Amanda Lear, pseudonimo di Amanda Tapp è nata ad Hong Kong il 18 novembre 1939. O almeno questa è l’informazione che riporta Wikipedia, perchè la cantante, attrice, ex modella, scrittrice, pittrice, doppiatrice e presentatrice televisiva (ha fatto davvero tutto nella sua vita) ha sempre e deliberatamente formito informazioni contraddittorie sulla sua nascita, sulla sua giovinezza, la scuola e la formazione. Insomma, della sua vita prima dell’inizio della carriera di modella negli anni settanta si sa poco. “L’età non mi interessa. Ancora adesso i ragazzi mi dicono ‘Quanto sei bella’. E poi l’importante è che sono viva“, ha detto la stessa Amanda Lear in una recente intervista a Maurizio Costanzo.

Anche se gran parte della sua vita è avvolta dal mistero e per parlare di lei si può usare solo il condizionale – poco dopo la sua nascita, i suoi genitori si sarebbero separati e Amanda sarebbe stata cresciuta dalla madre a Nizza, ma non si conoscono i nomi e le nazionalità dei suoi genitori: il segreto meglio custodito del Novecento – della sua carriera artistica si conoscono tutti i dettagli.

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Eclettica, eccentrica e trasgressiva sin dalla sua prima comparsa sulla scena, Amanda inizia la sua carriera come modella e suscita subito molto interesse grazie al suo fisico androgino (qualcuno ancora oggi scherza sull’ambiguità sessuale e lei per prima ci gioca spesso). Ma per Amanda arriva la svolta quando il suo nome viene legato a quello di un grande artista del Novecento, Salvador Dalì, padre del Surrealismo, folgorato dalla sua stravaganza e per il quale posa per molti anni diventandone la musa ispiratrice. Anche se a lei il termine non piace: “Non mi piace il termine “musa”. E mi piace ancor meno quando mi definiscono “icona”: l’icona sta al cimitero!“.

Attira l’attenzione del pubblico e nel 1973, dopo aver posato sulla copertina dell’album “For Your Pleasure” dei Roxy Music, conosce David Bowie e inizia una storia d’amore con lui. E’ stato proprio Bowie a suggerirle di giocare sull’ambiguità per attirare l’attenzione e di dedicarsi al canto: “Non sapevo cantare e mi serviva pubblicità. Con la mia voce particolare si poteva credere che fossi un uomo e ci ho giocato. Ha funzionato“, racconta Amanda. Negli anni Settanta e Ottanta il suo successo è legato soprattutto alla discomusic e il brano “Tomorrow” è un successo planetario. Grazie alla sua voce bassa e sensuale raggiunge presto il successo in tutta Europa, oltre che in Sud America e Giappone e ha all’attivo 18 album, più di 50 singoli e 30 milioni di singoli venduti nel mondo.


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Poliglotta e spigliata, alla carriera musicale ha affiancato anche una fortunata serie di partecipazioni a programmi televisivi sia Italia che Francia e Germania, senza mai smettere di dipingere: la sua prima passione. Ha esposto le sue opere, apprezzate dai critici di tutto il mondo, anche a Roma, Rotterdam, Parigi, New York, Berlino, Milano, Ginevra e Bruxelles e in altre capitali.

Anche della vita sentimentale della Lear si è detto tutto e il contrario di tutto. L’unico vero e grande amore di Amanda è l’aristocratico francese e produttore musicale Alain-Philippe Malagnac d’Argens de Villèle che ha sposato a Las Vegas nel 1979: da allora non si sono più lasciati e ha dolorosamente dovuto dirgli addio nel 2000, quando è morto nell’incendio della loro casa in Provenza. Da allora solo “ragazzi” molto più più giovani di lei. Ma mai l’amore: “Io penso che nella vita abbiamo un solo grande amore. E per me è stato mio marito“.

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