Che emozione: sto per entrare alla mostra “NASA – A Human Adventure”, dedicata alla conquista dello spazio e alle grandi imprese degli astronauti e in programma fino al 4 marzo 2018 allo Spazio Ventura di Milano. «Se da grande volevi fare l’astronauta, qui tornerai piccolo » dice una scritta nell’atrio. Ma io sono ancora piccola: ho 11 anni, mi chiamo Anita, abito a Milano e frequento la prima F. Da quando ho iniziato le medie mi sono stra-appassionata a tutto quello che riguarda la spazio. Il merito è della mia professoressa di scienze e delle sue lezioni bellissime: ci ha fatto costruire modellini a tema e io ho realizzato quello di Marte. Adesso sono davvero curiosa di vedere i razzi, i moduli lunari, le vere tute degli astronauti. E il modello della Stazione spaziale internazionale dove, da luglio, c’è anche l’italiano Paolo Nespoli, uno dei pochi ad aver volato nello spazio più di una volta. Su Nespoli so tante cose, per esempio che questo è il suo terzo viaggio nel cosmo e che ne hanno parlato in tutto il mondo perché lui ha già 60 anni. So tante cose perché la nostra professoressa lo conosce, dice che è molto simpatico e sta organizzando una cosa bellissima insieme a un’altra scuola: un collegamento radio con la stazione orbitante. Sarà fantastico potergli fare direttamente delle domande: dicono che a Nespoli piaccia tantissimo parlare con bambini e ragazzi! Ma adesso basta, racconto la mostra.


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L’autrice di questo articolo, Anita Dalla Villa, alla mostra “NASA – A Human Adventure”: è davanti alla foto dei protagonisti dell’Apollo 11, la mitica missione del 1969 che ha portato l’uomo sulla Luna

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L’immagine dell’astronauta Usa James Irwin sulla Luna nel 1971

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Foto di impronta di astronauta dell’Apollo 11

Photo courtesy of NASA
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Il lancio di Space Shuttle

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La stazione spaziale internazionale (ISS)

Photo courtesy of John Nurminen Events B.V.
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La stazione spaziale internazionale (ISS)

Photo courtesy of John Nurminen Events B.V.
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Il modulo di comando di una delle missioni Apollo

Photo courtesy of John Nurminen Events B.V.
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Il kit di sopravvivenza degli astronauti dell’Apollo

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Modulo lunare (Prototipo D)

Photo courtesy of John Nurminen Events B.V.
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Casco per astronauti della missione Gemini

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Le copertine della rivista Life dedicate alla conquista dello spazio

Photo courtesy of John Nurminen Events B.V.
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La copertina di Life dedicata al primo sbarco USA sulla Luna

«Mi sento come a Cape Canaveral»

Prima sopresa: per entrare cammino su una passerella di metallo identica a quella che, a 100 metri d’altezza, hanno percorso gli astronauti per salire sull’Apollo 17 dalla rampa di lancio di Cape Canaveral. E il sottofondo di suoni e parole dà l’impressione di essere all’inizio di una missione spaziale. Divertente! Da lì arrivo alla sala dei Sognatori, cioè degli scrittori come Jules Verne che nel 1800 hanno immaginato i viaggi spaziali quando parevano un sogno impossibile. Forte: però la verità è che a me interessa raggiungere la sala dei Pionieri. Questo lo sapevo già: i primi a conquistare il cosmo sono stati i russi, che hanno spedito in orbita lo Sputnik, un satellite artificiale, e il primo cosmonauta, Yuri Gagarin. Per raccontare le loro imprese e quelle degli americani ci sono video, fotografie, oggetti come la valigetta di Gagarin e le copertine di un giornale famoso, Life, dedicate alla corsa allo spazio. Ma quello che mi colpisce di più è il filmato della scimmietta Albert, il primo essere vivente spedito nel cosmo. Questo non l’avevo letto da nessuna parte! Mi fermo a guardare la ricostruzione in scala del razzo Saturno V: è il più grande e potente mai impiegato per spedire in cielo le stazioni spaziali e gli astronauti. Ho letto che pesava quasi 3 tonnellate, ma qui è piccolo e smontato, così posso vedere da quali parti è composto.

«Le tute sono scomodissime»

Evviva, ecco le tute degli astronauti: mi faccio una foto davanti a quelle usate da Neil Armstrong e Buzz Aldrin per camminare sulla Luna, nella posa di Buzz Lightyear del cartone Toy Story – «Verso l’infinito e oltre!» – che, infatti, era proprio un astronauta. In verità, però, come potevano resistere con quelle cose addosso? Le tute erano pesantissime, fatte di strati e strati di materiali, e con una rete di tubicini pieni d’acqua vicini al corpo che servivano per abbassare la temperatura, altrimenti sarebbero morti di caldo. Ma come facevano, così vestiti e senza la gravità, a fare pipì, mangiare e lavarsi? Che ridere, scopro che durante decollo e atterraggio devono indossare un pannolone perché non possono muoversi dalla poltrona, invece per il resto del viaggio usano – ehm– una specie di “aspirapolvere”… Anche mangiare non è facile: succhiano il cibo liofilizzato da speciali contenitori di plastica e, per lavarsi, usano delle speciali salviettine. Be’, a me piacerebbe fare l’astronauta, però non deve essere comodo perché lo spazio dentro le astronavi è piccolissimo. Alla mostra vedo l’interno del modulo di comando Apollo, un simulatore usato per l’addestramento, pieno di lucine, leve, pulsanti, pannelli e comparti per il cibo e gli equipaggiamenti. Si può solo stare seduti. Mi hanno detto che gli astronauti devono fare ginnastica pedalando sulle cyclette: in assenza di gravità, e muovendosi poco, i muscoli si atrofizzano in fretta. Anche se si tengono allenati, quando tornano sulla Terra per un po’ non riescono a camminare e li devono andare a prendere con la sedia a rotelle.

«Sono pronta per volare»

Finalmente, la parte più emozionante: il simulatore di volo orbitale! È la copia di un vero simulatore e tutti possono provarlo, se non si hanno problemi di salute e se non si soffre di claustrofobia. All’inizio ho un po’ paura perché mi ritrovo chiusa in una cabina piccolissima e buia, poi parte un video di benvenuto e vedo le stesse immagini che vedono i cosmonauti. La cabina comincia a girare velocissima e a vibrare per simulare 3 momenti: decollo, volo e atterraggio, che è la fase in cui si aprono i paracaduti e si finisce in mare. Quanti scossoni! Credevo di non farcela e invece è bellissimo, anche se quando esco perdo un po’ il senso dell’orientamento… Tra attrezzature, fotografie scattate dagli astronauti e altri speciali veicoli, arrivo alla fine di questo bellissimo viaggio. L’ultima cosa che mi colpisce? La teca con un pezzetto di roccia di meteorite lunare: che emozione pensare da dove proviene!