Durante i viaggi di lavoro quasi otto dipendenti su dieci (il 79%) adottano comportamenti rischiosi, con i viaggiatori più giovani quattro volte più propensi a ignorare i consigli di sicurezza rispetto ai colleghi anziani. È quanto rivela un’indagine condotta dalla società di gestione dei rischi di viaggio World Travel Protection nel Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia.
Viaggi di lavoro: gli under 34 i più «indisciplinati»
I risultati evidenziano il netto divario generazionale: solo il 15% degli under 34 afferma di non comportarsi diversamente da casa quando viaggia per lavoro, rispetto al 42% degli over 55 che invece hanno molte più probabilità di mantenere le loro abitudini.
Nello specifico chi ha meno di 34 anni ha quattro volte più probabilità rispetto ai colleghi over 55 di ignorare semplici precauzioni sanitarie, come ad esempio bere acqua del rubinetto o testare menu locali in luoghi dove l’igiene non è tra le priorità. È anche più probabile che gli under 34 si dedichino ad attività ricreative rischiose come il gioco d’azzardo o utilizzino sostanze illecite, ignorando le norme di sicurezza locali.

I comportamenti a rischio
L’indagine ha rilevato inoltre che il 20% dei viaggiatori d’affari a livello globale sale in auto con nuovi amici o sconosciuti, percentuale che sale al 22% tra gli under 34, rispetto al 10% tra gli over 55. Altri comportamenti rischiosi includono il fatto di avventurarsi fuori dal proprio albergo o abitazione senza informare nessuno (lo fa il 18%), guidare monopattini o motociclette elettriche (16%) e ignorare le precauzioni sanitarie (15%).
«Garantire la sicurezza dei dipendenti in viaggio»
Frank Harrison, direttore della sicurezza regionale per le Americhe di World Travel Protection, afferma: «Sebbene adottare questo tipo di comportamenti rischiosi possa sembrare divertente sul momento, non solo mette in pericolo il viaggiatore, ma mette anche i datori di lavoro in una posizione di difficoltà. Questi dati ci ricordano l’obbligo legale e morale delle aziende di garantire la sicurezza dei dipendenti in viaggio, o ciò che chiamiamo dovere di diligenza. Il mancato rispetto di questo obbligo può comportare gravi conseguenze legali».
È fondamentale dunque che le aziende assumano un ruolo attivo nella protezione dei propri dipendenti, con investimenti in formazione, policy chiare e servizi di supporto, riducendo così il gap comportamentale tra chi lavora all’estero e chi nel proprio Paese. Harrison aggiunge: «Prima di partire, i datori di lavoro dovrebbero informare i dipendenti sui rischi locali, aiutarli a pianificare in anticipo e assicurarsi che siano preparati a prendere decisioni sicure mentre sono in viaggio».