Francesco Renga partecipa a Sanremo 2019 con il brano “Aspetto che torni”. Questa è la sua ottava volta sul palco dell’Ariston, dove nel 2005 ha vinto con “Angelo”. 

Noi lo avevamo incontrato nell’estate di tre anni fa. Leggi l’intervista che avevamo pubblicato il 5 agosto 2016:


Quante cose ha da dire Francesco Renga. Lo incontriamo al rientro da una vacanza con i suoi bambini, è felice. Non c’è quasi bisogno di fargli domande, basta uno spunto, la frase di una sua canzone e la vita scorre fuori come un fiume in piena. Si sente l’energia di un cantante di 48 anni con 30 di carriera alle spalle e 11 di relazione con Ambra Angiolini terminata l’anno scorso. È un artista che ha rimesso insieme tutti i pezzi ed è ripartito più forte di prima, ha voglia di arrivare a chi lo ascolta, soprattutto al suo pubblico che lo vedrà in tour da ottobre nei palazzi dello sport in modo nuovo, aperto, condiviso. Nei concerti porterà il suo ultimo album Scriverò il tuo nome.

Nelle 12 canzoni racconti l’amore in tutte le sue sfumature.

Se i miei dischi precedenti erano una fotografia esatta del momento che stavo vivendo, mai come in questo album sento il divenire. Ci sono io, ma ci sono anche tante cose che devono ancora succedere in futuro.

La fine della relazione con Ambra, mamma dei tuoi 2 figli, ti ha fatto perdere la fiducia nel “per sempre”?

Assolutamente no. Si deve sempre credere che una storia durerà per tutta la vita: l’amore non finisce mai. Io credo nei sentimenti, ho scritto un disco intero su questo. Quando vivi una grande relazione l’affetto semplicemente cambia, si trasforma, diventa altro.

Cosa diventa?

Qualcosa di diverso dalla passione dell’inizio della storia, un compromesso, un sentimento più adulto e maturo. Può succedere che il rapporto tra la donna e l’uomo si incrini e sia necessario cambiare, per non esplodere. Ci si trova a perdonare l’altro, anche quando non lo si sarebbe mai immaginato, ma l’amore non ha una data di scadenza e il “per sempre” io ce l’ho.

Oggi sembri molto sereno.

Lo sono. Sul lavoro ho trovato un team di persone che mi sta vicino e mi porta a fare le scelte giuste, condividendo tutto, passo passo, senza timore di dirmi la verità e anche, se necessario, che sto sbagliando. I successi non sono mai frutto di una sola persona. E poi basta pensare ai miei figli e al rapporto che, grazie al cielo, sono riuscito a mantenere con Ambra, la loro madre. Abitiamo a una scala di distanza, io vado giù da lei, i bambini vengono su da me. Siamo ancora una famiglia e questo tipo di amore non finirà mai.

Sei di nuovo innamorato?

Moltissimo. Dei miei figli, della mia musica, del mio lavoro: come potrei non esserlo? In generale sono innamorato dell’amore, che è il motore di tutto e che potrebbe davvero farci evitare le tragedie a cui assistiamo ultimamente.

Da padre, ti fa paura tutto quello che sta succedendo nel mondo?

Mi terrorizza. Mi piacerebbe riuscire a proteggere i miei figli da tutta questa violenza, ma non si può fare. Allora scelgo il dialogo, provando a trasmettere l’idea di Bene, quello con la b maiuscola, quello della mia canzone, che è più forte e importante del male. Dobbiamo insegnare loro a sceglierlo. A scegliere l’amore.

Che tipo di padre sei?

Mi piace vivere i miei figli, stare con loro, dare l’esempio. Credo che non si possa insegnare niente a parole. Ricordo mio padre: non mi ha mai detto di fare o non fare qualcosa, io l’ho semplicemente guardato, assimilandone i valori. I figli ti osservano sempre, anche quando non sembra.

Che cosa ti piace fare con tua figlia?

Jolanda ha capelli lunghissimi e meravigliosi. Mi chiede di asciugarglieli e per me è bellissimo, mi viene la pelle d’oca solo a parlarne. Mi emoziona.

E con Leonardo?

Siamo entrambi fan dei videogiochi. E nei giorni di vacanza siamo andati spesso in libreria a scegliere volumi da leggere alla sera. Jolanda ama i libri, lui un po’ meno, ha un carattere diverso.

Ti ricordi com’eri alla sua età?

Da piccolo stavo volentieri con mia mamma. Ero molto curioso, ma non mi piaceva scendere sotto casa con gli amici, preferivo stare dentro la mia camera, magari a smontare una vecchia radio. Poi, crescendo, tenermi fermo è stato difficile!

È rimasto qualcosa di quel bambino?

Tantissimo. Ho un lato infantile e ne vado fiero perché credo che questa ingenuità mi aiuti anche nel lavoro.

Ti definiresti un uomo fragile?

Sì, ho  alcune paure.  Quella dell’abbandono, per esempio, fa parte di me da sempre. Uno dei miei primi ricordi risale a quando ho perso, per una frazione di secondo, la mano di mia madre in una stazione. Il fatto che sia mancata quando avevo 17 anni ha lasciato un segno indelebile che si sente in tutte le mie canzoni. Credo abbia sempre influito nel mio rapporto con le donne.

È rimasta anche la paura della solitudine?

No. Grazie a Jolanda e Leonardo non mi sentirò mai più solo.

In questo momento felice della tua vita c’è qualcosa che ancora ti manca?

Faccio gli scongiuri, ma adesso va bene così. Arriva il tour nei palazzetti, un traguardo. Sono concentrato sullo spettacolo che porterò in giro: non sarà solo un concerto, ci sarà al centro il mio pubblico, a cui sono infinitamente grato.