Le riunioni con i vecchi compagni di scuola sono come gli specchi: ci mostrano soprattutto quello che non vorremmo vedere. Possiamo vivere serenamente dopo la fine delle scuole, cambiare taglio di capelli, città e perfino sesso, mettere su famiglia, dimagrire fuori e trasformarci dentro, spesso alleggerirci e abbandonare quei bozzoli di persone che ci identificavano – le studiose, le carine della scuola, le rivoluzionarie, le timide, le invisibili, le ribelli, le brave ragazze – ma il giorno in cui nella nostra vita rimpiomba qualcuno da quel passato remoto che è stata la nostra adolescenza, arriva sempre quel certo tuffo al cuore. E la domanda fatidica, quella da cui spesso scappiamo e che invece per forza, davanti a chi ci ha conosciute tanto bene, si riaffaccia nella nostra vita: dove sono finiti i nostri sogni da liceali? Che, tradotto, suona più o meno così: sono diventata davvero ciò che dicevo, volevo, speravo? E per quanto la nostra vita attuale possa essere felice, completa, soddisfacente, attimi di terrore ci assalgono. Nessuno passa indenne alla prova della riunione dei compagni del liceo e affini

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Questo probabilmente lo ignoravano quel gruppetto di amiche del cuore che circa 20-25 anni fa si sono giurate di rivedersi, alla soglia dei fatidici 40, per scoprire se le attuali vite erano lontane o simili a quello che ognuna, fra fervida fantasia adolescenziale e intuito aveva ipotizzato in tempi non sospetti. La notizia, letta oggi sul DailyMail mi ha incuriosita quanto terrorizzata. E così, guardando le foto sorridenti di quel gruppo di allegre 40enni faccia a faccia col loro passato, mi sono chiesta: a 40 anni avremo il coraggio di farlo?  Sì, si tratta di coraggio. E lo capisco da Facebook, anticamera infernale della riunione fra compagni, tripudio di foto di bambini, maritini e casette e master negli USA che gente con cui siamo cresciuti posta, giustamente, serenamente. Perchè quella è la loro vita. Qualcosa che i nostri 30-35 anni attuali, ancora così precari e appesi a domande esistenziali, forse reggono ancora male. Dopo, invece, chissà.

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Magari – come le signore della news – il momento giusto per per un caffè col nostro ingombrante passato arriva dopo. Non a 30 anni, quando è tostissima e il confronto diventa una guerra di mondi. Ma


a 40 anni quando forse qualche certezza di più è stata conquistata

, o a 50 quando sicuramente ci saranno poche sorprese (rari bebè in arrivo, per lo meno), o perfino a 60 quando la serenità, si spera, ci avrà conquistate. Allora potremmo inviatare per un tè le care amiche ma anche le streghe, quelle che sciorineranno per filo e per segno la vita dei loro brillanti gemelli multi laureati pluri master con 2 figlie bellissime che suonano il piano.

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Per scoprire, quando ormai saremo brave a “digerire”, di gente che ha 5 figli e giurava di non volerne, di eterne fidanzatine di scuola single convinte, di divorzi in corso d’opera, lavori ancora precari, carriere che non decollano o al contrario, fin troppo raggianti ma forse pesanti da sostenere. E non sentire il mezzo gaudio nel male comune, e rifiutare in blocco l’invidia, che è una cosa misera. Ma notare in modo sano una banale ma grande verità. La vita va un po’ dove diciamo noi, e un po’ come gli pare. E questo non poteva dircelo nessuno, e non lo averemmo mai compreso, quando eravamo liceali