Come scegliere l'ospedale dove partorire 

Quali caratteristiche dovrebbe avere l'ospedale ideale per partorire?

di Serena Allevi
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Soprattutto se si è al primo figlio, scegliere l'ospedale ideale per partorire può non essere così semplice. Per aiutare le future mamme, la FNCO (Federazione Nazionale Collegi Ostetriche) ha elaborato un utilissimo decalogo: la parola d'ordine è sicurezza. Infatti, partorire in sicurezza è il requisito più importante. Molto di più rispetto alla mera "estetica" del luogo, per esempio.

Alla spunta di questo decalogo, però, va comunque associata anche l'impressione, è il caso di dirlo, di "pancia". Ovvero, il tipo di clima che si respira e si vive all'interno di una struttura ospedaliera e, nello specifico, nel suo reparto maternità. Invece, è importante imparare a non conferire eccessivo peso ai racconti di amiche e conoscenti rispetto al parto e al giudizio riguardo alla struttura sanitaria: ogni parto è a sé e le esperienze, nello stesso ospedale, possono essere davvero diametralmente opposte.

Il consiglio, dunque, è di frequentare sempre i corsi pre-parto che permettono di conoscere il personale ospedaliero, le prassi della struttura sanitaria. Offrendo anche la possibilità di visite guidate del reparto. Sala parto, compresa.

Numero di parti e livelli

Il numero di parti che avvengono in una struttura sanitaria è direttamente proporzionale al grado di prontezza nel caso subentrasse un qualunque tipo di complicazione (non necessariamente di grave entità). Il livello minimo di parti annuali, sotto il quale sarebbe bene non scendere come criterio di scelta, è 500.

Un ospedale dove si registrano molti parti, infatti, è teoricamente più attrezzato nel caso qualcosa non funzionasse come da protocollo, sia per quanto riguarda l'andamento del parto, sia per ciò che concerne la salute del neonato.

Inoltre, ricordiamo che gli ospedali si classificano attraverso l'attribuzione di livelli. Se una gravidanza è complicata, per esempio è gemellare oppure la futura mamma ha problemi di obesità e ipertensione (ma anche di diabete), il consiglio della FNCO è di indirizzarsi verso un ospedale classificato di secondo o terzo livello, ovvero dotato di reparto di terapia intensiva neonatale.

Numero di cesarei e possibilità di VBAC

Anche il numero di parti cesarei effettuati nella struttura va preso in considerazione, quando si sceglie l'ospedale in cui partorire. Ciò non significa che se i cesarei sono tanti, l'ospedale sia da scartare. Infatti, nelle grandi strutture è facile che anche il numero di parti cesarei non sia irrisorio (per la legge dei grandi numeri). L'importante è che non se ne abusi.

Ma non solo: per le donne che hanno già avuto un parto cesareo, in mancanza di complicazioni, l'ospedale ideale dovrebbe dare alla futura mamma l'opportunità di partorire una seconda (o una terza) volta in modo naturale. Non sono molte le strutture che garantiscano il VBAC (parto naturale dopo cesareo), ma vale la pena affidarsi a una di queste.

Epidurale e libertà di posizione

Oggi, l'epidurale dovrebbe essere garantita 24 ore su 24 in tutti i reparti maternità, e per legge sempre nelle strutture con molti parti annuali. Quindi, è importante assicurarsi che l'ospedale scelto garantisca l'analgesia epidurale 24 ore su 24. Come fare? Semplicemente consultando la Carta dei Servizi dell'ospedale.

Molto importante è anche la possibilità di poter scegliere la posizione in cui partorire. E non si tratta di una sciocchezza: sono ancora troppi gli ospedali che obbligano la donna a restare sdraiata per tutto il tempo del travaglio e della fase di espulsione. Ma sappiamo che questa posizione è innaturale e non facilita il parto.

Scegliere una struttura sanitaria che permetta alla donna di camminare, restare seduta o spingere accovacciata, è di fondamentale importanza. Anche la presenza del partner in sala parto e nelle ore immediatamente successive è cruciale e, ormai, tutti gli ospedali la garantiscono. Però, è sempre meglio verificare.

Per avere conferme su questi requisiti, è fondamentale frequentare il corso pre-parto.

Rooming in e allattamento al seno

Rooming in significa che il neonato può restare e dormire tutta la notte accanto alla mamma, nella stessa stanza. Questo requisito ha grande importanza per molte donne ma, in generale, è bene che la neomamma possa scegliere. Se il parto è stato faticoso, la mamma potrà aver legittimamente voglia di riposare e, dunque, l'ospedale deve garantire l'accudimento del neonato nella nursery anche durante la notte.

È bene, inoltre, scegliere una struttura sanitaria che promuova attivamente l'allattamento al seno. Ciò non vuol dire pressare oppure obbligare la neomamma ad allattare al seno, ma favorirne le condizioni ideali, aiutarla nelle prime poppate e farla sentire più sicura.

 

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