Fine settembre, i primi freddi, mi ero ammalata, ci stava. Una settimana ed ero guarita. Tranne la febbre che non passava. Segnale di una tiroidite ma io non lo sapevo. Prima di scoprirlo è trascorso più di un mese. «Questo è uno dei sintomi tipici delle forme di tiroidite batteriche o virali» interviene AnnaMaria Colao, professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Università degli Studi di Napoli Federico II. «Non è l’unico. Non vanno sottovalutati ad esempio un rigonfiamento al collo, che potrebbe segnalare un aumento di volume della tiroide, oppure una sensazione di pressione al collo, difficoltà a deglutire o, ancora, il dolore e una stanchezza esagerata.

Questo, quando si tratta di forme di natura infettiva.

Ben diverso però è il discorso quando si ha a che fare con la tiroidite linfocitaria cronica, quella che tutti conosciamo come Tiroidite di Hashimoto e che potrebbe non dare sintomi. Per questo, non mi stancherò mai di ripetere che una verifica della funzionalità tiroidea andrebbe effettuata periodicamente dopo i 30 anni.

È una semplice analisi del sangue e può spesso permettere di individuare precocemente un’alterazione della ghiandola». A soffrire di tiroiditi siamo in tante. I numeri ufficiali dicono dal 5 al 15 per cento di noi donne, soprattutto nella fascia tra i 30 e i 60 anni. Ma probabilmente è solo la punta di un iceberg. Manca all’appello, infatti, chi ha sintomi così lievi da non rendersene conto. La notizia positiva però è che i ricercatori hanno studiato parecchio le tiroiditi. E i colpi di scena non mancano.

Tiroidite di Hashimoto: perché le donne sono più predisposte? Non è solo una questione di ormoni

Professoressa Colao, è vero che se ci ammaliamo di più rispetto agli uomini di tiroiditi, non è solo per colpa degli ormoni?
«Le donne hanno una predisposizione maggiore ad ammalarsi di Tiroidite di Hashimoto ma il meccanismo è complesso e la ricerca sta ancora cercando di comprenderlo completamente. Di certo, non esiste una causa unica: è il risultato dell’interazione tra predisposizione genetica, sistema immunitario, ormoni e fattori ambientali. Il sistema immunitario femminile, in generale, è più reattivo e questo da un lato rappresenta un vantaggio nella risposta alle infezioni, ma dall’altro può aumentare la predisposizione alle malattie autoimmuni. Gli ormoni sessuali, in particolare gli estrogeni, possono inoltre modulare la risposta immunitaria. A questo si aggiungono momenti della vita femminile caratterizzati da importanti cambiamenti immunologici e ormonali, come la gravidanza e il periodo successivo al parto, durante i quali può comparire anche una tiroidite post-partum. È importante, poi, non semplificare troppo: avere una predisposizione non significa necessariamente sviluppare la malattia».

Tiroidite di Hashimoto: come riconoscerla precocemente con gli esami giusti

Con tutte le informazioni che avete oggi a disposizione, è più facile la diagnosi precoce per la Tiroidite di Hashimoto?
«Gli studi hanno dimostrato che esistono famiglie dove sono più presenti le malattie autoimmuni. Per citare le più comuni, oltre a quella di cui stiamo parlando, la celiachia, l’artrite reumatoide, il diabete di tipo 1. In queste famiglie per quanto riguarda la Tiroidite di Hashimoto, abbiamo a disposizione la possibilità di eseguire accertamenti specifici ai familiari dei nostri pazienti, al fine di diagnosticare precocemente una disfunzione tiroidea. Lo screening completo consiste in un’analisi del sangue per valutare il profilo ormonale tiroideo (TSH, FT3, FT4) comprensivo degli anticorpi tiroidei (AbTg, AbTPO), in associazione all’ecografia con colordoppler per controllare la forma e lo stato della ghiandola ed eventualmente la presenza di noduli. Se tutti questi esami risultano negativi, però, non consideriamo la questione chiusa. Al contrario, gli accertamenti vengono ripetuti anche a distanza di anni, in caso di insorgenza di sintomatologia che possa far sospettare un problema tiroideo, in modo da intervenire tempestivamente.»

Tiroidite di Hashimoto: si guarisce? Cure e aspettative per chi convive con la malattia

Che cosa succede se si scopre la malattia? Si guarisce sempre? E se non è così, che cosa comporta una tiroidite “a vita”?
«La Tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune cronica e l’infiammazione può progressivamente danneggiare la ghiandola. Quando questa non riesce più a produrre una quantità adeguata di ormoni, compare un ipotiroidismo permanente, cioè, la tiroide lavora sottotono. In questo caso è sufficiente assumere ogni giorno l’ormone tiroideo in forma di levotiroxina ed eventualmente integratori a base di iodio e selenio. È una terapia sostitutiva: non “cura” l’autoimmunità, ma fornisce all’organismo l’ormone di cui ha bisogno. E questo permette di condurre una vita assolutamente normale, senza scordarsi chiaramente i controlli regolari. Questo vale per la Tiroidite di Hashimoto. Abbiamo altre forme che invece guariscono».

Tiroiditi: sintomi, cause e cure delle diverse forme di infiammazione della tiroide

Come si riconoscono?
«La più comune, Hashimoto a parte, è la subacuta, o di de Quervain, che può scatenarsi in seguito a un’infezione virale, come un’influenza. È quella che ha avuto anche lei. Si riconosce abbastanza facilmente perché si manifesta con dolore alla tiroide, rigonfiamento della zona inferiore del collo, febbre e un temporaneo aumento degli ormoni tiroidei. Per curarla, si utilizzano abitualmente farmaci corticosteroidi che “spengono” lo stato infiammatorio e portano a guarigione nell’arco di qualche mese.
Esistono infine forme più rare, come le tiroiditi acute infettive e quelle indotte da farmaci o da altri trattamenti, come la chemio e la radioterapia. Anche qui, di solito agiscono bene i corticosteroidi. In tutti i casi, le tiroiditi vanno seguite con esami ad hoc da ripetere nel tempo. Sono gli stessi che ho descritto prima raccontando del check alle ragazze con familiarità e servono anche per cogliere tempestivamente l’ipotiroidismo, cioè il rallentamento nell’attività della tiroide».

Vero o falso

Esiste la tiroidite post-partum. VERO
Può comparire in 7 donne su 100 nei mesi successivi alla nascita del bambino e viene talvolta confusa con la depressione post-partum perché i sintomi sono simili.
È più frequente in chi ha una familiarità per malattie della tiroide e guarisce bene in 8 casi su 10.

La tiroidite compromette la fertilità. FALSO
O, meglio, l’infiammazione di per sé non altera la fertilità. Ma attenta: quando a seguito della tiroidite insorge un ipotiroidismo oppure un ipertiroidismo, possono verificarsi alterazioni del ciclo mestruale e ovulatorio che riducono il potenziale di fertilità.

In caso di tiroidite, la menopausa è precoce. NON È ANCORA CERTO
Si sa che le malattie autoimmuni, come la Tiroidite di Hashimoto, possono indurre un esaurimento anticipato della riserva ovarica, ma gli studi sono in corso. Per questo, è importante sottoporsi regolarmente ai controlli in modo da individuare tempestivamente ad esempio una forma di ipotiroidismo che potrebbe accelerare i tempi della menopausa.

Il mese della prevenzione

Donna Moderna dedica ottobre alla diagnosi e alla cura della Tiroidite di Hashimoto. Se hai dubbi o domande su questo e altri disturbi della tiroide la professoressa Annamaria Colao insieme al suo team risponde per tutto il mese alla mail: [email protected]