quotidiana.

Nel 1966, ancora adolescente, Benigni pensò addirittura di avere una vocazione religiosa. Ha raccontato di essersi trasferito a Firenze per studiare dai gesuiti. L’esperienza durò poco, ma molti anni dopo ricordò ancora quel periodo raccontando che, da bambino, alla domanda su cosa volesse fare da grande rispondeva addirittura: il Papa.

C’è poi la figura della madre Isolina. Benigni ha raccontato che, pur essendo analfabeta, teneva spesso il Vangelo tra le mani. Quando il figlio le faceva notare che non poteva leggerlo, lei lo guardava e sorrideva. Un’immagine che Benigni ha conservato nella memoria e che racconta forse meglio di molte definizioni l’ambiente spirituale nel quale è cresciuto.

Alla Madonna è legato anche uno dei ricordi familiari più intensi. Il padre Luigi era tornato stremato dopo la prigionia e i lavori forzati in Germania durante la guerra. Secondo il racconto fatto dallo stesso Benigni, sua madre si rivolse alla Madonna del Bagno offrendo ciò che possedeva e chiedendo che il marito si salvasse. Il padre si riprese. È una vicenda che Roberto ha raccontato negli anni come parte della storia e della fede della propria famiglia.

Benigni e i “Dieci comandamenti”: quando portò Dio in prima serata

Per capire quanto il tema religioso sia presente nel suo lavoro bisogna tornare al dicembre 2014. Rai 1 affidò a Roberto Benigni due prime serate dedicate a I dieci comandamenti.

Era una scelta tutt’altro che scontata. Dopo la Costituzione e Dante, Benigni prendeva uno dei testi fondativi della tradizione ebraico-cristiana e lo portava davanti al pubblico della televisione generalista. È una vocazione alla divulgazione che attraversa da anni la sua carriera: dalla Divina Commedia alla Costituzione, fino ai Dieci comandamenti, Benigni ha spesso trasformato testi complessi in grandi racconti televisivi.

Lui stesso definì il racconto dell’Esodo un esempio rivoluzionario e una fonte d’ispirazione per ogni movimento di libertà. La Bibbia diventava così non soltanto un testo religioso, ma una grande storia sull’uomo, sulla liberazione e sulla responsabilità.

E poi arrivò Dio.

«Dio c’è, dobbiamo partire da questo assunto», disse Benigni. Subito dopo trasformò persino la questione dell’esistenza divina in una delle sue provocazioni comiche: se il pubblico accetta Batman al cinema, scherzava, perché dovrebbe fare tante storie su Dio?

Dietro l’ironia, però, il monologo affrontava domande enormi. Dio, la vita, la morte, l’anima, l’aldilà. Benigni non saliva in cattedra come un teologo. Faceva ciò che ha sempre fatto meglio: prendeva parole percepite come lontane o solenni e cercava di riportarle nella vita quotidiana.

È forse questo uno dei tratti più riconoscibili del suo rapporto pubblico con la religione. La fede non viene raccontata attraverso il linguaggio della dottrina, ma attraverso l’amore, la libertà, la fragilità e perfino la risata.

Dai Vangeli a Pietro, la fede raccontata attraverso le persone

Negli anni successivi quel percorso non si è interrotto. Nel 2022 Benigni partecipò a Volti dei Vangeli, il progetto televisivo realizzato dal Dicastero per la Comunicazione insieme a Rai Cultura. Papa Francesco raccontava gli incontri di Gesù attraverso omelie e riflessioni, mentre le opere dei Musei Vaticani e della Biblioteca Apostolica accompagnavano le parole. Benigni partecipò con un suo contributo.

Tre anni dopo arrivò Pietro. Un uomo nel vento. Questa volta Benigni si concentrò sull’apostolo che rinnega Gesù e poi diventa la pietra sulla quale nasce la Chiesa.

Ciò che lo affascinava era proprio l’imperfezione di Pietro. Sbaglia, inciampa, non capisce, cambia idea. È vicino a Gesù ma resta profondamente umano. Nel monologo Benigni insiste su una suggestione: la forza può nascere dalla fragilità.

Durante la preparazione spiegò, inoltre, di essersi immerso nuovamente nei Vangeli. Il centro del racconto diventava ancora una volta l’amore. Non un’idea astratta, ma una forza capace di cambiare la vita di una persona.

Guardando insieme questi lavori, emerge un percorso piuttosto netto. Benigni non sembra interessato alla religione come sistema di regole. Lo attraggono soprattutto le persone che quelle parole le hanno vissute, spesso tra errori e contraddizioni.

Ed è qui che Pietro incontra Francesco.

Roberto Benigni e Papa Francesco

Il legame pubblico con Francesco è rimasto visibile anche lontano dal Vaticano. Nel marzo 2025, durante Il Sogno, Benigni rivolse un pensiero a Papa Francesco, allora alle prese con i suoi problemi di salute, ricordando il suo invito a «disarmare le parole». Il rapporto tra Roberto Benigni e il Vaticano, però, viene da molto più lontano.

Con Papa Francesco si è creata negli anni una sintonia pubblica evidente. Nel 2016 Benigni partecipò alla presentazione del libro-intervista del Pontefice Il nome di Dio è misericordia. Disse di aver fatto di tutto per incontrarlo e lo descrisse, con l’entusiasmo che gli è proprio, come un Papa rivoluzionario.

Il tema della misericordia, del resto, sembrava fatto apposta per lui. Benigni è nato in una frazione che porta proprio quel nome, Misericordia, nel comune di Castiglion Fiorentino. Al di là della coincidenza biografica, ad avvicinare i due c’erano temi che Bergoglio ha ripetuto per tutto il pontificato.

Le lezioni di vita di Papa Francesco passavano spesso da parole come fratellanza, responsabilità, amore e attenzione agli altri. Concetti che ritornano anche nel modo in cui Benigni racconta pubblicamente la spiritualità.

Il 7 dicembre 2022 ci fu un altro incontro con Francesco, prima dell’udienza generale in Vaticano. Le immagini mostrarono una grande cordialità tra i due. Benigni, davanti al Pontefice, non rinunciò naturalmente alla battuta e all’entusiasmo.

Nel maggio 2024 arrivò uno degli incontri pubblici più significativi. Benigni concluse in piazza San Pietro la prima Giornata mondiale dei bambini, alla presenza di Papa Francesco.

Parlò ai più piccoli di guerra, misericordia e speranza. Definì la guerra «il più stupido dei peccati» e invitò i bambini a credere nella possibilità di costruire un mondo migliore.

Ancora una volta fede e spettacolo si incontravano. Non attraverso una predica, ma con il linguaggio che Benigni usa da sempre: entusiasmo, comicità e improvvise aperture poetiche.

L’incontro con Leone XIV e il monologo su san Pietro

La storia di Benigni con i Papi è continuata anche dopo Francesco.

Il 4 dicembre 2025 Leone XIV lo ricevette nel Palazzo Apostolico. L’occasione era proprio Pietro. Un uomo nel vento. Il Pontefice vide in anteprima alcuni estratti dello spettacolo insieme all’attore.

Alla fine della proiezione commentò: «Che bello, parla di amore».

Durante l’incontro parlarono anche di Dante, sant’Agostino e cinema. E naturalmente di san Pietro. È un dettaglio che sembra quasi riassumere l’universo culturale di Benigni: la Divina Commedia, i grandi testi cristiani, il cinema e quella parola, amore, che ritorna continuamente nei suoi spettacoli.

Anche il rapporto con i Pontefici, quindi, non può essere ridotto a una serie di visite in Vaticano. Negli anni Benigni è stato coinvolto in appuntamenti culturali e religiosi, ha raccontato figure centrali del cristianesimo e ha portato il proprio linguaggio artistico dentro piazza San Pietro.