Si chiama “Garanzia giovani”. Ma in tanti lo hanno ribattezzato “fregatura giovani”. E solo per essere educati, perché gli appellativi virano spesso al peggio. Si tratta del programma europeo partito nel 2014 che doveva accelerare l’occupazione di chi è compreso fra 16 e 25 anni (esteso a 29 in Italia), nella fascia critica dei cosiddetti Neet (acronimo per “not engaged in education, employment or training”). Cioè chi non lavora, né studia. Un investimento che mescola fondi Ue e degli Stati, costato finora un miliardo e mezzo per l’Italia, e che ha fatto gola, visto che si sono registrati 1,4 milioni di ragazzi, un terzo dei quali in sole tre regioni: Campania, Puglia e Sicilia. I risultati? Un flop.

In Italia poco lavoro e tanti tirocini 

La Corte dei Conti di Bruxelles ha registrato “effetti deboli” nei sei Paesi più bisognosi (Italia, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia e Portogallo), ma noi, tanto per cambiare, abbiamo fatto peggio. “Il 54% delle offerte, finora, ha riguardato soltanto tirocini formativi e appena il 31% posti di lavoro veri e propri, contro una media europea opposta: 13% il primo caso, 80% il secondo” stigmatizza Francesco Seghezzi, esperto dell’Adapt (Associazione di studi comparativi sul lavoro). E non basta. Perché da noi le retribuzioni arrivano con almeno due mesi di ritardo (ma in molti casi si è arrivati a 12 mesi), le procedure di registrazione, che ti rimbalzano da un database all’altro, sono un rompicapo e ci sono ancora 400.000 ragazzi che non hanno ricevuto nessuna chiamata.

Che cosa non ha funzionato

Che cosa non funziona? “Il sistema poggia sui centri per l’impiego pubblici” spiega Francesco Giubileo, consulente e sociologo del lavoro. “Luoghi di solito inefficienti e con pochi contatti reali con il mercato”. Ma anche dotati di personale e dotazioni tecniche insufficienti, che i ministeri hanno lasciato soli a gestire una mole di lavoro per cui non erano preparati. “Sul fronte delle imprese, molte hanno pensato solo ad approfittare degli sgravi e non a fornire un vero percorso formativo, se non proprio un’assunzione. Ancora poche comprendono che vale la pena investire su un giovane per farlo crescere e aspettare che sia pronto” aggiunge Francesco Seghezzi. Il quadro, va detto, non è fosco dappertutto. In Lombardia, ad esempio, su oltre 90.000 aderenti, il 38% ha trovato subito un lavoro e i due terzi dei tirocini, alla fine, si è comunque trasformato in un contratto. “Invece, dove la crisi è ancora forte, Garanzia giovani è stata sfruttata soltanto come una gigantesca occasione per ottenere un ricambio continuo di personale a basso costo. E non solo manodopera, spesso anche di laureati” aggiunge l’esperto. Lo ha ammesso la stessa Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, in vista di alcuni correttivi che dovrebbero scattare da settembre: “Limiteremo gli stage solo a particolari categorie e sanzioneremo gli abusi” hanno fatto sapere.

A Sud nessun risultato

Ma per capire meglio il fenomeno occorre andare più a fondo. Garanzia giovani, infatti, è un calderone dove dentro c’è di tutto. Sovvenziona tirocini, periodi di apprendistato, formazione a distanza, volontariato sotto forma di servizio civile, sostegno per l’auto imprenditorialità. Eppure, un po’ per la fame di occupazione, un po’ per gli annunci roboanti del Governo (primi mesi di Matteo Renzi nel 2014), in molte aree svantaggiate significava una cosa sola: arriva un po’ di lavoro. Ed è stata una doccia fredda, sotto forma di tirocini a 450 euro al mese, pagati con il contagocce, che di formativo non avevano proprio niente. Più tutta una serie di mostruosità. Leggete Angelo su Facebook, dalla provincia di Napoli. “Ho ottenuto un corso di web design. Unica pecca? In ufficio non ci sono i computer! Il solito magna magna per far arrivare corsi a questi sedicenti formatori”. Poi c’è Luca, che impreca contro la confusione. “Ma gli arretrati, a chi vanno chiesti? All’Inps, alla Regione, all’impresa? Non si capisce niente”.

Le testimonianze dei giovani

Chi accetta di farsi intervistare naviga tra delusione e collera. Come Vittoria, 22enne della provincia di Lecce, diplomata al Liceo di scienze umane: “A maggio ho finito un tirocinio di sei mesi in un centro di assistenza per anziani. Per 30 ore la settimana, prendevo i 150 euro mensili a carico del datore, mentre della quota regionale, 300 al mese, non ho ancora visto un euro”. Formazione? “Figuriamoci. Facevo pulizie o stavo in lavanderia, dipende da quel che serviva, ma a contatto con gli assistiti stavano solo gli operatori socio sanitari già abilitati”. Prospettive? “Credo che seguirò mia sorella, studente, e andrò al Nord. Qui lavoro non ce n’è, con o senza Garanzia giovani”. Oppure Veronica, 27 enne di Matera, che vive e si è laureata in Scienze filosofiche a Bari: “Questa presa in giro va chiusa all’istante” racconta. “Avevo un lavoro già deprimente, in un call center. L’ho lasciato perché il mio sogno è insegnare e sono entrata in una comunità sociale, gestita da una coop, che fa da doposcuola a bambini e ragazzi. Puntavo a un percorso formativo come assistente degli educatori assunti. In realtà svolgevo la stessa loro mansione, anzi, capitava di restare sola con i ragazzi pur non essendo titolata a farlo. Finito il semestre, tanti saluti e sotto un altro. Il Governo pensava di farci un favore, quando ha esteso Garanzia giovani fino ai 29 anni. Ma io dico: lasciate perdere. A quest’età serve un lavoro. Non lo sfruttamento, pagato una miseria, e come prospettiva quella di ripartire da zero”. 

Garanzia giovani: ecco come iscriversi

– Chi ha un’età fra i 16 e i 29 anni può registrarsi su www.garanzia giovani.gov.it.
– Con le credenziali ricevute, si accede a un’area in cui compilare il curriculum e selezionare le Regioni dove si preferirebbe usufruire del servizio.
– Entro 60 giorni si viene convocati da un Centro per l’impiego per un primo colloquio orientativo.
– La formazione è gratuita; i tirocini sono rimborsati per due terzi dallo Stato. In caso di assunzione, gli stipendi sono a carico del datore che riceverà incentivi pubblici fra 4.030 e 8.060 euro.