La depressione non è genetica, secondo un nuovo studio

Uno studio americano smentisce il legame tra alcuni geni e i disturbi depressivi. Per gli esperti un risultato che conferma l’importanza della terapia (e della guarigione)

Dietrofront, il DNA non c’entra. La depressione non ha origine genetica, cioè non si nasce con una predisposizione a questo disturbo. A dirlo è uno studio pubblicato sull’autorevole rivista American Journal of Psychiatric, che ha smentito le ricerche condotte finora. Insomma non esistono evidenze scientifiche che dimostrino una correlazione tra la presenza di alcuni geni e i disturbi depressivi.

La ricerca che fa "tabula rasa"

Sono passati 23 anni dal 1996, quando fu scoperto il primo gene che gli esperti di allora collegarono ai disturbi depressivi. Successivamente ne sono stati individuati numerosi, dei quali 18 considerati determinanti (in una decina di ricerche) per l’insorgenza di questa che è considerata una malattia mentale.

Ora una ricerca condotta nello stato americano del Colorado (No Support for Historical Candidate Gene or Candidate Gene-by-Interaction Hypotheses for Major Depression Across Multiple Large Samples) cancella queste certezze. Analizzando un campione di 620.000 soggetti, si è arrivati ad avere una banca di biodati con genoma, dunque un campione di informazioni biologiche legate al DNA, di dimensioni ragguardevoli. “L’ultima ricerca ha smentito una correlazione grazie a dati inequivocabili, dimostrando che non esiste nessuna chiara evidenza scientifica di collegamento tra i geni studiati e la depressione. Quindi dobbiamo dedurre che i precedenti dati, riportati dalla letteratura e che associavano geni e depressione, fossero dei falsi positivi” spiega Marzia Fabi, psicologa e psicoterapeuta, coautrice di Depressione. Quando non è solo tristezza (Asino d’Oro Ed.)

La depressione non è colpa dei geni

Perché finora si è data la “colpa” ai geni? “Nei secoli ha prevalso un certo orientamento nella psichiatria, cosiddetto organicista, che ha sempre cercato di rintracciare le cause delle malattie mentali nella genetica o nella realtà organica del cervello, rifacendosi al medico greco del V secolo Ippocrate, considerato il padre della medicina. Fu lui il primo a studiare i disturbi mentali, con particolare attenzione alla depressione” spiega l’esperta. “Egli sosteneva che nel corpo erano presenti quattro umori: il sangue, il flemma (infiammazione ), la bile chiara e la bile nera. Se questi umori erano distribuiti equamente, si raggiungeva l’equilibrio tra corpo e mente. Se invece prevaleva la bile nera, chiamata atra bile, la persona si ammalava di “malincolia” (dal greco melas= nero , chole= bile) presentando sintomi come tristezza, ansia, inappetenza, insonnia, tendenza al suicidio e paura. Da ciò deriva la credenza dell’incurabilità della patologia, che si pensava di poter affrontare solo con l’uso di farmaci antidepressivi o con la pratica dell’elettroshock” prosegue la psicoterapeuta. Il nuovo studio, però, rivoluziona tutto, smentendo che una persona con un determinato patrimonio genetico possa andare incontro con maggiore rischio di patologia depressiva nel corso della vita.

Ma allora quali sono le cause di questi disturbi?

Le cause della depressione

“Le cause della depressione vanno sempre ricercate nella storia di vita della persona. Particolare importanza, secondo la Teoria della Nascita dello psichiatra Massimo Fagioli, rivestono i primi anni di un bambino. Se nei rapporti con le figure genitoriali prevalgono distacco emotivo, freddezza o situazioni di aggressività ripetuta nel tempo, il bambino si troverà a subire delle delusioni e, successivamente, insoddisfazione, frustrazione o rabbia. Questo può portare nell’infanzia o, più spesso nell’adolescenza, a sviluppare una depressione dovuta al fatto di sentirsi inadeguato” spiega Marzia Fabi.

Le cure: farmaci e psicoterapia

Ma se la causa non è genetica, significa che si può guarire? “Assolutamente sì. La depressione, così come tutte le altre malattie mentali, è curabile se si affronta la realtà interiore della persona. Non ci si deve fermare dunque al comportamento o ai pensieri coscienti della persona, ma si devono affrontare le dimensioni interiori di rabbia, odio e anaffettività che nel depresso sono molto accentuate. Cosa ha vissuto nella su vita? Quali tipi di rapporti? Come ha reagito agli eventi negativi e alle delusioni? Ovviamente nelle depressioni maggiori, dove il rischio più grande è il suicidio, a volte si deve intervenire anche con una terapia farmacologica che dovrà supportare, per un periodo di tempo necessario, la psicoterapia”.

Disturbi psichiatrici in aumento in Italia

Lo studio americano arriva proprio mentre in Italia il Sistema Sanitario Nazionale ha pubblicato i dati relativi ai disturbi psichiatrici, che sono in aumento (+50mila soggetti in cura). Tra questi c’è anche la depressione, che colpisce in modo maggiore le donne: 48 ogni 10.000 abitanti rispetto ai 29 uomini. Perché? “Le donne forse si ammalano più degli uomini perché non riescono a realizzarsi come vorrebbero e dovrebbero per condurre una vita soddisfacente. Diventano depresse perché si sono sempre trascinate il peso di una cultura millenaria che le ha umiliate, schiacciate e le ha sempre relegate dietro un’immagine ben precisa di dover, prima di tutto, diventare delle brave mogli e delle brave madri, a discapito di una realizzazione personale e professionale. C’è da dire che, pur nella generalizzazione, le donne riescono comunque a manifestare più degli uomini il loro malessere, ad ‘ammalarsi’ (e dunque a potersi curare) invece di chiudersi in se stesse” conclude la psicoterapeuta.

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