Matrigne e figliastri 

Il sangue non si trasmette solo partorendo un bambino, ma anche vivendogli accanto. Questa è la tesi di Rossella Calabrò, autrice del libro Di matrigna ce n'è una sola. Appunti di diseducazione sentimentale per figlie, figliastre, madri e matrigne. La abbiamo intervistata sul ruolo di matrigna, fidanzata di papà e seconda moglie...

di Laura Carcano  - 14 Aprile 2011
 

Rossella Calabrò è una terza moglie e da suo marito non ha avuto figli. Di figlie lui, invece, ne ha avute due, dalle precedenti mogli. Lei è quindi una matrigna e una mogliastra (dal titolo del suo blog, dedicato alle famiglie allargate). Ha anche fondato il Club delle Matrigne, dove le Grimilde di tutta Italia possono incontrarsi. Il suo ultimo libro sull'argomento, Di matrigna ce n'è una sola (Sonzogno) è una lettera dolcissima rivolta alla figliastra. Sono capitoli a metà tra la filastrocca e la cruda verità, pieni di divertenti consigli su come vivere la vita. Il sottotitolo di questo libro non a caso è appunti di diseducazione sentimentale per figlie, figliastre, madri e matrigne. Qui puoi trovare in vendita online il libro. Noi, la abbiamo intervistata.

Se io fossi una matrigna e volessi entrare nel Club, cosa dovrei fare?
Il Club delle Matrigne è assolutamente no-profit e libero per tutte. Basta scriverci e diventeremo amiche.

E passate il tempo a lamentarvi?
No, l’ho fondato oltre tre anni fa con un sorriso e la voglia di dare una mano a chi, come me, ha vissuto il matrignato con difficoltà e senza esempi o casistiche a cui riferirsi. Io sono una matrigna finalmente soddisfatta e orgogliosa di esserlo, e voglio trasmettere questo senso di positività alle altre.

Secondo te, è più facile diventare matrigna di un bambino o di un adolescente?
I bambini hanno meno filtri, quindi per certi versi è più facile approcciarli e costruire un rapporto affettivo solido, una sorta di imprinting, come faceva Konrad Lorenz con le sue paperette. Certo, è più difficile spiegare loro alcune dinamiche della famiglia ricostituita, perché sono piccoli. Con I figliastri adolescenti, oltre al problema stesso dell’adolescenza, l’approccio è più complicato, ma il vantaggio è che, pian pianino, loro sono in grado di formarsi un giudizio autonomo sulla matrigna, non filtrato dai giudizi della madre, spesso ostili.

Capita spesso che la madre sia gelosa della matrigna?
Sì, ma è un’ostilità comprensibile, dettata dalla paura di perderli. Certo, rimane dannosa per tutti, grandi e piccoli.

Che rapporto hai con la figliastra alla quale ti rivolgi nel libro?
Ho un rapporto splendido, di grande affetto, fiducia e complicità. Costruito in dodici anni di lavoro durissimo. Un rapporto che mi fa dire, ora, che le mie figliastre sono un valore aggiunto a mio marito. Cosa che i primi tempi certo non pensavo.

Quali sono i punti più complicati nel rapporto matrigna-figliastra/o?
Sicuramente il non-ruolo sociale della matrigna: a detta di molti “non è nessuno” per I figliastri. Cosa assolutamente non vera, perché la nuova moglie del padre è una figura di riferimento affettivo, ed educativo, molto importante, è una sorta di amica grande con cui confidarsi. Credo che dovrebbero farci un monumento.

Hai qualche trucco da consigliare per farsi benvolere dai figliastri?
Prima di tutto, non è obbligatorio amare e farsi amare dai figli del proprio compagno. L’alchimia, o c’è o non c’è, come per tutti I rapporti. Il rispetto reciproco invece è indispensabile. Senz’altro però la generosità, la pazienza, la sensibilità aiutano moltissimo. E anche, secondo me, un gran senso dell’umorismo, che aiuta a dirsi le cose, anche le più difficili, con un sorriso. Funziona. Garantito.

Esistono anche nonnastre e bisnonnastre nel tuo libro. Mi racconti queste figure nella famiglia allargata che ruolo hanno? Si sentono nonne a tutti gli effetti?
I nonnastri, spesso per un fatto generazionale, hanno difficoltà a sentirsi legati ai figli del compagno della propria figlia, ai nipotastri insomma. Ai loro tempi il divorzio era una novità. Nel mio libro ho voluto dare un ruolo ai nonnastri, raccontando di loro, per trasmettere una sorta di DNA alle mie figliastre che contenesse qualcosa di me.

Il tuo libro è un elenco di eredità che lasci alla tua figliastra...
Sì, perché il sangue non si trasmette solo partorendo un bambino, ma anche, moltissimo, vivendogli accanto.

Non usare reggiseni imbottiti, non alzare mai la voce, non è obbligatorio fare figli, cos'è il femminismo e cos'è l'amore per un uomo: questi sono solo alcune delle lezioni che impartisci dolcemente alla figliastra. Ma qual è il consiglio supremo da matrigna a figliastra?
Il consiglio supremo è: volersi bene, e sorridere delle proprie nevrosi.

E qual è la cosa più importante che ti ha insegnato la figliastra?
Le mie figliastre mi hanno insegnato la generosità, il sapermi fare da parte, affettivamente, quando è necessario. Non per dovere, ma per piacere.

Anni fa, quando hai incontrato le figliastre per la prima volta, immaginavi sarebbe andata così bene?
No. Ora so che essere matrigna è come praticare uno sport estremo. Quando ce la fai, non hai più paura di niente.

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