Forse perché l’ho sempre visto in vendita anche al supermercato, non mi sono mai soffermata ad osservare con cura la bellezza del ciclamino: lo consideravo merce di consumo come tutti i prodotti esposti e non un essere vivente con diritti e necessità. Quindi a Milano non ho mai ospitato questa botanica simbolo dell’inverno, dei balconi resilienti e splendidamente massimalisti che sfidano il freddo a colpi di colore, anche in città.

Poi, anni dopo, qui nel Tigullio, ho risposto ad un appello sui social (vedete, a volte servono, eccome!) del comune di Rapallo, che invitava tutti i cittadini ad adottare le piante di ciclamino che sarebbero rimaste orfane a causa del cambio di scenario botanico nelle aiuole pubbliche: era già primavera e occorrevano fioriture fresche, non piantine un po’ sciupate e in procinto di ritirarsi per un lungo sonno.
Decisi quindi di partecipare al salvataggio: ho tanto spazio, tanto tempo e una scusa in più per allargare la mia grande e multispecie famiglia botanica. Una scusa, anche, per studiare una pianta che non avevo mai considerato “appealing”, sbagliando!

Tornai dal vivaio municipale con moltissimi esemplari, perché la donazione era quasi finita e per molti di loro, i rimanenti, si prospettava un destino infausto: esser compostati.
Da allora sono passati anni, partecipo sempre con gioia a questo rito comunitario primaverile e… ho imparato tante cose su di loro, i ciclamini (Cyclamen L.). Ho imparato, per esempio, che con le giuste cure vivono per anni: ed il mio boschetto terrazzato sulle fasce più alte del Giardino Felice ringrazia. Ora anche lui in inverno è tempestato di corolle multicolore e di foglie a forma di cuore: la natura è meravigliosa, se solo avessimo tempo, modo e voglia di conoscerla attraverso l’osservazione.
Il fiore simbolo dell’inverno
Il ciclamino appartiene al gruppo di piccole piante a fioritura invernale. Forse proprio per questa sua caratteristica di fiorire in condizioni ostili ai più è diventato simbolo di perseveranza e resilienza. Occuparsi al meglio di lui è piuttosto facile: necessita di un terriccio fertile che imita quello ricco di humus del bosco; un tasso di umidità elevato e ombra luminosa, soprattutto durante il periodo di riposo vegetativo.

Ecco perché risulta una pianta adatta al vaso, specie se si vive in città: la si può sfoggiare su balconi e davanzali durante la fioritura nei mesi freddi (anche in pieno sole, che tanto sarà lieve e breve) per poi collocarla al riparo durante la torrida estate.

In vaso o a terra, l’importante però è non ospitarla in casa: pensando di farle un regalo -il calduccio dei termosifoni sempre accesi- in realtà la si danneggia. Il ciclamino ama il freddo -lo dimostra fiorendo, non vi basta come prova?- e può resistere anche a temperature vicine allo zero, nonostante preferisca quando il termometro oscilla tra i 10 e i 15 gradi centigradi.
Non tutti sanno che…
Pianta popolare (ad inizio inverno la si trova in vendita ovunque), economica (e forse per questo motivo bistrattata e spesso compostata a fine fioritura), in realtà è una specie perenne che tutti trattano come fosse stagionale.

Il ciclamino è una bulbosa, con un ciclo che prevede un riposo vegetativo piuttosto lungo ed estivo: sì, proprio quando molte altre specie mostrano il meglio di sé con fioriture multicolor, lui si riposa preparandosi per il grande freddo, periodo durante il quale diventa protagonista assoluto.
Quindi se a fine primavera vediamo la pianta “ritirarsi”, prima di pensare al nostro pollice nero consideriamo l’opzione riposo: posizioniamola in un luogo ombroso e umido fino al prossimo inverno.

Ma come si fa se la si ospita in vaso sul davanzale? Non ci sono scuse nemmeno per chi vive in città: la si può trapiantare all’ombra di un albero in un parco o in una aiuola comunale (mai fatto guerrilla gardening? È arrivato il momento!), oppure riporre in cantina fino all’inizio del successivo autunno, cercando ovviamente di non scordarsela.
Pillola verde: come produrre il ciclamino
Come per tante altre botaniche, la riproduzione del ciclamino può avvenire sia per divisione del tubero (da effettuare in tarda primavera, a riposo vegetativo della pianta), sia per semina. Ma i semi, dove sono?

Le “palline” del ciclamino, quelle che si formano dopo la fioritura, sono le capsule che li contengono. Questi baccelli rappresentano un segno di vitalità e benessere della pianta, per tanto non vanno tagliati bensì occorre lasciarli maturare fino a quando non si aprono. Così facendo si possono raccogliere i piccoli semi per ottenere nuove piante: l’operazione di semina va fatta in estate ma si può anche decidere di lasciar fare a Madre Natura, soprattutto se i ciclamini sono a terra e non in vaso.
Curiosità: specie protetta

Nonostante si sia ormai abituati a vedere distese di ciclamini solo in vasi coltivati e acquistati in vivaio, in realtà questo piccolo fiore è spontaneo nei boschi meno battuti del centro-sud Italia: soprattutto sotto i lecci, nelle zone in penombra, tra foglie secche, sul terreno umido e spuntoni di roccia.
Attenzione però a lasciarli dove si trovano: quelli spontanei appartengono alle specie protette a livello nazionale, pertanto non possono essere né recisi né estirpati alla radice.