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Emotional eating: quando mangiare deriva da un'emozione 

Non sempre si mangia per saziare un bisogno fisiologico, ma a volte si può mangiare per compensare un'emozione negativa. Come ci illustra uno specialista dei disordini alimentari

 - 28 Aprile 2012

Un aspetto allo stesso tempo ovvio e poco considerato del peso in eccesso è che spesso è legato a questioni psicologiche.
Secondo il Dr. Joy Jacobs, psicologo dei disordini alimentari e professore associato alla School of Medicine della University of California a San Diego, ogni tipo di emozione forte, dallo stress sul lavoro alla visita dei suoceri al più generale "sentirsi giù", può portare a quelle che definisce "abbuffate emozionali".
Con il termine "emotional eating" (la traduzione concettuale è più o meno "mangiare per compensazione") si intende quel fenomeno per cui chiunque abbia una emozione che non sa gestire la sfoga in una esperienza di cibo.
E quando si sente il desiderio spasmodico di mangiare per un motivo diverso dalla fame, il cibo eletto non sono mai sedani, carote o simili ma il cosiddetto "comfort food", ossia gelati, cioccolatini, etc. in generale tutti i cibi ipercalorici ricchi di zuccheri.
Il motivo è chimico, l'innalzamento improvviso del livello di zucchero nel sangue genera infatti una sensazione immediata di benessere. La sensazione è però di breve durata e quando il livello di zucchero scende l'umore soffre e si inizia a sentire prepotente il desiderio di altri zuccheri dando così vita a quelle spirale di dipendenza dagli zuccheri che è all'origine di quasi tutti i problemi di sovrappeso.

La soluzione c'è, è super semplice e per attuarla richiede solo un po' (il quanto dipende da ciascuno di noi) di impegno mentale:
quando si inizia ad avere le voglie, il modo migliore per non cedere alla tentazione è distrarsi, trovare un'alternativa al cibo.

La scelta qui è infinita, e dipende proprio dai gusti personali: dal telefonare a qualcuno, al vedere un tele/film (messo regolarmene in pratica da chi scrive, funziona!), al fare una camminata, ad innaffiare le piante, e via dicendo.
È dimostrato che sono particolarmente efficaci le distrazioni che impegnano le mani e rendono fisicamente impossibile mangiare allo stesso tempo.

Visto che alla base del desiderio esasperato per il cibo c'è comunque lo stress nelle sue varie forme, il modo per affrontarlo alla radice è rilassandosi per cui, gestita l'emergenza con le distrazioni, il passo successivo e spesso risolutivo passa dalle tecniche di rilassamento.

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