Aumentano le diagnosi di tunnel carpale, ma ci sono anche altre possibili cause per il dolore che colpisce soprattutto le donne
Passiamo ore e ore davanti al computer, spesso in posizioni non corrette non solo per la schiena, ma anche per polsi e mani. A fine giornata, e col passare degli anni, è normale quindi accusare il colpo, con dolori alle articolazioni, che però non si limitano al solo e classicissimo tunnel carpale. Molte soffrono anche della cosiddetta “tendinite delle mamme”, che non risparmia neppure tante nonne. Spesso sono dolori anche molto intensi, ma che si possono risolvere e non necessariamente ricorrendo a un intervento chirurgico.
Troppo pc aumenta il rischio di tunnel carpale
Chi non ha almeno una familiare o una conoscente che non soffra o abbia sofferto di tunnel carpale alzi la mano. Ironia a parte, secondo la Società italiana di Chirurgia della Mano si tratta di una patologia estremamente frequente, che colpisce le donne fino a 9 volte in più rispetto agli uomini. Può capitare a qualsiasi età, dai 25/30 anni, ma in qualche caso colpisce anche gli adolescenti, complice l’uso massiccio di computer. «Movimenti ripetitivi, posture scorrette e fattori ormonali rendono il lavoro al computer un rischio concreto per mano e polso, soprattutto per le donne», conferma Andrea Ghezzi, chirurgo della mano, responsabile del Servizio di Chirurgia della Mano e referente CDI SOS Mano.
Tastiere e mouse infiammano il polso
«Il lavoro al computer sottopone mano e polso a sollecitazioni costanti e ripetitive. Tastiera e mouse impongono alle strutture della mano uno sforzo che nel tempo può scatenare tendiniti, dita a scatto e il disturbo più noto, appunto, cioè la sindrome del tunnel carpale», conferma Ghezzi. Non si tratta, però, di un dolore passeggero, ma di una vera e propria patologia, che interessa almeno una persona su 5 negli over 60. Consiste nella compressione del nervo mediano a livello del canale del carpo, all’interno del polso: è il nervo che «gestisce la sensibilità e parte del movimento di pollice, indice e medio. Quando i tessuti circostanti si infiammano e gonfiano, lo spazio si riduce ulteriormente e il nervo inizia a essere compresso», spiega il chirurgo.
Boom di casi: colpa (solo) del pc?
«Oggi vediamo più pazienti rispetto al passato, ma non è dimostrato che il computer sia la causa: è anche probabile che si facciano più diagnosi perché c’è più attenzione al problema. Tastiera, mouse e smartphone possono però peggiorare una situazione già predisposta, soprattutto se il polso resta piegato o appoggiato male. Il disturbo è più frequente tra i 40 e i 60 anni, ma può comparire anche prima. Se formicolii e dolore durano più di qualche settimana, conviene farsi visitare: curato per tempo, spesso si risolve con un tutore notturno e piccoli accorgimenti, senza arrivare all’intervento. Se invece si perde forza nella mano o l’intorpidimento non passa mai, bisogna andare dallo specialista senza aspettare», esorta l’esperto.
Dai campanelli d’allarme al dolore acuto
Le spie dell’infiammazione sono chiare: formicolio alle dita, dolore che si irradia verso l’avambraccio, sensazione di mano “addormentata”, che di notte può aumentare causando risvegli improvvisi. Man mano che passa il tempo, senza interventi, può diminuire la forza nella presa e anche gesti banali, come aprire un barattolo, tenere un bicchiere o abbottonare una camicia, possono diventare difficili o dolorosi. Se non si cura, poi, il danno può diventare anche permanente.
Perché le donne ne soffrono di più
Come noto, è una sindrome soprattutto femminile e «il motivo è in parte anatomico: le donne hanno in media polsi più piccoli, quindi il canale è strutturalmente più stretto e meno tollerante alle variazioni dei tessuti circostanti. Basta, quindi, un leggero rigonfiamento dei tessuti per comprimere il nervo e dare formicolio, dolore e sensazione di mano “addormentata”, soprattutto di notte. Così il disturbo colpisce le donne da tre a cinque volte più degli uomini – spiega Ghezzi – Ma la biologia aggiunge un secondo fattore, più sottile».
Colpa (ancora) degli ormoni
Ancora una volta entrano in gioco, infatti, gli ormoni: a influire è quello che Ghezzi definisce il «disassetto ormonale tipico della perimenopausa e della menopausa favorisce l’infiammazione dei tessuti, comprimendo ulteriormente un nervo già a disagio. Non a caso, il picco di incidenza si registra tra i 45 e i 60 anni». Non solo: «Estrogeni e progesterone influenzano laritenzione dei liquidi: quando i loro livelli cambiano, i tessuti, compresi quelli del polso, tendono a gonfiarsi un po’. Nel canale carpale, che non ha spazio in più, questo gonfiore preme sul nervo. Per questo il disturbo compare spesso in gravidanza, soprattutto nell’ultimo trimestre, e intorno alla menopausa. In gravidanza di solito passa dopo il parto. Gli ormoni però sono un fattore che predispone, non l’unica causa: contano anche diabete, problemi di tiroide e sovrappeso».
La tendinite delle mamme (e delle nonne)
A proposito di mamme, però, non c’è solo il tunnel carpale a causare dolori a polsi e mani. La tendinite di De Quervain, o “tendinite delle mamme” e delle nonne, infatti, «colpisce i tendini alla base del pollice e il meccanismo che la scatena è tanto preciso quanto semplice: tenere in braccio un neonato per ore richiede una posizione specifica di polso e pollice che infiamma i tendini nel loro canaletto di scorrimento. Con la crescita del bambino il peso aumenta e l’infiammazione peggiora», spiega Ghezzi. Può capitare, però, anche a chi usa molto lo smartphone e in questo caso il genere non c’entra, oppure in chi svolge attività manuali ripetitive. Il segnale tipico è un dolore acuto alla base del pollice che peggiora con i movimenti di presa o di torsione del polso.
Come si previene il dolore
Spesso il dolore porta a ricorrere a un tutore, ma esistono accorgimenti utili alla prevenzione. Per esempio, «il polso deve essere dritto durante la digitazione, non piegato verso l’alto o verso il basso. Il mouse va tenuto vicino alla tastiera per evitare torsioni prolungate del braccio. Un poggiapolsi in gel aiuta a mantenere la posizione neutra nelle pause; i mouse verticali, che simulano la “stretta di mano”, riducono la torsione dell’avambraccio in modo significativo. Ogni 45–60 minuti, una pausa breve con qualche esercizio semplice: aprire e chiudere lentamente le dita, ruotare i polsi in circolo, tenere il braccio teso e piegare il polso verso il basso per allungare i tendini flessori. Non serve un fisioterapista — servono due minuti di attenzione», suggerisce Ghezzi.
Tutore o intervento?
Una volta diagnosticata la sindrome del tunnel carpale, però, che fare? «Nelle fasi iniziali, un tutore notturno è spesso sufficiente. Le terapie farmacologiche, tra cui il cortisone, offrono un sollievo rapido nelle fasi acute, utile soprattutto quando il dolore notturno è già diventato invalidante. Quando i sintomi non rispondono alle terapie conservative, o quando il danno al nervo è già avanzato — lo si valuta con un esame elettromiografico — è però indicato l’intervento chirurgico. È una procedura minimamente invasiva, eseguita in anestesia locale, spesso in Day Hospital: il legamento che comprime il tunnel viene sezionato, il nervo torna a “respirare”. I tempi di recupero sono rapidi e i risultati, quando l’indicazione è corretta, sono soddisfacenti e spesso completamente risolutivi», conclude il chirurgo.