Il terzo film sulla Fabbrica di cioccolato

Chissà se anche voi guardando Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato con Johnny Depp nei panni dell’inventore un po’ matto vi siete chiesti che personaggio fosse, quale fosse la sua storia, com’era stato davvero l’incontro con gli Umpa Lumpa. Era anche lui goloso di cioccolato da bambino? Com’era sua mamma? Ma soprattutto ne aveva una o era una creatura venuta da un altro mondo? C’è da dire che Depp con il volto pallido e un po’ vampiresco, la regia un po’ inquietante di Tim Burton e la storia irriverente di Roal Dahl erano una combinazione perfetta per perpetuare certi misteri. A dare risposte a domande irrisolte ci ha pensato però Paul King, sceneggiatore e regista dei film di “Paddington” con il prequel di La fabbrica di cioccolato. Ovvero, come il più grande inventore, mago e cioccolataio del mondo sia diventato Willy Wonka.

Wonka cover

Un film dolce e che fa sognare

Volevate un sogno? Eccolo. Wonka, interpretato da Timothée Chalamet, è il personaggio perfetto per traghettarci in un mondo d’altri tempi, in una di quelle favole piene di buoni sentimenti e di cose meravigliose, come i cioccolatini che consentono di volare. Un po’ Mary Poppins un po’ Charles Dickens dove i cattivi sono brutti e rozzi, i buoni volano sui tetti e il bene trionfa. Timothée/Willy è un giovane entusiasta che dopo avere girato il mondo approda a Londra per aprire il suo primo negozio di cioccolato. Porta una tuba malandata, le scarpe rotte, il cappotto di velluto rosso, canta, sorride ed è generoso con gli altri. La cioccolateria è il sogno di sua madre che gli ha insegnato tutti i segreti del buon cioccolato e lui le ha promesso che l’avrebbe aperta nella galleria più gourmet della città. Ce la farà? Inutile dire che il cartello della cioccolata farà di tutto per impedirglielo, che sulla sua strada si metteranno una coppia di personaggi (memorabile e irriconoscibile è Olivia Colman) che sembrano usciti da un fumetto horror. Ma, come in tutte le favole, c’è una banda di emarginati che lo aiuterà a realizzare il suo sogno (un po’ come i topini di Cenerentola).

Wonka

Senza l’ironia di Gene Wilder e la pazzia di Johnny Depp

Ma dove sono finiti il cinismo e l’ironia dark di Gene Wilder (l’interprete del primo Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato del 1971)? Dove l’inquietudine e la pazzia di Johnny Depp (quello della versione numero due del 2005)? Timothée Chalamet è un dolce sognatore, un mago che tira fuori il cioccolato dal cappello (ma non quello che può davvero servire per liberarsi dai debiti), un viaggiatore, un po’ ingenuo. Canta e balla perché questo è un musical. Fa parte dei bravi ragazzi che un po’ si fanno fregare, ma comunque ha un viso tenero ed è capace di tirare fuori i buoni sentimenti. In un film di Natale è proprio quello che ci vuole: un’esplosione di caramelle colorate, odori e sapori che mettono di buon umore. Non sarà dissacrante e geniale come i suoi precedenti, non avrà la capacità di ipnotizzarci e turbarci come i romanzi di Roald Dahl, non ci sono i bambini terribili né le trappole demoniache. Quelle sono cose da Willy Wonka grande (e viene da chiedere cosa gli sia successo poi per diventare così), ma guardarlo è una gioia per gli occhi e le canzoni ti entrano in testa. Le cose più divertenti sono il laboratorio portatile per sfornare cioccolatini e Hugh Grant nei panni dell’Umpa Lumpa: statura mini, pelle arancione e una fantastica parrucca verde.

Wonka