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Papilloma virus: domande e risposte 

I dubbi più comuni sull'infezione da HPV sciolti insieme alla dottoressa specializzata in ginecologia

di Alessandra Montelli
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HPV è l'acronimo di Human Papilloma Virus ed indica una famiglia composta da oltre 100 varietà di virus. La maggior parte degli HPV causa lesioni benigne, come le verruche che colpiscono la cute (di mani, piedi o viso) e i condilomi o papillomi che interessano le mucose genitali e orali. La maggior parte delle infezioni genitali da HPV regredisce spontaneamente. Una piccola parte invece, se non trattata, può evolvere lentamente verso una forma tumorale. Il tumore del collo dell'utero è infatti quasi sempre correlato alla presenza dell'HPV non curato.

Ma come si contrae, si manifesta, si cura...? A questa e ad altre domande risponde la dottoressa Franca Fruzzetti, ginecologa della Clinica Ostetrica e Ginecologica presso l'Ospedale Santa Chiara, Università di Pisa e membro della SIC (Società Italiana di Contraccezione), che rassicura sulla pericolosità di un'infezione che può essere affrontata con successo. Per fugare ogni allarmismo.

Come scopro di aver contratto il virus papilloma?

«La diagnosi dell'infezione da HPV è occasionale o indiretta: di solito avviene in seguito ad un pap test di routine, che abbia rilevato delle lesioni sul collo dell'utero o in alcuni casi dei condilomi acuminati» risponde la dottoressa Fruzzetti «La natura delle lesioni può indurre nel ginecologo il sospetto che siano provocate dal papilloma virus: così egli sottopone la donna ad esami specifici (come ad esempio colposcopia), che tramite l'analisi istologica, accerti e confermi l'eventuale presenza del virus HPV».

L'infezione da HPV è grave? Quanti tipi di virus esistono?

In realtà, al livello strettamente clinico, non si parla di una sola infezione da papilloma virus, ma di tante quante sono i ceppi del virus HPV.

«Sono circa 120 i genotipi individuati del virus papilloma: di questi una quarantina sono associati a lesioni del tratto ano-genitale, e non tutti hanno la stessa virulenza» prosegue la ginecologa Fruzzetti «I tipi di virus HPV più rilevanti dal punto di vista istologico, le cui lesioni cioè possono esitare in tumore del collo dell'utero, sono il 16 e il 18. Tutte le altre lesioni virali non sono associate al rischio oncologico».

Scoprire di avere il papilloma virus 16 o 18, tuttavia, non vuol dire avere la certezza di sviluppare un cancro alla cervice.

«Vorrei rassicurare le donne che nella maggior parte dei casi, le lesioni accertate da papilloma sono "semplici", ovvero displasiche (alterazioni benigne dei tessuti ndr) e non ancora neoplasiche (formazioni tumorali maligne ndr),e non è automatico che lo diventeranno, perché la donna sarà sottoposta ad un iter di cure e controlli volte a estirpare il virus».

Si è ancora quindi nel campo della prevenzione oncologica.

Una volta effettuata la diagnosi di HPV, come si cura?

«Non ci sono vere e proprie medicine per curare il papilloma virus e, come per tutte le malattie virali, non si vince certo con l'antibiotico (efficace solo contro i batteri ndr)» spiega la dottoressa Fruzzetti «Restando nel caso della displasia lieve o media, ovvero della lesione semplice al collo dell'utero, si cercherà dapprima di riportare l'ambiente vaginale ad una condizione di normalità, rafforzando le difese immunitarie; e poi la donna sarà sottoposta ad una serie di controlli ravvicinati (pap test e colposcopia ogni 3-6 mesi a seconda dell'entità lesionale), volti ad individuare l'evoluzione delle lesioni».

Può accadere che le lesioni virali da HPV regrediscano spontaneamente. Se invece restano, il ginecologo valuterà se estirpare il "focolaio" del virus, oppure se procedere ad una via chirurgica locale eseguita in ambulatorio, che asporti il tessuto uterino lesionato.

In questo modo, infatti, la donna viene curata in modo definitivo, perché è difficile che il virus si ripresenti: nel 90% dei casi la terapia suddetta è efficace. Non sarà più necessario che la paziente si sottoponga ad estenuanti controlli frequenti, perché il virus non è recidivo, a meno che non sussistano le condizioni di partenza che l'abbiano portata a contrarre il virus HPV.

Come si contrae l'HPV?

Attraverso l'attività sessuale, in particolare mediante rapporti non protetti con più partner. Ma la trasmissione non è così automatica: se le difese immunitarie sono forti, il virus può non attecchire.

«A volte invece, l'aggressività del virus colpisce un ambiente vaginale degradato dalla presenza di altre infezioni, e che quindi ha perso le sue capacità di difesa; oppure può instaurarsi in un quadro di salute generale, già compromesso da un grosso stress» specifica la dottoressa Fruzzetti «Fumo e alcol sono ulteriori elementi che facilitano le infezioni dell'utero da HPV; alcuni studi propendono per la responsabilità delle pillole anticoncezionali a base di estrogeni, che potrebbero rendere il tessuto uterino più attaccabile dal papilloma virus. Va considerato inoltre che chi fa uso di contraccettivi orali tende a non usare il preservativo».

Il modo in cui avviene la trasmissione del virus è ininfluente, cioè se dall'uomo alla donna o viceversa: «anche gli uomini sono passibili di infezioni al tratto uro-genitale da HPV».

L'HPV si manifesta con sintomi particolari?

«No, le lesioni da papilloma virus non presentano una sintomatologia specifica, al massimo la donna può accusare delle infezioni ricorrenti al tratto uro-genitale che le richiedano più frequentemente il ricorso al ginecologo, ma non ci sono segnali evidenti che facciano sospettare in modo empirico - e non accertato - un'infezione da HPV, prima ancora di aver effettuato il pap test» spiega la dottoressa Fruzzetti.

Ricordiamo che è il medico a ipotizzare la presenza del papilloma virus in seguito ad un pap test alterato, e poi a proseguire le indagini. «In assenza di lesioni, non avrebbe senso la corsa alla ricerca del virus, che può scatenare solo un'inutile ansia da infondato allarmismo».

Vaccino contro HPV: perché a 12 anni?

Per due motivi pratici: il primo è che si suppone verosimilmente che a 12 anni nessuna donna sia entrata in contatto con il papilloma virus; il secondo dipende dalla maggiore risposta immunitaria dell'organismo al vaccino anti HPV, propria di quest'età. C'è la possibilità di somministrarlo entro i 26 anni, e nessuno vieta la somministrazione oltre l'età massima suggerita per legge, con la consapevolezza che in età tardiva la copertura dal virus non è efficace al 100%.

I vaccini contro l'HPV sono due: Gardasil e Cervarix .Il primo è un tetravalente contro gli HPV 16, 18 (ad alto rischio), 6 e 11 (a basso rischio), il secondo è un bivalente contro i tipi 16 e 18. Entrambi richiedono la somministrazione di tre dosi e sono rivolti a soggetti dai 9 ai 26 anni di età.

Il virus papilloma influisce sulla fertilità?

«No, persino donne trattate chirurgicamente possono avere figli, perché il collo dell'utero da cui è stato asportata una porzione di tessuto lesionato da HPV, si rigenera completamente, al punto da non riconoscere i segni di un precedente intervento» rassicura la dottoressa Fruzzetti «Una volta intervenuti, il collo dell'utero torna sano e non dà nemmeno complicanze in gravidanza, che possano minacciare un parto prematuro».

E se il virus HPV viene diagnosticato in gravidanza?

«Nessuna paura, perché non si trasmette al nascituro, né può dare disturbi particolari che mettano a repentaglio la salute di mamma e bimbo» conclude la ginecologa.

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