Farmaci: ne usiamo troppi li usiamo male

26 miliardi di euro: è questa la cifra, spropositata, che gli italiani hanno speso l’anno scorso per l’acquisto di farmaci. Peraltro non sempre necessari.

Lo dimostra la vendita di antibiotici che, in sei casi su dieci, sono finiti in fondo a un cassetto. E lo stesso discorso vale per gli ansiolitici. Insomma, sprechiamo denaro per medicine che non usiamo. Oppure ne prendiamo troppe senza consultare il medico e senza renderci conto dei rischi che corriamo, dalle forme di dipendenza allo sviluppo di superbatteri resistenti agli antibiotici.

In vista dell’inverno, abbiamo chiesto a sette specialisti di darci i loro consigli. Per imparare a usare meglio i farmaci più comuni.

Farmaci: come usarli meno e meglio

Pensaci un attimo. Le medicine che ci sono nell’armadietto del bagno ti servono tutte? Ecco una guida ragionata per curarti meglio e non buttare via soldi

Guida ad un uso corretto dei farmaci antibiotici. È importante che siano sempre prescritti dal medico!

Qualche consiglio ridurre il consumo di medicinali in caso di cefalee

Altre utili indicazioni sui farmaci, in particolare sui cibi che possono condizionarne l'effetto

Gli ansiolitici

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«Prendi questo tipo di farmaco al massimo per sei mesi e segui i dosaggi prescritti dallo specialista. Poi rispetta le indicazioni che ti avrà dato per diminuire la quantità. È indispensabile farlo in modo da evitare sintomi come tremore alle mani e confusione mentale» dice Stefania Andreoli, psicologa e psicoterapeuta.

NO

Con queste sostanze il “fai da te” è pericoloso. «Se ti fai prendere la mano, e li assumi ogni volta che ti senti salire l’ansia, rischi di non riuscire più a farne a meno. E di cadere in uno stato di dipendenza nell’arco di qualche mese» spiega la dottoressa.

Gli antibiotici

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«Vanno bene quando la malattia è batterica, come la tonsillite, o per curare alcune forme di bronchite e la polmonite» precisa Fabrizio Pregliasco, direttore di Infettivologia all’Università degli Studi di Milano. «Prendili sempre insieme ai fermenti lattici per proteggere la flora batterica, soprattutto quella intestinale».

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«Non ricorrere agli antibiotici se hai un’infezione di origine virale, come un raffreddore o il mal di gola» prosegue l’esperto. «Questi farmaci sono inefficaci sui virus. Quindi finiresti per prendere medicinali in più, che però non servono perché la malattia continua il suo corso. In caso di bronchite, solo il medico può stabilire se è batterica o virale, quindi se è il caso di prendere l’antibiotico».

Gli antiemicranici

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«Puoi gestire da sola il mal di testa se ti colpisce un paio di volte al mese» spiega il professor Paolo Barbanti, presidente dell’Associazione italiana emicrania. «Tra gli antinfiammatori a cui ricorrere, scegli quelli che contengono come principi attivi ketoprofene, ibuprofene o naprossene. Sono i medicinali che mettono ko il dolore».

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«Non prendere antinfiammatori per più di 15 volte al mese: con questo ritmo, dopo tre mesi potresti scatenare la cefalea da farmaci. E sono guai» prosegue l’esperto. «In questo caso, il dolore diventa continuo per tutto il giorno. Tanto che spesso è necessario il ricovero in ospedale per disintossicare l’organismo».

Il collutorio

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«Scegline uno a base di aloe vera, da usare al massimo due settimane di seguito e solo per diminuire l’infiammazione dopo un intervento, come la cura di una carie o una devitalizzazione» spiega Massimo  Trovarelli, odontoiatra. «È indicato anche dopo una pulizia dei denti,  nel caso tu sia molto sensibile al trattamento».

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Non usarlo d’abitudine per i risciacqui serali. «Contiene sostanze come la clorexidina, che nel giro di un mese può provocare, come effetto collaterale, la formazione di macchie scure sullo smalto, impossibili poi da togliere a meno di ricorrere allo sbiancamento» conclude l’esperto.

Il collirio antinfiammatorio

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«Se gli occhi sono spesso rossi, scegli un collirio a base di lacrime artificiali» dice Francesco Loperfido, oftalmologo della Commissione difesa vista. «Puoi usarlo tutti i giorni perché contiene sostanze che mantengono lubrificate le strutture oculari senza effetti collaterali. Dai la preferenza a quello in spray. Lo spruzzi sulle palpebre chiuse e, per farlo penetrare all’interno, strizza l’occhio come per fare l’occhiolino».

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«Limita a un paio di volte alla settimana i colliri antinfiammatori: contengono sostanze che restringono il calibro dei vasi sanguigni. Quindi, se ne fai un utilizzo giornaliero, possono ridurre la lacrimazione. E aumentare il rischio di infezioni».

La pomata al cortisone

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«Usala non più di un paio di volte a distanza di almeno sei ore, per risolvere un problema momentaneo. Come nel caso di una puntura di insetto. Oppure per spegnere una crisi di allergia da contatto» consiglia Antonino Di Pietro, dermatologo.

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«Evita di applicare la pomata sulle macchie di cui non conosci la natura» prosegue l’esperto. «Il cortisone abbassa le difese immunitarie locali e, se in quel momento hai una micosi, cioè un fungo della pelle, rischi di peggiorare le cose».

Lo spray nasale decongestionante

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«Dai la preferenza ai prodotti a base di soluzione marina, oppure di acqua isotonica» spiega il professor Renato Gaini, direttore della clinica otorinolaringoiatra, Università degli Studi Milano Bicocca. «Utilizzali pure tutte le sere per un lavaggio delle cavità nasali. E, in caso di raffreddore, puoi raddoppiare la dose per qualche giorno».

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«Non superare il limite di una settimana. È vero che questi spray ti aiutano a respirare bene procurando un sollievo momentaneo impareggiabile» prosegue l’esperto. «Ma già nell’arco di un mese possono alterare la mucosa che riveste le pareti del naso. Con un aumento dei problemi di respirazione».

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