Ricordi

Più del 30 per cento delle italiane vorrebbe vivere per sempre tra i 30 e i 40 anni. Cioè fermare le lancette del tempo a quella che viene percepita come l’età migliore in cui ci si sente forti, indipendendenti economicamente, circondati dagli affetti e con tanti progetti per il futuro. Lo rivela un sondaggio condotto da Barabino & Partners in occasione dell’uscita del libro Le rose che non colsi scritto dalla psicologa Gianna Schelotto (Mondadori).

«Ho rubato il titolo a una poesia di Guido Gozzano» spiega l’autrice. «Era perfetto per affrontare il tema del rimpianto. A volte, ripensando al passato, siamo convinte di non aver colto delle occasioni. Ma quei ricordi nostalgici possono trasformarsi in una gabbia che ci allontana dal tempo presente».

5 regole d’oro per vivere senza rimpiangere il passato

I ricordi a volte si trasformano in un freno a mano che impedisce di godersi il presente. E invece la tua storia può diventare un trampolino di lancio per il futuro

Nostalgia dei vent’anni? Sorpresa: secondo il sondaggio Barabino & Partners solo il 6% degli italiani rimpiange l’età dei primi amori e della giovinezza.

Vivere serenamente e con positività, senza restare prigionieri dei rimpianti, sfruttando al massimo le proprie risorse a qualsiasi età

No al pensiero fisso del passato

Anche Gianna Schelotto confessa di avere un’età dell’oro: «I 30 anni. Non ho rimpianti ma quella è stata l’epoca dell’entusiasmo per mille progetti stimolanti. È un po’ come scegliere la meta per le vacanze: se si è stati molto bene in un luogo, è normale desiderare di tornarci». L’importante è non fare del passato un pensiero fisso, altrimenti ci si trasforma nell’uccello stupido, l’albatros hawaiano che, quando atterra, gira la testa all’indietro e, così, finisce spesso per andare a sbattere.

L’errore è tormentarsi per ciò che non è stato: oltre a essere una tortura, può diventare anche un alibi per giustificare delusioni e fallimenti del presente. «Se accade, deve essere un campanello d’allarme» conclude l’esperta. «Perché significa che si è insoddisfatte della vita attuale e che non si ha abbastanza fiducia in se stesse per poterla modificare».

Non è vero che oggi stiamo peggio

Purtroppo la memoria spesso si rivela una trappola, perché tutti noi tendiamo ad abbellire i ricordi.

«Siamo portati ad avere nostalgia anche dei periodi poco felici della nostra storia» spiega il giornalista Aldo Cazzullo che nel suo ultimo libro Basta piangere! (Mondadori) racconta l’Italia di quarant’anni fa. Per concludere che è meglio quella di oggi. «Il nostro Paese negli anni Sessanta era più povero, più inquinato e più violento di quello di adesso. E più maschilista: c’era il delitto d’onore. Fino al 1975 il codice civile prevedeva che il marito avesse un ruolo predominante rispetto alla moglie, che poteva essere esercitato anche con la violenza».

Tutto vero ma, sul piano privato, la nostalgia va oltre questi dati oggettivi. Come dice lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro: «Per raccontare la nostra storia, le persone meno attendibili siamo proprio noi stessi. Perché, senza volerlo né esserne consapevoli, abbiamo modificato i fatti a nostro uso e consumo».

Trasforma il passato in risorsa

E, allora, come dobbiamo regolarci con la storia che abbiamo alle spalle? «Non dobbiamo cancellarla, ma servircene come di un trampolino» suggerisce Gianna Schelotto. «Io uso un esercizio che mi viene naturale nei momenti critici, quando sono messa di fronte a una sfida o travolta da una difficoltà. Consiste nel tornare con la mente ai periodi neri di quell’età dell’oro, a come ce la siamo cavata: se ce l’abbiamo fatta allora, ce la possiamo fare anche adesso!». Così il passato da zavorra diventa risorsa.

Dai valore alle tue radici

«È importante sapere da dove si viene, tenere a mente la storia della propria famiglia, quella del luogo in cui si è cresciuti» spiega Aldo Cazzullo. «Io ricordo tutto e sono sempre stato curioso delle vecchie storie dei miei parenti ma nostalgico no. Lo dimostra il fatto che non ho mai tenuto nulla, dalle foto che mi hanno fatto con i personaggi che ho intervistato ad altri oggetti legati ai viaggi di lavoro, ai primi libri e così via».

Resta in contatto con i giovani

Il giusto atteggiamento, quindi, è quello di far convivere sia la memoria per il passato sia la voglia di guardare al futuro. E per riuscirci c’è una soluzione a portata di mano: restare in contatto con i più giovani. «Che siano i nostri figli o quelli dei nostri amici» sottolinea Cazzullo «i ragazzi àncorano noi adulti al presente e ci contagiano con la loro progettualità e fiducia nel domani che, altrimenti, potrebbero vacillare».

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