Se l’idea di salire su un macchinario composto da molle, cinghie e un carrello scorrevole può spaventare un po,’ niente paura. Il Pilates Reformer, ideato da Joseph Pilates negli anni ’20 del Novecento, è una disciplina progettata per supportare il corpo, guidare i movimenti e rendere l’allenamento accessibile, a tutti, dai principianti agli atleti esperti.
C’è chi ne parla come la “macchina delle meraviglie” e chi, dopo la prima lezione, scopre di aver usato muscoli che non sapeva neanche di avere. Il Pilates Reformer, tanto amato da star come Hailey Bibier, Margot Robbie e da influenzer come Chiara Ferragni e Paola Turani, è diventato un fenomeno nei centri fitness e benessere di tutta Italia.

Come funziona

A differenza del Pilates Matwork che si svolge a corpo libero sul tappetino, il Reformer si distingue perché usa una struttura a telaio dotata di un carrello che si muove avanti e indietro grazie alla spinta di gambe e braccia, con molle a resistenza variabile necessarie per modulare l’intensità del lavoro. Inoltre ci sono carrucole e cinghie che permettono di allenare braccia e gambe, da seduti, in piedi, supini e a quattro zampe.

Il macchinario che ascolta il corpo

Richiede presenza, coordinazione e la guida di un trainer esperto che propone gli esercizi giusti a ciascun allievo, mettendo la sicurezza sempre al primo posto. Per questa ragione il Pilates Reformer si pratica sempre in piccoli gruppi, o individualmente, per consentire all’insegnante di guidare ogni partecipante con cura, adattando alcuni movimenti anche a chi ha particolari problematiche fisiche e fastidi articolari. Il macchinario del Reformer aiuta a percepire meno la fatica e al tempo stesso fornisce un feedback costante sul lavoro che si sta svolgendo.

Un’esperienza che conquista anche gli uomini

«Storicamente il Pilates è sempre stato percepito come una disciplina prevalentemente femminile – racconta Elisa Pavan, trainer e formatrice da vent’anni – sia perché dall’esterno poteva sembrare un allenamento poco intenso, ma anche perché le prime storiche insegnanti erano ballerine. In realtà è una disciplina che fa bene a tutti. Oggi sempre più uomini si avvicinano al Pilates Reformer, e scoprono, con loro grande sorpresa, di fare molta fatica e di poter esplorare possibilità del proprio corpo che altre attività sportive non permettono di allenare».

Fa dimagrire? La verità sul peso e sulla silhouette

Parliamo chiaro: di per sé il Pilates Reformer non fa dimagrire, perché non nasce come lavoro aerobico o bruciagrassi. Tuttavia la trasformazione del corpo è evidente e profonda perché quando si inizia a praticare questa disciplina si innesca un circolo virtuoso. Ci si muove di più, si fa maggiore attenzione a prendersi cura del corpo e quasi naturalmente, si comincia a mangiare meglio. Il risultato è un miglioramento globale della salute. Lavorando su tutti i distretti muscolari il Reformer tonifica il corpo e rimodella la silhouette. L’obiettivo principale però non è mai solo estetico, ma prima di tutto funzionale.

Addio al mal di schiena

I benefici sulla postura sono immediati, anche per chi pratica già altri sport. Si riducono le pressioni sulla colonna vertebrale, aumenta la mobilità articolare e si acquisisce una nuova consapevolezza nello stare seduti, in piedi e nel camminare. Per ottenere risultati duraturi e percepire i benefici nella quotidianità, l’insegnante Elisa Pavan consiglia di praticarlo almeno due volte a settimana.

L’effetto detox mentale

Uno degli aspetti più amanti del Pilates Reformer è la sua capacità di ridurre lo stress quotidiano. Per eseguire i movimenti in sicurezza serve ascolto profondo e concentrazione totale. Bisogna prestare attenzione a dove si posizionano i piedi, a come si impugnano le cinghie, alla respirazione e alla gestione delle molle.
«Banalmente se ci si distrae – sottolinea la trainer – pensando a una email di lavoro o alla spesa da fare il carrello scivola e sbatte. Questa attenzione sul gesto presente ha un effetto rilassante, quasi meditativo, perché per cinquanta minuti ci si focalizza soltanto su se stesse, regalando alla mente una pausa di disconessione dal mondo esterno».

Nessun prerequisito: l’importante è darsi l’occasione

A chi desidera avvicinarsi a questa disciplina ma teme di essere “troppo fuori forma” Elisa Pavan rivolge l’invito di «Darsi l’occasione di provare, perché non esistono criteri d’accesso per cominciare. In studio si accolgono le persone esattamente come arrivano in quel momento, con la loro storia e i loro limiti. Da lì si parte insieme per costruire un percorso di benessere alla scoperta delle proprie risorse».