Un team di ricercatori ha analizzato le ciocche dei capelli di Ludwig van Beethoven riuscendo a sequenziare il suo genoma. Le cause della morte del grande compositore tedesco hanno da sempre sollevato molte domande, con speculazioni iniziate praticamente all’indomani della sua sepoltura. Oggi ne sappiamo di più sui problemi di salute di cui soffriva il musicista e sulle probabili ragioni del suo decesso.

Le presunte cause della morte

La ricerca che ha gettato nuova luce sugli ultimi anni del compositore è stata condotta dall’Università di Cambridge e dall’istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva di Lipsia. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista “Current Biology”, il musicista tedesco (1770-1827) negli ultimi mesi della sua vita era affetto da epatite B. Il DNA ricavato dagli scienziati ha indicato inoltre la presenza di diversi fattori di rischio genetici per le malattie del fegato. Questi elementi, insieme al suo noto consumo di alcol, hanno probabilmente portato alla morte del compositore, avvenuta il 26 marzo 1827 all’età di 56 anni.

Uno studio internazionale

Un team di scienziati internazionali guidati da Tristan Begg, dottorando in antropologia biologica a Cambridge, ha analizzato capelli provenienti da 8 diverse ciocche facenti parte di collezioni pubbliche e private. Cinque di esse, appartenenti ad un maschio europeo, sono state ritenute autentiche cioè attribuibili con ampio margine di sicurezza a Ludwig van Beethoven.

statua di Beethoven

Il segreto familiare della stirpe Beethoven

Il Dna di Beethoven è stato sequenziato per la prima volta dopo due secoli dalla morte. Oltre a nuovi elementi sul suo stato di salute, il genoma ha svelato un piccolo segreto familiare legato alla stirpe dell’autore dell'”Eroica”. Il cromosoma Y di Beethoven non corrisponde a quello di nessuno dei parenti in vita oggi, che hanno un antenato in comune con lui per via paterna. Ciò indica che deve essere avvenuto almeno un
concepimento extra-coniugale nella linea di discendenza paterna,
in qualche momento tra la nascita dell’antenato comune Hendrik
van Beethoven, nel 1572, e quella del compositore, avvenuta
sette generazioni dopo nel 1770.

La sordità di Beethoven

spartito

Obiettivo dei ricercatori era far luce sui problemi di salute di Beethoven, per altro in buona parte già noti. La sordità in primis, oltre a cronici disturbi gastrointestinali. Si sapeva già per esempio che il compositore e pianista tedesco, nato nel 1770 a Bonn, iniziò ad accusare ipoacusia progressiva tra la metà e la fine degli anni ’20. Fino a rimanere completamente sordo nel 1818. Quando la sua sordità divenne troppo penalizzante per permettergli di suonare in pubblico, Beethoven ne soffrì molto. Nel famoso “Testamento di Heiligenstadt”, il musicista esprimeva tutta la sua disperazione davanti alla crescente sordità e alla necessità che ne derivava di isolarsi a poco a poco dagli uomini.

La probabile cirrosi epatica

I ricercatori non sono stati in grado di trovare una causa definitiva dei problemi di salute del compositore, ma i fattori di rischio scoperti legati al fegato e l’infezione dovuta al virus dell’epatite B confermano la cirrosi come la spiegazione più plausibile dello stato precario del musicista e della sua morte. Gli autori dello studio hanno potuto eliminare dalla lista dei sospettati altri disturbi ipotizzati negli anni passati, come celiachia, intolleranza al lattosio e sindrome dell’intestino irritabile, per la quale Beethoven presentava invece un certo grado di protezione genetica.

Nessun avvelenamento da piombo

Definitivamente respinta dagli scienziati l’ipotesi che Beethoven soffrisse di avvelenamento da piombo. In passato si era ipotizzato che il musicista avesse bevuto troppo vino a buon mercato addolcito con piombo per nasconderne il giusto amaro, come era consuetudine nel XIX secolo. Ma già nel 2010, alcuni ricercatori negarono questa teoria analizzando un piccolo pezzo del cranio di Beethoven e non trovandovi dosi anomali del metallo. La “Current Biology” scarta ulteriormente l’ipotesi dell’avvelenemento. Gli scianziati hanno infatti riscontrato che una delle ciocche contaminate da piombo, la “ciocca Hiller”, non è autentica perché appartenente a una donna.