Medicinali a base di cannabis: cosa dice la nuova legge

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Lorenza Pleuteri

La Camera dà il via libera alla proposta di legge che uniforma le procedure per la prescrizione e la somministrazione di medicinali a base di cannabis (già possibile da anni) e dà gli stessi diritti ai malati di tutte le regioni. No, invece, ad autoproduzione e liberalizzazione

Dopo più di quattro anni di dibattiti e contrasti, sparite o non inserite la parti che riguardavano l’uso ricreativo e la liceità dell’autoproduzione, la Camera ha approvato la legge che sistematizza e uniforma le procedure per la prescrizione di farmaci a base di cannabis, già possibili con una serie di limitazioni, con differenze da regione a regione e con difformità di trattamento per i pazienti. Il testo ora dovrà andare al Senato. Ma non è detto che Palazzo Madama riuscirà a votarlo prima della fine della legislatura.

Le novità

1. Stesse possibilità in tutte le regioni

Spiega l’onorevole del Pd Anna Margherita Miotto, relatrice del provvedimento per la commissione Affari sociali: “Con questa legge si vogliono raggiungere tre obbiettivi. Primo: consentire ai malati di tutta Italia di accedere ai farmaci a base di cannabis in modo equo e uniforme, senza disparità e senza difficoltà. Ora invece , in assenza di linee guida comuni, ogni regione si regola come crede. In alcune questi medicinali sono a carico dei pazienti, in altre no”.

2. Semplificare l'assunzione ed estenderla ad altre malattie

“Secondo scopo: promuovere la ricerche sulla semplificazione delle modalità di assunzione dei preparati a base di cannabis (al momento si possono somministrare solo per infusione o per vaporizzazione e inalazione) e gli studi sui possibili impieghi per altri gruppi di malattie e disturbi. Quelli ammessi dal ministero della Salute sono 6, e cioè: trattamenti contro il dolore cronico non alleviabile diversamente; cura del dolore resistente alle terapie convenzionali, in persone affette da sclerosi multipla e lesioni del midollo spinale; contrasto a nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie contro l’Hiv; stimolazione dell’appetito nei casi di perdita patologica di peso e nei pazienti oncologici, malati di Aids e anoressici; cura dei glaucomi; riduzione dei movimenti involontari del corpo e del viso nella sindrome di Gilles de la Tourette. Un esempio di possibili sviluppi? Il trattamento della fibromialgia. In base alla legge Di Bella – dice sempre la relatrice del ddl – i farmaci a base di cannabis possono già essere prescritti anche per questi dolori, però non sono rimborsabili del servizio sanitario nazionale. Potrebbero diventarlo”.

3. Ricorrere a nuovi fornitori autorizzati

Continua l’onorevole Miotto: “La terza finalità della legge è arrivare a garantire la copertura del fabbisogno nazionale di cannabis per uso terapeutico, anche ricorrendo a nuovi fornitori autorizzati. Lo stabilimento militare di Firenze, al momento l’unico produttore italiano riconosciuto, non è in grado di coltivare i quantitativi necessari. E l’Olanda, da cui siamo costretti a importare, ha messo un limite alle esportazioni nel nostro Paese. I farmacisti sono in difficoltà. In alcune parti d’Italia, le ultimissime segnalazioni arrivano da Torino, i preparati a base di cannabis non sono sufficienti nemmeno adesso”.

I punti principali della nuova legge

Cannabis per uso terapeutico

I medici, come già succede, potranno prescrivere farmaci di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e per altri impieghi. Le ricette dovranno indicare - oltre a dose, posologia e modalità di assunzione - la durata del trattamento, che non potrà superare i tre mesi.

Medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale

I preparati a base di cannabis prescritti dal medico per la terapia del dolore, e per gli altri impieghi autorizzati dal ministero della Salute, saranno a carico del Servizio sanitario nazionale, in tutta Italia. Se i preparati saranno prescritti per patologie e disturbi non inclusi nell’elenco ministeriale, ad esempio la fibromialgia, resteranno fuori del regime di rimborsabilità, salvo che i risultati di studi clinici e non portino a prendere in considerazione la somministrazione terapeutica gratuita, in futuro. L’iva, in compenso, scenderà al 5 per cento.

Produzione e coltivazione della cannabis

La coltivazione, la preparazione e la distribuzione della cannabis alle farmacie restano affidate allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Se necessario, e secondo l’onorevole Miotto già lo è, verrà autorizzata la coltivazione presso uno o più enti e imprese. Nessuna concessione alle coltivazioni domestiche, anche se destinate a usi terapeutici. Nessuno spazio all’autoproduzione per fini ricreativi. Tutta questa parte è rimasta fuori dalla legge.

Le risorse necessarie

Le risorse messe a disposizione, per rendere concreta la legge e coprire i costi preventivati, ammontano a 1 milione e 700mila euro.

Monitoraggio e prescrizioni

Alle regioni spetteranno il compito di monitorare le prescrizioni (fornendo annualmente all’Istituto superiore di sanità i dati aggregati per patologia, età e sesso dei pazienti sotto terapia di cannabis) e l’onere di comunicare all’Organismo statale per la cannabis la quantità necessaria per l’anno successivo.

Informazione e promozione della ricerca

La legge prevede campagne di informazione, aggiornamento periodico dei medici e del personale sanitario impegnato nella terapia del dolore e promozione della ricerca sull’uso appropriato dei medicinali a base di cannabis. In alcune regioni, come la Toscana, i corsi per i camici bianchi vengono già pianificati.

Esclusione dell’autoproduzione

Il passaggio che avrebbe consentito la libera coltivazione di cannabis per uso terapeutico è stato tolto. Gli emendamenti antiproibizionisti non sono passati. Resta dunque in vigore la normativa, punitiva, che persegue la produzione, la detenzione, l’importazione e il consumo di stupefacenti pesanti e meno pesanti, cannabis compresa.

Insoddisfazione e critiche dal fronte pro liberalizzazioni

Il deputato Daniele Farina di Sinistra italiana, dimessosi per protesta dall’incarico di co-relatore della legge, parla di “occasione persa”, pur avendo votato a favore. “Ci sono voluti anni e anni per arrivare a un testo – rileva - ma tutti gli sforzi per approdare a soluzioni avanzate sono stati inutili o quasi. Il risultato è al di sotto delle attese e lontano anni luce dal dibattito che c’è nel Paese, molto più avanti del Parlamento: il ddl appena approvato rende possibile ciò che già lo era. Si sistema l’ovvio e l’esistente. Di nuovo c’è poco, ma non si butta via niente, perché stiamo parlando dei diritti di persone malate. Una delle rare cose positive è che anche le regioni restie ai cambiamenti, Lombardia in testa, si dovranno adeguare. Adesso – ricorda - i pazienti lombardi pagano i medicinali a base di cannabis e manca una legislazione regionale specifica”.

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