«Il Pilates è sempre stato il mio punto di partenza: un modo intelligente, raffinato e funzionale di muoversi. Ma in me c’è anche un’anima “di fuoco”. Amo i muscoli, la forza, quella che ti fa sfogare, rinascere, trasformarti. Anche dopo la diagnosi di fibromialgia, non ho voluto smettere di allenarmi con i pesi. Solo che in sala pesi caricavo troppo, creando così pressioni addominali esagerate, sovraccarichi sulla colonna e sul bacino, e infiammazione eccessiva. Tensioni che mi danneggiavano, più che farmi bene, e il mio corpo non lo meritava. Poi ho incontrato il kettlebell. E lì si è aperto un mondo: potevo muovermi in sicurezza, diventare forte, senza rinunciare alla consapevolezza».

Quando, durante la nostra intervista, ho sentito pronunciare queste parole, mi ci sono ritrovata molto. A offrirmi questa nuova prospettiva è Elena Visentin, 48 anni, insegnante certificata di Pilates che nel 2024 ha dato forma, in collaborazione con il marito Giovanni, personal trainer e life coach, a un nuovo tipo di allenamento, partendo in primis dalla sua esperienza personale, e l’ha chiamato Pilabell (koelpilates.mykajabi.com dove puoi provare i corsi on line).

Su Instagram, dove ha un nutrito seguito di follower, la trovi come @koelpilates. «Da anni mi occupo di movimento e consapevolezza al femminile. Sono una coach certificata con BASI Academy, la scuola che mi ha insegnato a rispettare ogni parte del corpo: lo spazio tra le vertebre, il respiro, la centratura. Pilabell è nato così: dalla mia storia, dalle cadute, dalla passione per l’intelligenza del corpo. E oggi è qui per dirti che puoi diventare forte. Davvero. Senza distruggerti. Senza forzarti. Ma con cura, metodo e amore». Allora, entriamo nei dettagli.

Cosa significa Pilabell e qual è il suo obiettivo?

«Nasce dall’unione delle parole Pilates e kettlebell, perché fonde allungamento, consapevolezza del core e respiro con un allenamento progressivo fatto usando i pesi. Noi donne, in particolare quando superiamo i 40 e inizia a ridursi la massa muscolare e ossea, abbiamo bisogno di abbinare la mobilità alla forza. Conoscere e saper attivare il nostro centro, mentre ci si allena con i pesi, permette di eliminare le iperpressioni addominali, evitare sovraccarichi su schiena e bacino, e muoversi in modo davvero efficace e sicuro, rendendo la forza non solo accessibile, ma anche rispettosa del corpo femminile. Abbiamo bisogno dei pesi. E il cervello lo sa. Come spiega anche il neuroscienziato americano Andrew Huberman, l’allenamento contro resistenza è uno degli strumenti più potenti per migliorare l’equilibrio ormonale, sostenere il sistema nervoso, rallentare l’invecchiamento biologico, potenziare la funzione mitocondriale e cognitiva, e aumentare l’energia reale, quella che dura nel tempo».

Perché ha scelto proprio il kettlebell come attrezzo da abbinare al Pilates?

«Non ho inventato nulla, ma ho scelto ogni cosa con cura. Il kettlebell è molto versatile, ti permette di muovere il corpo in 3D, cioè in tutte le direzioni, in modo fluido e dinamico. Perché la vita non si sposta lungo una linea retta. E nemmeno noi dovremmo. Ho iniziato a testare queste intuizioni prima su di me, poi sulle allieve, durante le mie lezioni live. Con i kettlebell, non facciamo solo squat o press, che restano comunque esercizi fondamentali, ma lavoriamo su tutti i range di movimento, come rotazioni, torsioni e allunghi. È importante dare stimoli diversi al corpo, a partire dal sistema cardiovascolare fino alle articolazioni, che hanno bisogno di uno sprint, altrimenti si ritrovano a fare sempre gli stessi movimenti, creando troppa abitudine (e anche noia). Puntiamo tutto su controllo del movimento e respirazione consapevole: in sostanza i principi del Pilates applicati al kettlebell».

Può approcciarsi al Pilabell anche chi non si è mai allenato con i pesi?

«Certo. All’inizio, impariamo il movimento a vuoto, senza kettlebell, poi possiamo utilizzare una bottiglietta d’acqua, e arrivare step by step a 2-4 chili. Si aumenta il peso solo quando si prende familiarità con l’esercizio, in modo progressivo. Lavoriamo anche sull’equilibrio, sull’appoggio plantare e sulla propriocezione. Tutte capacità che perdiamo negli anni ma vanno riacquisite, perché il sistema vestibolare è importante per mantenerci in salute più a lungo possibile».

Si parla sempre più spesso di pavimento pelvico: fare pilates utilizzando i pesi fa bene anche a questo gruppo muscolare?

«Ho preso una certificazione ad hoc con De Gasquet, un’accademia francese che riserva grande attenzione al coinvolgimento del pavimento pelvico durante l’allenamento. Per questo, proprio alla consapevolezza del centro del nostro corpo ho dedicato anche un programma ad hoc (si chiama Shape No Secret) e i suoi principi si intrecciano anche in Pilabell. Il peso infatti, se gestito male, può essere controproducente (pensiamo alle perdite urinarie di cui molte donne soffrono mentre fanno sport, per esempio mentre saltano la corda o corrono): con Pilabell s’impara a gestire la pressione addominale nel modo corretto, con la lentezza e la consapevolezza di un movimento che aiuta a preservarla».

Quanto è impegnativo, invece, a livello di tempo dedicarsi a un allenamento del genere?

«Ogni sessione è breve, tra i 15 e i 20 minuti, preceduta da un warm- up articolare e chiusa da un cool-down rigenerante. È calibrata per lavorare sempre in zona 2, la fascia dove il cuore si rinforza, i muscoli si nutrono e la mente respira. Non servono ore. Serve metodo, ciclicità, ascolto. Il mio mantra è: allenarsi bene, il giusto, ma con la testa e tanto rispetto per se stesse».

Com’è nato e cos’è davvero il Pilates

Sui social sembra che tutto sia Pilates, ma non è così. «Si tratta di un metodo di riequilibrio posturale, non è solo una ginnastica. Il suo ideatore, Joseph Pilates, era asmatico e rachitico e lo ha utilizzato in prima persona per stare meglio» spiega Elena Visentin. «All’inizio lo praticava a corpo libero (Matwork), poi si è evoluto e sono nati i famosi macchinari, come Cadillac e Reformer. Il suo scopo era curare i feriti dopo la Prima Guerra Mondiale, adattando i loro letti con delle molle. Poi, grazie alla moglie, il Pilates ha sfondato nel mondo del balletto». Le arti marziali, lo yoga, i movimenti degli animali e anche il ruolo fondamentale della respirazione, sono state l’ispirazione per creare un metodo posturale che è adattabile e può, tenendo sempre alla base l’importanza del core come radice di tutto, evolversi in diverse direzioni.