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Melanoma, le novità che proteggono dal tumore della pelle

di Cinzia Testa

Negli ultimi 15 anni i casi di melanoma sono più che raddoppiati. Ora però per abbronzarsi in sicurezza abbiamo strumenti hitech rivoluzionari: come il patch che cambia colore al sole o il bracciale che dice quando rimettersi la crema solare

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Negli ultimi 15 anni i casi di melanoma sono più che raddoppiati. Ora però per abbronzarsi in sicurezza abbiamo strumenti hitech rivoluzionari: come il patch che cambia colore al sole o il bracciale che dice quando rimettersi la crema solare

Non possiamo continuare a fare finta di nulla: il sole a dosi sbagliate può fare male. E molto. Negli ultimi 15 anni i casi di melanoma, il tumore della pelle che si nasconde sotto le sembianze di un neo, sono più che raddoppiate. Oggi sono oltre 100 mila gli italiani colpiti dalla malattia, con oltre diecimila nuove diagnosi all’anno. Troppi, per un tumore che si può prevenire bene.

«I raggi solari possono danneggiare il Dna delle cellule e nell’arco di 20-30 anni provocare lo sviluppo del melanoma» spiega Paola Queirolo, responsabile Dmt melanoma e tumori cutanei dell’Istituto San Martino-Ist di Genova. «A essere più a rischio sono le persone con fototipo uno e due, cioè chi ha la carnagione così delicata da abbronzarsi con difficoltà o addirittura da non abbronzarsi mai.

Ma non è completamente al sicuro neppure chi ha la carnagione mediterranea». Tutto dipende infatti da come si è preso il sole fino ai 20 anni. Utilizzare malamente i solari e scottarsi soprattutto nei primi anni di vita, rappresentano i più importanti fattori di rischio di malattia da adulti. Certo, non è facile tenere sotto controllo i bambini in spiaggia. O resistere alla tentazione dell’abbronzatura selvaggia. Per fortuna ci viene incontro la tecnologia che aiuta a organizzare un’estate senza rischi per tutta la famiglia.

Il cerotto e la app

Scarica l’app My Uv-patch e crea il tuo profilo. Quindi ritira il patch in farmacia e applicalo sulla pelle quando ti esponi al sole: appena cambia colore, scannerizzalo col tuo cellulare. Ti arriveranno i consigli su quanto e come stare al sole. «Alcune regole sono basilari per tutti» aggiunge l’esperto. «Il sole va evitato tra le 11 e le 15 perché i raggi sono particolarmente aggressivi. Ed è vietato ai bambini al di sotto dell’anno. Non devono stare neppure sotto l’ombrellone: i raggi penetrano comunque».

Il braccialetto segnalatore

È un vero e proprio semaforo: quando cambia colore, è ora di rimettere la crema. Si trova in farmacia con il nome Evita Sun UV Indicator e on line come Smartsun, Kids sun bangle. «Il solare va scelto con l’aiuto di un esperto, sulla base del proprio fototipo» aggiunge la dottoressa Paola Queirolo, che è anche presidente di Imi, l’intergruppo che riunisce i massimi esperti italiani della malattia. «E va applicato almeno ogni due ore e tutte le volte che si fa il bagno. I più adatti sono i solari con i filtri fisici. Contengono ossidi di minerali presenti in natura, che non lasciano passare i raggi uv».

I tessuti anti-uv

Sono raccomandati anche dalle società dermatologiche internazionali: contengono nelle fibre principi attivi che proteggono la pelle dai raggi. Attenta però. I lavaggi ne fanno diminuire man mano l’effetto. Usali allora quando hai bisogno di una superprotezione. Come in barca. Altrimenti, va bene anche il cotone. «Maglietta e cappellino difendono in particolare naso, orecchie, petto, spalle e cuoio capelluto» dice l’esperto. «Che sono tra le zone più delicate. Ma non bisogna dimenticare gli occhiali da sole per proteggere gli occhi e la delicatissima zona circostante».

Le cure all’avanguardia

Quando il melanoma viene diagnosticato in una fase iniziale, è sufficiente l’intervento chirurgico e la guarigione è vicina al 100 per cento. Ma non devi perdere le speranze neppure se è in uno stadio più avanzato. La ricerca ha fatto passi da gigante e ora ci sono terapie rivoluzionarie, personalizzate sul tipo di tumore. «Abbiamo a disposizione i primi farmaci immunoterapici che rendono il sistema immunitario in grado di reagire contro le cellule tumorali e combatterle» conclude la dottoressa Queirolo. «E terapie a bersaglio molecolare, che colpiscono il tumore in modo mirato, togliendo alle cellule la capacità di riprodursi. Sono cure che oggi vengono riservate ai casi più avanzati. Con risultati che parlano da sé. A distanza di cinque anni, continuano a stare bene quasi quattro pazienti su dieci, contro il 5 per cento di qualche anno fa. E con le nuove molecole in arrivo a breve, i dati saranno ancora più positivi».




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