Se il ciclo mestruale da qualche mese è irregolare, controlla la tiroide. A ribadirlo sono gli esperti dell’americana Mayo clinic. Quando questa ghiandola funziona poco o troppo, può causare flussi mestruali abbondanti oppure al contrario amenorrea, cioè l’assenza di mestruazioni. «C’è una relazione molto stretta tra ghiandola tiroidea e funzionalità ovarica » spiega Alessandra Graziottin. «Ci sono molte ricerche in corso per approfondire questo legame. Si sa già, invece, che gli estrogeni sono fondamentali per il buon funzionamento della tiroide. E questo spiegherebbe come mai le donne sono più vulnerabili a soffrire di disfunzioni tiroidee in menopausa e durante il puerperio, cioè subito dopo il parto, quando la quantità di questi ormoni è scarsa o addirittura assente». Ma quali sono i problemi ginecologici che possono nascondere una malattia alla tiroide? Leggi qui.

Il flusso abbondante e ravvicinato

Fai attenzione al tuo stato di salute generale: se, oltre ai problemi mestruali, da qualche mese hai la pelle molto secca, la sensazione di avere freddo anche in caso di temperature miti, una debolezza muscolare esagerata oppure ti senti sempre intontita e fai fatica persino a concentrarti, forse soffri di ipotiroidismo. Come te, hanno lo stesso problema dieci donne su 100. «Significa che la tiroide ha un’attività rallentata» dice Alessandra Graziottin. «E, anche in questo caso, è necessario valutare il Tsh». Il valore che deve insospettire? Quando è oltre il tetto massimo che è pari a 4mlU per litro.

Le mestruazioni scarse e sporadiche

Se soffri anche di insonnia, sbalzi d’umore, oppure esagerata intolleranza alle temperature calde, o ancora diarrea e tachicardia, potresti soffrire di ipertiroidismo. In altre parole, la tiroide nel tuo caso sta funzionando troppo. Riguarda lo 0,5% delle donne. «Molte si preoccupano perché pensano di essere in menopausa anticipata» aggiunge la professoressa Graziottin. «Invece, le turbe del ciclo possono essere la prima spia di un problema tiroideo». La prova del nove? Il dosaggio nel sangue del Tsh, cioè dell’ormone che ha il compito di stimolare la tiroide a produrre gli ormoni T3 e T4: in caso di ipertiroidismo, i valori sono al di sotto di 0,5 mlU per litro.

Sindrome ovaio policistico

Secondo recenti studi, c’è una forma di questo disturbo che ha un legame con i problemi tiroidei. «Quando l’ipotiroidismo viene trascurato, dà luogo a una forma simile alla Pcos, questa è la sigla della sindrome dell’ovaio policistico» dice l’esperta. «In chi sottovaluta le irregolarità mestruali o la scomparsa del ciclo, si è visto che le ovaie possono assumere una forma simile a quella tipica della sindrome. Proprio per questo, e per non impostare la cura errata, non bisogna fermarsi agli esami classici, come l’ecografia, ma è necessario verificare sempre anche il dosaggio degli ormoni tiroidei».

L’infertilità

Fino a oggi si pensava che solo l’ipotiroidismo potesse creare problemi di infertilità. In realtà può succedere anche in caso di tiroidite di Hashimoto, una patologia causata da un malfunzionamento del sistema immunitario che produce anticorpi contro la ghiandola, confondendola per un nemico dell’organismo. «Quando il sistema di difesa dell’organismo inizia ad attaccare i suoi stessi tessuti, causando una malattia autoimmune, tende a proseguire con gli errori, aggredendone altri» sottolinea la professoressa Graziottin. «E dopo la tiroide, la ghiandola più a rischio è proprio l’ovaio. In pratica, il sistema immunitario aggredisce anche gli ovociti, cioè le cellule riproduttive femminili, e i follicoli ovarici, vale a dire le cellule necessarie per l’ovulazione. È un’aggressione pericolosa, perché può provocare un esaurimento anticipato della riserva ovarica. Per questo in caso di tiroidite è importante giocare d’anticipo».

La soluzione? L’analisi che dosa nel sangue i valori di inibina B e di ormone antimulleriano, le due sostanze che indicano i livelli di ovociti e di follicoli ovarici. «Più i valori sono bassi rispetto a quelli fisiologici per l’età, più l’ovaio è in riserva» continua la professoressa Graziottin. «Per questo viene eseguita anche un’ecografia transvaginale per verificare le dimensioni delle ovaie: più piccole sono e minore è la riserva. E se dai risultati di questi controlli ci accorgiamo che il calo di questo “tesoretto” è cospicuo e la donna vorrebbe dei figli, proponiamo la crioconservazione, cioè il salvataggio degli ovociti».

Le terapie da seguire

Per riportare i valori della tiroide nella norma la soluzione è sempre un farmaco che va preso pressoché per sempre. Fa parte della famiglia dei principi attivi tireostatici nel caso di ipertiroidismo. Oppure è a base di ormoni tiroidei se c’è ipotiroidismo. Le dosi vengono personalizzate in base ai risultati delle analisi del sangue man mano che ci sono i miglioramenti. Gli effetti collaterali? Gli ormoni tiroidei possono dare ansia o palpitazioni, i tireostatici diarrea e problemi di stomaco. Tutti disturbi che spariscono calibrando i dosaggi del farmaco.

Occhio a questi 3 periodi

In gravidanza

Nei primi cinque mesi di attesa la ghiandola della futura mamma funziona anche per il feto. Per questo ci vuole lo iodio, il minerale che è una vera benzina per la ghiandola tiroidea. «Alle mie pazienti prescrivo un integratore specifico che contiene 220 microgrammi. Va assunto già da prima del concepimento, se possibile, e comunque fino a quando si allatta». Il surplus di lavoro della tiroide durante l’attesa può agire da start e scatenare un problema di ipo oppure ipertiroidismo in chi è già predisposta a soffrirne. Le cure non sono necessariamente a base di farmaci. La decisione viene presa caso per caso dal ginecologo insieme all’endocrinologo.

Dopo il parto

Nell’anno successivo alla nascita del bambino il 7 per cento delle donne inizia ad avere problemi tiroidei, e in particolare la tiroidite autoimmune. «Il sintomo principale è la depressione, che viene molte volte confusa un disturbo dell’umore postpartum » dice l’esperta. «Per questo prima di iniziare una cura è sempre meglio dosare il Tsh».

In menopausa

Il calo degli estrogeni ha effetti anche sulla funzionalità della tiroide: questa situazione, oltre all’ipotiroidismo, può scatenare una forma di ipertiroidismo. I sintomi (sudorazione, vampate di calore, ansia, tachicardia e insonnia) passano inosservati perché si sovrappongono a quelli classici della menopausa