A 30 bisogna cambiare stile di vita
30 anni sono un’età meravigliosa. È quel periodo d’oro in cui ti sei buttata alle spalle le incertezze dei 20 per fare spazio alla consapevolezza da adulta. Hai capito chi sei, hai davanti tante alternative di vita possibili, e senti di avere tutta l’energia per affrontarle. Eppure è proprio raggiunta la soglia dei 30, mentre siamo distratte da tutt’altro, che il corpo inizia a chiederci di prendersi più cura di lui, ed è esattamente in questo periodo che dovremmo gettare le basi di un’esistenza sana e longeva. Ma perché proprio ora? «Prima dei 30 anni il nostro organismo è ancora in fase di sviluppo, gli ormoni sessuali sono massimamente presenti, c’è un ricambio cellulare continuo e il corpo riesce a liberarsi più facilmente di sostanze nocive. Insomma, gli effetti a lungo termine anche di stili di vita errati sono assai minori» spiega Patrizia Rovere Querini, direttrice dell’Unità Operativa di Medicina generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, e docente di Medicina Interna all’Università vita-Salute San Raffaele. «Oltrepassata la soglia, il nostro organismo è ancora giovane e reattivo ma inizia a mostrare le prime variazioni nella composizione corporea: si verifica già una leggera perdita di massa magra e, al contempo, un aumento del grasso viscerale». Colpa anche degli ormoni. «Estrogeni e progesterone hanno un ruolo importantissimo nella salute femminile, in particolare gli estrogeni migliorano la tolleranza ai carboidrati e favoriscono l’accumulo di grasso sottocutaneo, che ha una funzione protettiva sul sistema cardiovascolare. Con la loro riduzione — a partire dai 35–40 anni — potrebbe aumentare la tendenza ad accumulare grasso viscerale».
Salute metabolica, tutto parte da qui
La fase tra i 30 e i 40 anni è un vero e proprio momento di svolta, il periodo in cui dobbiamo cominciare a familiarizzare con un concetto, quello della salute metabolica, che ci accompagnerà per il resto della nostra esistenza, come mattone fondamentale di una longevità sana. «Per salute metabolica» spiega la professoressa Rovere Querini «si intende uno stato in cui utilizziamo in modo “efficiente” i nutrienti che introduciamo con l’alimentazione, li rendiamo disponibili nell’organismo senza eccessi né carenze e manteniamo così in equilibrio parametri come glicemia e pressione arteriosa, lipidi nel sangue, massa muscolare e grasso viscerale». In pratica è la condizione che ci protegge da un invecchiamento precoce e da tante patologie che dipendono proprio da un deterioramento del metabolismo. Certo, non tutto dipende da noi: c’è chi già a 30 anni, magari anche solo per questioni di predisposizione genetica, mostra scompensi e deve correre ai ripari. Ma molto si può fare per tenere sotto controllo il nostro organismo e mantenersi alla larga dal cosiddetto “inflammaging”, quella lieve ma cronica infiammazione sistemica che ci accompagna nell’età, e accelera il deterioramento metabolico: è anche colpa sua se sviluppiamo patologie come diabete e ipertensione. Ma con un’alimentazione sana, con il mantenimento dell’equilibrio del microbiota intestinale e con uno stile di vita corretto possiamo evitarlo.
Alimentazione, stress e sonno sono fondamentali
Si sente spesso parlare di un concetto semplificato di “metabolismo che rallenta”, come si dice comunemente, e che, con l’aumentare degli anni, non sa più usare le calorie in modo così efficiente. Come si affronta al meglio allora questo cambiamento? Non si tratta solo di mangiare meno. Per prima cosa c’è da tenere sotto controllo l’aumento dello stress. «A 30 anni siamo più sotto pressione per via di lavoro, gravidanze, figli. Per cui il sonno potrebbe farsi più irregolare, i ritmi più serrati. Questi fattori possono alterare la regolazione dell’insulina, del cortisolo e del metabolismo lipidico, squilibri che potrebbero favorire danni e malattie» continua la professoressa Patrizia Rovere Querini. Allora, forza, mettiamoci al lavoro.
Gli esami per calcolare il profilo metabolico
Non c’è un solo esame per calcolare il nostro profilo metabolico: serve un insieme di test e indagini, i cui risultati vengono poi incrociati e integrati per ottenere un quadro dello stato di salute. Si parte con la misurazione di valori come glicemia e insulinemia, colesterolo, trigliceridi, pressione, e di altri parametri che danno un quadro della funzionalità di reni e fegato. Agli esami di laboratorio si aggiunge una valutazione della composizione corporea, attraverso la bioimpedenziometria, un test di pochi secondi che consiste nel posizionare degli elettrodi su mani e piedi, e che misura massa magra, massa grassa e il livello di idratazione. Non è finita, perché la “batteria” di esami include le misure antropometriche, e cioè peso, altezza e circonferenze corporee, che molto rivelano del nostro stato di salute. La circonferenza della vita è legata per esempio al rischio cardiovascolare, quella del collo alle apnee notturne. Sono parametri importantissimi, perché il peso, da solo, non dice granché: a parità di chili, due corpi possono avere composizioni e forme differenti, che indicano situazioni diverse. I test, uniti a una valutazione dello stile di vita e della familiarità con alcune malattie, consentono di identificare eventuali fattori di rischio, e costruire un piano di prevenzione e programmi su misura.
Stanchezza e poca concentrazione: la spia che qualcosa non va
È il tuo corpo il primo a lanciarti degli alert, inviandoti segnali precoci anche quando gli esami del sangue sono ancora nella norma. Alcuni cambiamenti possono già essere la spia che qualcosa non va come dovrebbe. Tra questi c’è senz’altro l’aumento del girovita, che è indice di accumulo di grasso viscerale e della riduzione della massa muscolare, ma anche un ciclo mestruale irregolare o più doloroso. Anche la stanchezza persistente, nei casi in cui abbiamo la percezione di dormire le stesse ore di sempre, non va sottovalutata, mentre altri sintomi comuni di squilibrio metabolico potrebbero essere la difficoltà di concentrazione o “nebbia mentale”, le alterazioni dell’appetito o la fame nervosa. Corpo e cervello sono infatti strettamente collegati, e anche malesseri che apparentemente non hanno nulla a che vedere con il nostro stato fisico possono essere campanelli di allarme, per questo, il consiglio è di non sottovalutarli, e parlarne con un medico specialista.
