È stata indubbiamente una delle dive sex symbol del cinema di Hollywood tra gli anni Sessanta e Settanta, interprete in film del calibro di “I tre moschettieri” (1973) diretto da Richard Lester, accanto a star come Richard Chamberlain, Oliver Reed, Charlton Heston, Christopher Lee e Faye Dunaway. Proprio per quella interpretazione Raquel Welch, scomparsa all’età di 82 anni dopo una breve malattia, aveva anche vinto un Golden Globe.

A dare la notizia della morte è stato il sito di gossip TMZ, che ha appreso la notizia dai familiari.

Chi era Raquel Welch, la diva dalla bellezza prorompente

Nata a Chicago il 5 settembre 1940, Raquel Welch (all’anagrafe Jo Raquel Tejada) era considerata una diva dalla bellezza prorompente, ma capace anche di spaziare tra i generi più disparati: dai ruoli intensi e drammatici a quelli della commedia, come quando ha interpretato Costanza Bonacieux proprio nella pellicola “I tre moschettieri”.

Famose anche le sue pose in bikini, che le hanno fatto guadagnare la definizione di sex symbol. Non si può dimenticare, infatti, il ruolo nei panni della prosperosa Loana in “Un milione di anni fa” di Don Chaffey. Il manifesto del film, uscito nel 1966, con il primo piano dell’attrice in un provocante bikini in pelle, è divenuto un cult e Welch si affermò subito come sex symbol, ulteriormente esaltato dalle sue apparizioni in “Fathom: bella, intrepida e spia” (1967) di Leslie H. Martinson, accanto ad Anthony Franciosa, e “Il mio amico il diavolo” (1967) di Stanley Donen, con protagonisti Dudley Moore e Peter Cook.

Da Elvis Presley a “Vita da strega”

Il suo esordio sul grande schermo risale al 1964 quando, all’epoca 24enne, recitò in “Madame P… e le sue ragazze” di Russell Rouse con Shelley Winters e Robert Taylor. Indimenticabile, poi, la sua performance al fianco di Elvis Presley in “Il cantante del luna park” di John Rich, sempre agli inizi della carriera, che però poi l’ha portata anche in tv, in particolare a recitare in alcune serie televisive cult degli anni ’60, poi arrivate anche in Italia, come “Il virginiano” e “Vita da strega”. Proprio per una mini-serie/film per la tv ottenne una seconda nomination al Golden Globe nel 1987, con “Quando morire” di Paul Wendkos, ma senza ottenere il riconoscimento.

Tornando al cinema, invece, tra gli altri titoli rimasti nella memoria collettiva e nei quali la sua presenza non è passata inosservata ci sono anche “Party selvaggio” (1975) di James Ivory, “Il principe e il povero” (1977) di Richard Fleischer e “L’animale” (1977) di Claude Zidi, al fianco di Jean-Paul Belmondo.

Dalla fantascienza alla commedia italiana

Se nel 1966 recitò nel fortunato film di fantascienza “Viaggio allucinante” di Richard Fleischer, nella sua carriera c’è stato posto anche per la commedia e in particolare la commedia italiana. Ne sono esempio “Spara forte, più forte… non capisco!” (1966) di Eduardo De Filippo e “Le fate” (1966) di Mauro Bolognini.

Risalgono al biennio 1968-1969, invece, “Colpo grosso alla napoletana” di Ken Annakin e i polizieschi “La signora nel cemento” di Gordon Douglas e “L’implacabile omicida” di James Neilson. Che dire, poi, delle interpretazioni western, in pellicole come “Bandolero!” (1968) di Andrew V. McLaglen e con Dean Martin e James Stewart, o “La texana e i fratelli Penitenza” (1971) di Burt Kennedy.

Di sicuro non la spaventa recitare al fianco di grandi attori, tanto che nel 1970 era stata la volta di Mae West, John Huston e Farrah Fawcett in “Il caso Myra Breckinridge” di Michael Sarne, mentre nel 1972 recitò in un film grottesco come “…e tutto in biglietti di piccolo taglio” di Richard A. Colla, in coppia con Burt Reynolds, oltreché in “Barbablù” di Edward Dmytryk, con protagonista Richard Burton.


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