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I vecchi sono numeri, e quei numeri fanno paura. A chi? Alla generazione che ne aveva 20 nel 1967 e alla quale Time aveva dedicato la copertina battezzandola “A new kind of generation” e inventando la categoria giovani; e che, oggi, a cinquant’anni suonati, pretende di restare giovane per sempre. Sono loro a lanciare l’anatema contro la vecchiaia. Non gradiscono specchiarsi in quello che dovranno, prima o poi, rassegnarsi a diventare: emarginati. E neanche quel profumo di morte che c’è in fondo a ogni vita. Una follia che costringe soprattutto le donne a tagliarsi, a rifarsi, a ingaggiare una lotta feroce contro il tempo. A ritornare corpo e basta. A valere solo se hanno vinto le rughe e hanno un bel culo e cervello niente.

È la tesi del nuovo saggio Non è un Paese per vecchie (Feltrinelli) di Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista, che dal 2004 tiene il blog www.lipperatura.it. Inchiesta, appassionante come un romanzo, che prosegue l’attenta riflessione sui nostri stereotipi iniziata nel 2007 con Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli). Una carrellata sull’immaginario degli italiani che ha evidenziato una questione di genere dentro un serio problema di “ageism”, di discriminazione in base all’età. Insomma: «L’Italia è un Paese di vecchi ma non per vecchi. E per le vecchie tantomeno!».

Nela foto, da sinistra: Non è un Paese per vecchie (Feltrinelli) in libreria dal 1º settembre. L’autrice, Loredana Lipperini: è scrittrice, giornalista e conduttrice tv. Nel 2007 ha pubblicato Ancora dalla parte delle bambine (Feltrinelli).

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Non le pare esagerato parlare di discriminazione?
«Quando, a febbraio di quest’anno, è uscita la notizia che i vecchi in Italiasono i più poveri d’Europa mi aspettavo una reazione. Niente. Anzi, per la metropolitana di Roma girava una pubblicità con l’immagine di una vecchia con la faccia piena di timbri e di bolli, lo slogan era: “Ammazza la vecchia!”».
Cosa si rimprovera agli anziani?
«Di ammalarsi, di prendere le pensioni, di non essere “attivi”, di portare via lavoro e denaro ai giovani.
Gli è stato assegnato il ruolo di capri espiatori della crisi economica mondiale!».

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Il passaggio alla vecchiaia per le donne è un confine violento?
«Violento fino all’espulsione. Alle donne è vietato invecchiare. Esiste una sola generazione, quella dai cinquanta ai sessanta, gli over 65 o hanno i mezzi culturali ed economici per adeguarsi o devono sparire. La definizione ufficiale di vecchiaia, Istat alla mano, si sposta in avanti con l’aspettativa di vita. Teoricamente oggi è dai 65 in su. Ma la pubblicità propone 50enni di 35, 60enni di 40 e via scalando. Sino alla trovata che se mangi un certo formaggio sarai scambiata per tua figlia! Ebbene, io non voglio assomigliare a mia figlia. Per lei. E per me! Le donne poi vivono più a lungo, hanno più tempo da passare in quel limbo che è la vecchiaia, per conoscere la malattia, la solitudine e la povertà. Dimenticate in case di riposo dove il 45 per cento muore entro i primi sei mesi. Unica alternativa, per chi può permetterselo, è chiuse in casa con le badanti».

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Ma davvero il pregiudizio è più forte per le donne?
«Per gli uomini anziani esiste un immaginario positivo, Il maestro Yoda  nel Signore degli anelli, il mago maestro Silente di Harry Potter. Ma le vecchie o sono streghe grinzose o acide zitelle. A meno di non essere Sophia Loren. Lei può, ultrasettantenne, apparire sul calendario Pirelli vestita solo di orecchini di brillanti! Lei è bella, ricca, adulta non vecchia. Ma per tutte le altre il discorso cambia.
In una campagna pubblicitaria a favore dell’organizzazione umanitaria Save the children si leggeva: “Vuoi fare felice tua suocera? Regalale uno yak”. Bisognerebbe chiedersi perché per aiutare un bambino fosse necessario placare quella suocera dagli occhi di ghiaccio, capace di distruggere il genero. Altro che stereotipo: un macigno».

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In tv le anziane sono o tate o nonne…
«Che propongono a nuore incapaci candeggine miracolose. Mentre i nonni, quando ci sono, giocano con i nipotino al Nintendo o, come il poeta Tonino Guerra negli spot di Unieuro, propongono ottimismo, saggezza, buona vita, disponibilità. Le donne non sono affidabili neanche come nonne! Ma se non ci fossero crollerebbe il sistema Italia che si appoggia, e non poco, sul volontariato femminile. Dati alla mano: in Francia il 40 per cento dei bambini trova posto in asili nido pubblici, in Italia uno su dieci».

Ma ci sono i “nuovi vecchi”, quelli della vacanza per la terza età, che comprano le automobili..
«I “best agers”, che hanno tutta la vita davanti e vogliono viverla bene. Anche lì c’è il trucco. Se si tratta di una donna la sottolineatura dell’età è costante: bella nonostante gli anni! Il tutto condito con una fastidiosa retorica sulla menopausa. Menopausa? Non è successo niente. Non è vero! È un passaggio che si rischia di pagare caro, se si parte da questo inganno»

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È opinione corrente che le donne anziane non capiscano niente di tecnologia.
«Anche questo è uno stereotipo. Secondo uno studio dell’European Interactive Advertising Association sono otto milioni le donne che navigano (il 36 per cento), con una crescita annua del 7 per cento. Negli Usa, a febbraio, su 45 milioni di utenti di Facebook attivi in 20 giorni, le donne erano il 56 per cento, con un aumento annuo del 54 per cento. E, sorpresa, la crescita più intensa è delle over 55».

Questo affollarsi su Internet non potrebbe essere invece sintomo di solitudine?
«All’inizio può essere che si siano accostate a Internet per solitudine, per disperazione, per noia, ma la rete può far crescere. È così che si sono creati siti dove donne mature discutono, commentano, analizzano, agiscono. Vedi le pubblicità sessiste che sono state rimosse grazie alle navigatrici».

 

Il libro è dedicato, con allegria, a sua mamma…
«Ha 87 anni e si chiama Maria. Una donna estremamente allegra, nonostante gli acciacchi che gioca alla PlayStation, a carte, legge gialli. E vive da sola».

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Ma c’è anche chi pensa agli anziani
Il nostro Paese è il più anziano d’Europa, con 11 milioni e mezzo di persone sopra i 65 anni. Oltre ai comuni di residenza, che provvedono alla consegna di pasti e farmaci a domicilio tramite gli Uffici politiche sociali, i servizi di assistenza sono gestiti anche da enti e associazioni presenti in tutto il Paese.

Tra i principali, l’Auser (www.auser.it), l’Anteas (www.anteasnazionale.it) e la Federazione nazionale pensionati (www.fnp.cisl.it). Intervengono in caso di solitudine, ma anche di truffe o abusi. L’Auser ha il telefono-amico Filo d’Argento (tel. 800995988). A Roma, lo sportello Tutele Anziani (tel. 065579677) aiuta le vittime di raggiri e soprusi. Nelle Marche, il nuovo progetto Inrca offre sostegno contro gli abusi psicologici (tel. 0718001).

Per chi cerca nuovi stimoli, ci sono le Università della Terza età, l’iscrizione costa circa 30 euro (www.unitre.net, www.federuni.it). Per imparare a usare il computer, a settembre viene inaugurato il primo corso multimediale per anziani in 10 lezioni, su www.eldy.org.

Chi vuole essere ancora utile può diventare volontario Anteas, l’Associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà: da ottobre, sportelli di consulenza daranno informazioni per scegliere l’attività preferita: dall’assistenza nei musei all’intrattenimento negli ospedali, alla banca del tempo.

E per chi ama viaggiare, ci sono tour operator come Travelsenior (www.travelsenior.eu) o la Federalberghidel turismo accessibile (www.italyhotels4all.it) con 9.000 hotel per ogni esigenza, dall’assenza di barriere architettoniche alla cucina dietetica.

Nella foto, donne in una piscina di Sun City, una città dell’Arizona riservata solo ad anziani benestanti.