Il parto in acqua, una soddisfazione per mamma e bambino 

Parto in acqua, per capirne qualcosa di più, abbiamo intervistato la Dottoressa Valentina Ciardelli, ostetrica ginecologa presso l’Ospedale di Bentivoglio

 - 03 Febbraio 2012

La Dottoressa Valentina Ciardelli, ostetrica ginecologa presso l’Ospedale di Bentivoglio, in provincia di Bologna, da anni fa nascere i bambini in acqua, in equipe con la Dott.ssa Marcella Falcieri e l’ostetrica Alessandra Ravagnani. Ha risposto alle nostre domande sul parto in acqua.

Dottoressa Ciardelli, perché preferire il parto in acqua rispetto ad un parto tradizionale?
Non credo, almeno da parte di noi sanitari,  si debba parlare di preferire. L’obiettivo del nostro lavoro, come ci ricorda l’OMS, è di arrivare ad una madre e un bambino sano. In questo però rientra anche l’ascolto del desiderio della donna e delle sue preferenze. Gli effetti benefici dell’immersione in acqua calda nel periodo dilatante del travaglio fisiologico sono  numerosi e documentati da metanalisi di studi randomizzati e controllati:  riduzione nella richiesta di farmaci analgesici e di ricorso all’analgesia epidurale, maggiore soddisfazione materna in assenza di rischi per mamma e bambino. E sappiamo bene che, a parità di esiti, il vissuto di parto ha conseguenze importanti sul bonding madre bambino e sull’allattamento al seno.

Il parto in acqua è indicato per tutte le donne e tutte le gravidanze o ci sono delle controindicazioni?
Il parto in acqua è indicato per tutte le donne con  gravidanze a basso rischio. Più in generale , per citare alcuni esempi, possiamo dire che non sono ammesse al travaglio in acqua le donne che hanno avuto un pregresso taglio cesareo o una pregressa miomectomia, così come tutte le donne con ipertensione o diabete o con febbre o rottura delle membrane da oltre 18 ore, in pratica in tutte quelle situazioni in cui si necessita di una cardiotocografia in continuo durante il travaglio.

Come funziona il parto in acqua? Quando si entra in acqua? Anche il travaglio avviene in acqua?
A travaglio ben avviato (contrazioni regolari e valide, collo uterino scomparso e dilatazione di almeno 3 cm) la donna con gravidanza fisiologica che lo desidera, può immergersi in vasca. L’acqua deve essere ad una temperatura di circa 37° e coprire completamente l’addome se in posizione supina o semiseduta. La donna ha in acqua ampia libertà di movimento, sceglie le posizioni che più la aiutano e riesce spesso ad abbandonarsi galleggiando tra una contrazione e l’altra. Come raccomandato, l’ostetrica  in ginocchio al bordo vasca, ausculta regolarmente il battito fetale con un SONICAID acquatico e, se lo ritiene, può effettuare l’esplorazione vaginale con appositi guanti. In assenza di controindicazioni, la donna può quindi decidere se rimanere immersa anche durante la fase espulsiva ed effettuare un parto in acqua, oppure uscire prima. Se il parto avviene in acqua l’unica accortezza è quella di evitare la fuoriuscita dall’acqua delle parti fetali fino a che l’intero corpicino non sia stato espulso; questo per evitare che il contatto con l’aria possa bloccare il diving reflex e indurre un atto respiratorio intempestivo. A parto avvenuto è importante mantenere il neonato immerso sul corpo della mamma per evitare che si raffreddi e bagnargli regolarmente la testina (sempre per evitare dispersione di calore). Non è ancora chiara l’indicazione in letteratura sulla modalità secondamento. Nel dubbio di non riuscire a valutare l’entità della perdita ematica alla fuoriuscita della placenta, si può optare per secondare fuori dalla vasca, all’asciutto.

Il papà può partecipare al parto in acqua?
La mamma può avere accanto il marito, un familiare o comunque una persona di sua fiducia per tutta la durata del travaglio e durante il parto.

Ci sono rischi per il nascituro con un parto in acqua?
Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che il parto in acqua non aumenta il numero di ricoveri in terapia intensiva neonatale, non aumenta il rischio di infezioni neonatali e non aumenta la necessità di rianimazione neonatale (Cochrane review 2007; Royal College of Obstet & Gynaec./Midwives 2006)

Si fa comunque un’anestesia nel corso del parto in acqua ?
No, numerosi studi hanno evidenziato che l’immersione in acqua riduce la richiesta di analgesia epidurale; inoltre le mamme che scelgono di fare il travaglio in analgesia non si possono immergere in vasca. Succede anche frequentemente che alcune mamme orientate verso l’analgesia una volta entrate in acqua non ne hanno fatto poi ricorso.

Come si possono trovare delle strutture attrezzate per il parto in acqua?
Esistono molti siti internet che danno informazioni sulle tipologie di assistenza al parto offerte  dai singoli ospedali tra cui www.partoinacqua.it

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