Un filo di trucco, i capelli raccolti in uno chignon morbido e un abitino nero che lascia scoperte le gambe nude e fa risaltare l’incarnato di pesca. I 40 anni che compirà il prossimo 11 maggio per Laetitia Casta sono una questione puramente anagrafica: «Mi sento bene, il resto non ha importanza e poi non mi piacciono le definizioni. Ho acquisito esperienza, sono meno aggressiva, più empatica e molto più tranquilla» confida.

Modella da quando aveva 15 anni (e un fotografo la “scoprì” mentre era in vacanza con la famiglia in Corsica), simbolo della bellezza francese (al punto che nel 1999 la scelsero per dare il volto alla Marianne, come Brigitte Bardot e Catherine Deneuve prima di lei), Laetitia è appena stata a Roma, ospite del Festival Rendez-Vous, per presentare il suo nuovo film “L’uomo fedele”.

«Ho scoperto il potere della dolcezza»

La pellicola, ora nelle sale, racconta di un triangolo amoroso: il protagonista Abel (Louis Garrel) viene spinto da Marianne, la donna di cui è innamorato (Laetitia Casta), tra le braccia di Eve, la giovane amica che lo desidera da sempre (Depp), in un susseguirsi di tira-e-molla surreali. Tanto più se si considera un altro “intreccio”: Laetitia e Louis sono marito e moglie (si sono sposati in gran segreto nel 2017 in Corsica) e Garrel è anche il regista del film.

Guai però a chiedere all’attrice com’è farsi dirigere dal proprio marito! Lei si limita a sorridere: «Perché non domanda a lui cosa ha provato a dirigere me?». Capitolo chiuso. Del resto Garrel, anche lui a Roma, me lo aveva anticipato: «Sono stato circondato per tutta la vita da donne forti, prima fra tutte mia madre (l’attrice e regista Brigitte Sy, ndr). Anche nel mio film sono loro a “portare i pantaloni”».

Provo ad aggirare l’ostacolo chiedendo a Laetitia se anche lei si sente parte di quel gruppo. «Mi riconosco nel tipo di donna che va verso quello che vuole. Tuttavia la mia è una forza “dolce”, la durezza non mi interessa. Perché spinge le persone a fare l’esatto contrario di quello che viene chiesto loro». E Louis invece com’è? «Sul lavoro perde molta della spensieratezza che ha nella vita, sente parecchio le responsabilità e le pressioni. Mentre giravamo il film mi sono sforzata di pensare a lui solo come al regista, altrimenti sarebbe stato troppo difficile per entrambi. Ma questa esperienza ha rafforzato i nostri sentimenti».


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«È bello non avere sensi di colpa»

L’uomo fedele, che Louis Garrel ha scritto a quattro mani con lo sceneggiatore di Buñuel, Jean-Claude Carrière, «è in effetti un film che parla di sentimenti, anche se non è sentimentale» spiega Laetitia. Sicuramente è sorprendente e pone allo spettatore una serie di domande che voglio girare a lei. Prima fra tutte: è davvero possibile gestire una relazione così libera?

«Perché no?» dice lei. «Il mio personaggio, Marianne, è una donna matura e determinata: sa che mettendo alla prova il suo uomo lo farà crescere, e anche che lui tornerà. Certo, mi rendo conto che una persona così, vista sullo schermo, faccia un po’ paura: per interpretarla mi sono completamente distaccata dai miei sensi di colpa e ho scoperto che è così bello che dovrò farlo anche nella vita».

«Trovo magiche le coppie che si amano “bene”»

Come la mettiamo allora con la gelosia? Laetitia ride: «Trovo che sia un sentimento animale, terribilmente stupido, oltre che inutile e poco interessante. In genere è proprio chi è geloso che ha voglia di tradire, e quindi finisce per star male e gettare sull’altro le proprie frustrazioni». Dunque lei potrebbe perfino sperimentarlo, un “ménage à trois”?

La sua risata, a questo punto, sembra cercare la complicità femminile: «Lo abbiamo fatto tutte, magari non nella pratica, ma almeno col pensiero. Ma per me il tradimento fine a se stesso non ha molto senso. Anche perché, quando osservo le coppie fedeli, trovo che abbiano una luce diversa. C’è qualcosa di magico in chi si ama “bene”». Si prende un momento di pausa, e conclude: «Io poi, al contrario di Marianne, quando lascio un uomo ho bisogno di tagliare tutti i rapporti. Vado via per ritrovare quella che sono realmente. Perché, in fondo, l’unica vera fedeltà una donna la deve a se stessa».