Come non si può non innamorarsi di quella bambina che desolata guarda il suo palloncino a forma di cuore volare via e come non possiamo soffrire quando la stessa bambina appena comprata per più di un milione di euro viene fatta a fettine davanti agli occhi del mondo durante l’asta di Sotheby’s a Londra. Banksy, il misterioso artista guerrigliero e giocoliere conosce tutti questi punti deboli della gente comunee con questi scherza, gioca, prende in giro e probabilmente sui nostri buoni sentimenti fa pure quattrini anche se vuol farci credere di disprezzare il vil denaro. Più passano le ore e più lo scherzo tirato da Banksy alla con la casa d’aste che ha fatto il giro del mondo, l’opera appunto che si auto-distrugge, si affloscia trasformandosi in un operazione di bieca comunicazione. Quando non c’è Banksy ci sarà Cattelan ma la musica non cambia, l’arte è diventata social e sui social nasce e si consuma nel giro di poche ore.

[Il video del Guardian dove Banksy fa vedere come ha costruito il meccanismo che ha distrutto la tela]


Lo so che suona come un discorso da vecchio “matusa”, parola anche questa da vecchio “matusa”, ma l’arte oltre a divertire dovrebbe fare anche pensare a qualcosa di profondo e bello non solo ai trucchi e alle strategie di un sistema, quello dell’arte, che ha le stesse regole di tuti gli altri sistemi dove circola anche giustamente del denaro. Chi vede Banksy come un paladino senza macchia e senza paura s’illude e sarà deluso. Banksy è un pezzo, forse un alfiere, magari una regina o perchè non il re, della scacchiera dell’arte e come tutti i pezzi crede di essere libero e importante, ma in realtà c’è sempre qualcuno che lo manovra e che al momento giusto è pure disposto a scambiarlo per un semplice cavallo. L’importante è fare scacco matto agli illusi. Banksy però questa volta ha dato scacco matto a se stesso.