Un italiano su due si sente più giovane della sua età anagrafica. I “vecchi” sono gli altri, quelli un po’ più grandi, e la percezione che abbiamo delle nostre capacità psicofisiche è come cristallizzata, ferma sulla parola young. Lo svela l’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé, che dal 2009 sonda abitudini alimentari e stili di vita e che ha indagato proprio il rapporto tra gli abitanti del Belpaese e la longevità. «Peccato che molti di quegli intervistati che si percepiscono “più giovani” accusino problemi legati al sonno, al peso, al sentirsi in forze» sottolinea Giuseppe Fatati, direttore scientifico dell’Osservatorio e presidente di Italian Obesity Network. La ricerca scientifica, intanto, cammina. «Lo studio della longevità ci ha fatto intravedere quali sono i fattori che ci fanno invecchiare meglio e grazie a queste certezze possiamo agire prima.

Dalla vecchiaia alla longevità

Perché oggi il punto è traghettarci da una società della vecchiaia a una della longevità, che non si concentri solo sul sostegno dei più anziani ma su come cambiare le modalità di invecchiamento. Un progetto che ci accompagna per tutta la vita» sostiene Nic Palmarini, uno dei massimi esperti di longevità, che dirige in Gran Bretagna il National Innovation Centre for Ageing (NICA) ed è ceo di Voice Italia Impresa Sociale e co-founder di Edelman+NICA Longevity Lab. È dimostrato, per esempio, che fare movimento, dormire bene, combattere lo stress sono abitudini che ci preservano e rallentano l’invecchiamento. Ma studi ed evidenze scientifiche ci dicono che c’è anche molto altro da imparare. Abbiamo chiesto ai due esperti di aiutarci a smontare luoghi comuni e affermare buone pratiche.

1. La lunghezza della nostra vita dipende prima di tutto dal nostro patrimonio genetico. FALSO

La genetica ha un ruolo e influisce sulla longevità, ma non basta da sola a definire la durata e la qualità della vita. «La ricerca ha individuato fino a oggi 12 marcatori dell’invecchiamento, fattori che influenzano il processo dal punto di vista biologico, e alcuni di questi possono essere rallentati con un mutamento dello stile di vita quotidiano» dice Palmarini. «È dimostrato, per esempio, che l’invecchiamento delle cellule può essere affrontato con l’esercizio regolare, la dieta intermittente e il dormire in maniera adeguata con sonno profondo.

Si può agire anche sulla perdita della proteostasi, un processo secondo cui, con il tempo, le proteine cominciano in un certo senso ad accumulare “sporcizie” attorno alla cellula, accelerandone la senescenza. I bagni di calore e di ghiaccio, come quelli della tradizione dei Paesi nordici, l’assumere la giusta dose di proteine, il bere molta acqua sono alcuni mezzi per contrastarla. C’è, ancora, il tema dell’accumulo di infiammazioni croniche nel nostro organismo, che ha molto a che fare con lo stile di vita attuale e che si può combattere anche con un’alimentazione ricca di Omega 3 e di vegetali colorati. Certo, ognuno invecchia in maniera diversa e ciascuno dovrebbe fare un’esplorazione dei propri fattori di rischio, ma questi sono dati ormai assunti dalla ricerca, validi per tutti».

Il vero e il falso sull’alimentazione

2. Mangiare poco è un elisir di lunga vita. VERO MA…

Al netto del fatto che gli anziani hanno un metabolismo più lento e un fabbisogno di calorie inferiore, l’indicazione è: moderazione. «In termini assoluti, non esagerare ci consente di vivere meglio, ma bisogna fare molta attenzione alle carenze» spiega Fatati. «Circa il 40% dei rispondenti al sondaggio dell’Osservatorio Nestlé, indipendentemente dall’età, tende a variare poco la dieta, e non è un bene. Il vero obiettivo dovrebbe essere un’alimentazione bilanciata, il riferimento su questo punto è la dieta mediterranea. Va detto, poi, che uno studio sul semidigiuno pubblicato nel 2022 sul The New England Journal of Medicine ha mostrato che saltare i pasti non dà vantaggi».

3. Esiste una dieta della longevità, ed è vegetariana. VERO E FALSO

Secondo i dati dell’Osservatorio, la metà degli over 55 ha diminuito il consumo di carne. «Effettivamente una dieta ricca di vegetali fa bene alla longevità, ma bisogna stare molto attenti a mantenere un giusto apporto di proteine, soprattutto a una certa età, perché con gli anni si tende a perdere massa muscolare» dice Fatati. «Dirò di più. In un lungo studio condotto sui centenari sardi, promosso dalla Fondazione San Camillo-Forlanini, è stato osservato che l’alimentazione dei pastori e delle loro mogli si basava su una dieta squilibrata, il cui 60% derivava da proteine e grassi di origine animale, ma queste persone erano sempre in movimento. Quando hanno iniziato a utilizzare gli autocarri la durata media della vita si è accorciata. Non sappiamo quali altri fattori abbiano influito, ma questo ci dice che l’alimentazione non è tutto».

Attività fisica costante

4. Dopo i 65 l’attività fisica aerobica potrebbe fare più male che bene. VERO

«Avere una vita attiva nella terza età significa riprendere le attività di base che magari si erano abbandonate: muoversi a piedi, passare l’aspirapolvere, salire le scale, fare ginnastica dolce» continua Fatati. «Come i centenari sardi, bisognerebbe muoversi in modo costante e moderato. Stare giornate sul divano e poi fare un’ora di corsa ogni tanto non aiuta e dopo i 65 uno sforzo oltre misura può provocare danni all’apparato muscolo-scheletrico».

longevità vero o falso
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5. Se il luogo in cui vivo è inquinato, meglio stare di più in casa piuttosto che fare sport all’aperto. FALSO

«Diverse ricerche stanno iniziando a misurare quale “ritorno” dà, in termini di invecchiamento cellulare, una cosa che ci piace fare in un contesto poco sano» dice Palmarini. «Uno studio dell’Università di Milano, denominato INES, ha misurato gli effetti dell’inquinamento ambientale sul degrado cellulare, e in che modo l’esercizio fisico possa compensare il danno grazie ai benefici generati dall’attività aerobica e metabolica. Risultato: il bilancio è stato positivo. Abbiamo evidenza che chi ha scelto di correre anche in luoghi inquinati ha ricevuto un beneficio maggiore. Si sta cercando anche di capire se il mangiare fuori, con qualche “strappo alla regola” ma in un contesto positivo, possa comunque essere considerato benefico, e presto avremo i risultati».

Mente e corpo in forma

6. Lavorare fino a tarda età, anche sotto stress, è meglio che vivere in modo poco stimolante. VERO MA…

Per tanto tempo si è pensato che restare al lavoro allungasse la vita, ma i giovani di oggi non sono così d’accordo. Tra i 18 e i 34 anni è raddoppiata la fascia di chi negli ultimi tempi lavora meno. «Li comprendo. Tenere in attività il cervello fa bene, ma è il sapere di dare un contributo alla società la vera medicina per la longevità» esordisce Palmarini. «Se il lavoro che faccio è usurante, se non mi dà la percezione di essere utile, posso trovare quello scopo con altre attività».

A Londra, tra i vicini quartieri Tower Hamlets e Chelsea, l’aspettativa di vita delle donne cambia di 11 anni. Se lavoro su turni, non ho accesso a cibi di qualità e vivo in una casa rumorosa, sarà molto più complesso adottare stili di vita corretti. È l’intera società che va ripensata.

7. Per mantenere giovane il cervello meglio parole crociate e libri che attività social e digital. VERO

La pensa così il 60% dei rispondenti alle domande dell’Osservatorio e ha ragione. «Stimolare il cervello con la tecnologia, che siano giochi online o attività social, aiuta, sì, a mantenersi attivi. Ma ci sono dei “ma”» dice Fatati. «Leggere significa decodificare un codice grafico in linea che è ormai “nostro”, è un esercizio che ci allena senza affaticarci. Per farlo usiamo l’intelligenza sequenziale, mentre smartphone e social prevedono l’uso di una forma di intelligenza meno evoluta, che si serve di vista e udito. È quella simultanea, intuitiva, più elementare, che non dà strumenti per risolvere problemi complessi».

8. Dopo una certa età, la dieta non basta e servono sempre gli integratori. FALSO

Secondo i dati dell’Osservatorio, 6 italiani su 10 assumono integratori, l’8% ha iniziato prima dei 20 anni. «L’integrazione può essere d’aiuto, ma se c’è una carenza provata» spiega Fatati. «Se li assumo in modo casuale perché leggo che Omega 3 e vitamine fanno bene, non ha molto senso. Oggi, tra l’altro, ci sono prodotti ottimi, più accurati e con scopi specifici».

L’importanza delle relazioni

9. Se non hai amici, invecchi prima. Anche a 20 anni. VERO

Dice Palmarini: «La solitudine, intesa come solitudine causata da isolamento, è riconosciuta come un acceleratore di patologie cardiovascolari e innesca tutta una serie di situazioni che hanno ricadute sul processo cognitivo. Di più: solide ricerche mostrano come influenzi il processo metabolico con ricadute sulla pressione sanguigna, cosa che genera serie conseguenze fisiche, soprattutto a una certa età. Oggi, purtroppo, vediamo che sono anche i giovanissimi a temere solitudine e isolamento, è così per il 27% del campione tra 18 e 34 anni. I giovani però, a differenza degli anziani, hanno ancora il tempo per recuperare».