Quando pensiamo al caldo soffocante in città, immaginiamo asfalto, palazzi e aria immobile tra gli edifici. È l’effetto delle cosiddette isole di calore urbano, ormai sempre più frequenti. Eppure c’è un elemento che finora è rimasto in secondo piano: il traffico. Le auto, gli autobus e i veicoli che usiamo ogni giorno rilasciano calore continuo nell’ambiente. Oggi sappiamo che questo contributo non è marginale. Nuove ricerche mostrano che il traffico aumenta la temperatura in città in modo misurabile, rendendo le ondate di calore ancora più difficili da affrontare.
Il traffico è una fonte nascosta di calore urbano
Per anni gli studi sul caldo in città si sono concentrati su materiali, edifici e presenza di verde. Il traffico è stato poco considerato. Oggi però un gruppo di ricercatori dell’Università di Manchester ha sviluppato un sistema per includere il calore prodotto dai veicoli nei modelli climatici più avanzati, come il CESM (Community Earth System Model), uno dei modelli tra i più utilizzati al mondo per studiare il clima.
Il risultato è sorprendente: per la prima volta è possibile simulare in modo realistico quanto il traffico contribuisca al bilancio termico urbano. Non solo. Il modello distingue anche tra diversi tipi di veicoli, come benzina, diesel, ibridi ed elettrici, e permette di valutare scenari futuri legati alla mobilità.
Questo significa che il traffico non è più un fattore «invisibile». Diventa una variabile concreta nelle strategie per rendere le città più vivibili.
Di quanto aumenta davvero la temperatura in città
Ma quanto incide davvero il traffico sulle temperature? I numeri possono sembrare piccoli, ma raccontano molto.
Utilizzando dati reali di Manchester, i ricercatori hanno stimato che il calore generato dai veicoli aumenta la temperatura dell’aria di circa 0,16 °C in estate e fino a 0,35 °C in inverno.
La differenza stagionale ha una spiegazione precisa. In inverno, l’aria più fredda rende il calore dei veicoli una quota più rilevante del bilancio termico complessivo. Per questo lo stesso calore produce un effetto maggiore.
A prima vista si tratta di variazioni minime. In realtà, questi decimi di grado possono incidere molto sul comfort quotidiano e sulla salute, soprattutto nei contesti urbani già esposti al caldo estremo.
Perché anche piccoli aumenti fanno la differenza
Quando arriva un’ondata di calore, ogni frazione di grado conta. Le temperature di partenza più alte riducono il margine di sicurezza per il corpo umano.
Questo significa che episodi di caldo intenso possono diventare più pericolosi, soprattutto per le persone fragili. Inoltre, il calore prodotto dal traffico si concentra a livello della strada, proprio dove viviamo e ci muoviamo.
C’è poi un altro effetto a catena. Il calore rilasciato dai veicoli viene assorbito dagli edifici. Questo può aumentare la necessità di usare l’aria condizionata, che a sua volta produce ulteriore calore verso l’esterno. Si crea così un circolo che amplifica il problema.
Non solo in movimento: le auto scaldano anche da ferme
Il contributo del traffico al calore urbano riguarda soprattutto i veicoli in movimento, ma anche le auto parcheggiate possono incidere sulle temperature locali, soprattutto nelle giornate più calde.
Uno studio condotto a Lisbona ha mostrato che, in condizioni di forte irraggiamento solare e con temperature intorno ai 36 °C, un’auto scura parcheggiata può aumentare la temperatura dell’aria circostante fino a 3,8 °C rispetto all’asfalto vicino. Un effetto molto localizzato, ma significativo negli spazi urbani densi.
Per quanto riguarda invece il traffico in movimento, diversi studi hanno già evidenziato un impatto più ampio. Durante le Olimpiadi di Pechino del 2008, la riduzione del traffico portò a una diminuzione della temperatura superficiale tra 1,5 e 2,4 °C. Un dato che suggerisce quanto i veicoli contribuiscano all’intensità del calore urbano.
Anche a Vienna il fenomeno è evidente: il calore di scarto generato dal traffico rappresenta fino al 30% delle emissioni di calore prodotte dall’uomo in città. È la seconda fonte dopo gli edifici e, in alcuni casi, supera il calore corporeo dell’intera popolazione.
Mobilità e futuro: cosa può cambiare davvero
Integrare il traffico nei modelli climatici apre nuove prospettive. Permette di valutare in modo più preciso l’effetto delle politiche urbane.
Per esempio, si potrà capire meglio quanto il passaggio alle auto elettriche possa ridurre il calore urbano. Anche se non eliminano completamente il calore, i veicoli elettrici producono meno dispersione termica rispetto ai motori tradizionali.
Allo stesso tempo, diventano ancora più importanti le scelte di pianificazione urbana. Ridurre il traffico, aumentare il verde e ripensare gli spazi pubblici non serve solo a migliorare l’aria che respiriamo. Serve anche a rendere le città più fresche.