Non disfunzioni metaboliche, ma obesità e bulimia. Questo il dramma di Malissa Jones, 21 anni, definita dal Daily Mail “la ragazza più grassa del Regno Unito”.
 
All’età di 17 anni Malissa consumava 15 mila calorie al giorno: una dieta basata su abbuffate compulsive durante le quali ingeriva quantità esagerate di ogni tipo di cibo, un comportamento che i suoi genitori, nonostante gli sforzi, non sono mai riusciti a contrastare.
 
Per risolvere il suo problema un’equipe di medici ha deciso di intervenire chirurgicamente e sottoporre Melissa a bypass gastrico, operazione che permette di eliminare una parte di intestino, riducenti così l’assorbimento di cibo.
 
I risultati sono stati eccezionali: la ragazza dimagrisce, ma dopo una fase iniziale smette completamente di mangiare, afferma infatti che il cibo la fa star male.
 
I medici, che sono intervenuti senza preoccuparsi di comprendere le cause che spingevano la ragazza alle abbuffate costanti, non si sono preoccupati di conoscere meglio Malissa nella sua particolarità, di approfondirne la storia personale, una storia dolorosa in cui eventi critici, come la perdita di un figlio, si sommano a un disagio psicologico mai risolto.
Una storia in cui prima l’obesità e poi l’anoressia diventano una sorta di esorcismo contro il “vuoto”, un vuoto che spaventa, una mancanza di tutto che viene riempita con il cibo, prima mangiato, poi solo pensato.
 
Anoressia, bulimia e obesità sono declinazioni diverse di una sofferenza soggettiva e profonda che non può essere pensata. Le loro radici sono comuni.
 
Il cibo pensato, mangiato, vomitato è il compagno che sostiene, che riempie la mente per non lasciare spazio alla depressione. Il cibo c’è sempre, non si nega mai: l’osso è come l’adipe, entrambi rappresentano una barriera di protezione dagli altri, dalle relazioni che possono deludere, che possono far soffrire.
 
Il niente dell’anoressia è il tutto dell’obesità. Il terrore dell’aumento di peso nell’anoressica ricorda l’attaccamento al grasso del soggetto obeso.
 
Costringere un soggetto anoressico a mangiare può indurlo ad aumentare di peso, ma non lo guarisce, così come operare un soggetto obeso può eliminare il sovrappeso, ma lasciare altre forme di disagio.
L’utilizzo di tecniche invasive, spesso volte solamente a intervenire sull’urgenza, non può risolvere il problema se non si prendono in esame le radici e le motivazioni profonde legate alla storia soggettiva.
 
I disturbi alimentari non possono essere visti solo come eccesso o mancanza di cibo ed appetito, essi devono essere considerati un vero e proprio campanello d’allarme che pone l’attenzione su un disagio psicologico profondo che non deve essere ignorato.
 
– Francesca Folegnani, psicologa ABA