Prima showgirl, poi conduttrice televisiva, ma anche cantante e soprattutto attrice. Ambra Angiolini, classe 1977, esplosa in tv con il programma firmato da Gianni Boncompagni, “Non è la Rai“, all’inizio anni Novanta, si racconta nel suo primo romanzo dall’evocativo titolo “InFame che esprime tutta la sua “fame”, insaziabile, nei confronti non solo della vita ma anche quella fisica che l’ha portata a disturbi alimentari come la bulimia.

«Se per te l’amore è quello che manca e non quello che resta; se sei capace di mangiare otto gelati Cucciolone così velocemente da non riuscire nemmeno a leggere le barzellette disegnate sopra il biscotto; se nella vita non sei un fuoriclasse ma un fuoricoda, se per staccare col mondo hai bisogno di ipnotizzarti davanti alla Prova del Cuoco; se conosci a memoria la canzone de Il gatto puzzolone; se tra tutto quello che hai nel tuo armadio scegli sempre lo stesso pantalone da almeno cinque anni; se sei un maniaco dell’igiene specialmente di quella del bagno. Se dentro di te c’è Lei; se trovi che Elettra sia un bel nome a cui dare la colpa di tutto, se ogni tanto hai la testa abitata da una scimmietta che suona piattini o da criceti che girano nella ruota e soprattutto… se anche la tua pancia pensa, piange, ama più della testa e del cuore, allora… questa è anche la tua storia…», rivela senza alcun timore la neo scrittrice che sarà in libreria il prossimo 3 novembre con il volume edito da Rizzoli.

L’attrice romana, ma bresciana d’adozione – città in cui vive dai tempi dell’amore con il cantante Francesco Renga – aveva anticipato il suo lavoro in estate parlando di «una storia che avevo in mente da tanto tempo» e scherzando aveva detto «Strano che mi sia messa a scrivere. Neanche bevo, per cui saranno state le tisane al finocchio, alla curcuma e allo zenzero. Non ho avuto alcun timore di mettere su carta quello che avevo nella testa».

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Ambra Angiolini ha sostenuto moltissime campagne contro la bulimia proprio perché ha dovuto affrontare questo problema per un po’ di tempo in passato. Ma la sua era una fame d’amore che doveva colmare e che, anche se non condivisa con tutti, oggi, ormai guarita, si sente di raccontare «perché ci sono tante persone che hanno bisogno di capire che si può superare. Bisogna cercare il proprio cibo, che non è quello reale ma è un cibo diverso. È una malattia vera e una società che impone un solo modello è una società che consegna questa malattia agli adolescenti e alle persone più fragili».

Il vuoto interiore di Ambra è stato colmato dalla nascita dei suoi figli, che le hanno permesso di soddisfare quell’insaziabile desiderio: «Quando sono rimasta incinta di mia figlia Jolanda la fame d’amore si è finalmente placata e con la nascita di Leonardo tutto si è stravolto. Sono stati la mia rinascita».

Forse bulimia significa anche amare tantissimo e desiderare di essere amati. Di appartenere a qualcuno. Proprio come cantava in quella canzone che l’ha lanciata appena adolescente.