Lascia che tuo figlio sia imperfetto

03 01 2019 di Teresa Bergamasco
Credits: Marc Piasecki/GC Images

Molte famiglie soppesano continuamente i comportamenti dei ragazzi. Ma così li rendono fragili e li spingono a essere diversi da come si sentono. È la denuncia di un’insegnante che nel suo nuovo libro e in questa intervista lancia una provocazione: sicuri che la normalità sia sempre vincente?

Una nuova tendenza preoccupa gli esperti di pedagogia. Li chiamano genitori “elicottero”, sono quelle mamme quei papà troppo presenti, che “sorvolano” costantemente la vita dei figli, soppesando e correggendo eventuali errori o difetti. Anche se animati dalle migliori intenzioni, possono causare problemi. Lo sostiene un recente studio dell’università del Minnesota secondo cui questo atteggiamento danneggia l’autostima e il controllo delle emozioni. Ma l’appello a non essere giudici troppo severi arriva anche da un saggio, Figli imperfetti (Erickson), in cui Heidemarie Brosche, docente e autrice tedesca di guide e libri per l’infanzia, mette in guardia dal vizio del confronto. «Prima di scrivere il libro, ho intervistato centinaia di famiglie e tutti questi genitori ammettono di essere caduti nella trappola del “troppo”, cioè di essersi allarmati perché il figlio si discosta da presunti standard di normalità» spiega l’autrice. «Io stessa l’ho sperimentato da bambina. Ricordo le tante etichette che mi sono state affibbiate, ero troppo veloce, imprecisa, sognatrice, espansiva, irascibile e perfino vanitosa».

Da cosa nasce questa smania di giudicare?

«Thomas Mussweiler, professore in Psicologia sociale, ha definito l’Io umano “una macchina preposta al confronto”: ci paragoniamo agli altri di continuo, per valutare punti di forza e debolezze. Agli albori era vitale: il confronto aumentava la possibilità di sopravvivenza. Con l’evoluzione poi, questa necessità è scomparsa. Ma oggi è tornata, forse perché i genitori si sentono sotto pressione e temono che se il figlio non si adegua agli standard imperanti, sarà un perdente».

Lei non è d’accordo?

«Per niente! Chi stabilisce questi parametri? In una società in continuo cambiamento, come si può sapere quali risorse saranno quelle giuste un domani? E poi, è davvero preferibile avere un ragazzo vincente ma infelice? La storia di Daniel Pennac è esemplare: nel suo Diario di scuola racconta di essere stato il cruccio della famiglia in quanto “cattivo studente”. Nonostante sia divenuto uno scrittore di successo, sua madre non hai smesso di biasimarlo, tanto che alla soglia dei 100 anni, ha chiesto a suo fratello: “Credi che un giorno Daniel ce la farà?”. Certi giudizi sono duri a morire».

E possono fare male.

«Eccome. Molte ricerche mostrano che più i bambini vengono giudicati, più crescono ansiosi, insicuri e aggressivi. E poi, è un inutile spreco di risorse: spesso costringiamo i nostri figli a usare le loro energie per fingere di essere diversi da come sono invece dovrebbero usarle per sviluppare il proprio potenziale».

Ma allora va accettato ogni comportamento?

«Certo che no, bisogna porsi due domande: quell’atteggiamento danneggia davvero mio figlio? Nuoce agli altri? Se sì, possiamo aiutarlo a trovare un compromesso tra la sua natura e le esigenze esterne. Non bollarlo dicendo: “Sei troppo lento” ma: “In classe, sei tra gli alunni che finiscono più tardi, e la maestra ti richiama spesso. Apprezzo la cura con cui lavori, però pensiamoci insieme: potresti velocizzarti un pochino? Come?”. E poi è importante capire se le presunte debolezze possono rivelarsi risorse preziose».

Come si può fare?

«Cambiando prospettiva. Bisognerebbe chiedersi: cosa sa fare il mio bambino? Cosa può dare agli altri? Io l’ho sperimentato con uno dei miei figli, che da sempre è ostinato e ribelle. Fin troppo, pensavo. Finché un giorno, da adolescente, mi ha detto: “Perché dovrei fumare, solo perché lo fanno tutti gli altri?”. Io alla sua età avevo iniziato per imitare gli amici. Invece, grazie al suo spirito eversivo, lui non ha commesso lo stesso errore. Bisogna imparare a vedere anche i punti di forza dei nostri ragazzi».

Il libro da leggere: "Figli Impefetti"

C’era una volta un alunno troppo distratto, sognatore, taciturno… Da adulto ha vinto il Nobel della fisica, sviluppando la Teoria della relatività. Questo aneddoto su Albert Einstein è uno dei tanti citati nel saggio Figli imperfetti (Erickson, 2018) con cui Heidemarie Brosche, insegnante e autrice tedesca, vuole convincere i genitori di quanto sia dannoso esagerare con le critiche verso i propri bimbi. E per farlo, non si limita alle argomentazioni teoriche, ma le arricchisce con studi scientifici e testimonianze di ex bimbi bollati come “troppo”, divenuti poi adulti di successo.

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