Cosa sono le microplastiche

Le microplastiche sono particelle minuscole di materiale plastico che hanno dimensioni comprese tra i 5 millimetri e i 330 micrometri.

Una parte di queste vengono diffuse nell’ambiente dall’uomo durante le sue normali attività quotidiane. Sembra quasi che non sia nemmeno colpa nostra. Invece no. Ecco come anche il solo lavaggio di una maglietta può fare la differenza e cosa possiamo fare per diminuirne la diffusione.

Le microplastiche vengono distinte anche in base a come si formano. Ci sono due categorie: la primaria, cioè quelle prodotte dall’uomo, e la secondaria, cioè le particelle che si originano dalla frammentazione di rifiuti o fibre plastiche già presenti nell’ambiente. Le prime sono solitamente piatte, cilindriche, sferoidali o discoidali. Le seconde hanno forme più irregolari.

Quando si analizza la composizione delle microplastiche emerge che sono fatte per lo più in polietilene, il più comune dei materiali plastici sintetici. Seguono le microplastiche da polipropilene, da polistirene, da polietilene tereftalato e da polivinilcloride. Studi e rilevazioni ambientali hanno riscontrato una grandissima quantità di microplastiche disperse nell’ambiente, soprattutto marino. Le analisi hanno evidenziato che si tratta per lo più di microplastiche secondarie, originate da prodotti utilizzati dall’uomo come bottiglie, piatti e bicchieri di plastica, posate, pellicole, reti da pesca e contenitori di cibo.

Come si producono le microplastiche

Potresti scommettere che tra i produttori di microplastiche ci sei anche tu? La verità è che ogni essere umano ne produce, anche se non se ne rende conto. Molte particelle derivano dagli abiti che indossiamo, fatti anche da poliestere e fibre sintetiche. Quando li laviamo in lavatrice o a mano, le fibre tendono a deteriorarsi. Staccandosi dagli indumenti, si disperdono nell’ambiente. Ti basti pensare che lavare una sola maglietta sintetica significa produrre 1.900 microparticelle.

Ma non finisce qui. Anche il nostro beauty case è pieno di microplastiche: sono nel dentifricio, nelle creme esfolianti, in shampoo e docciaschiuma, oltre che nel detergente per il viso.

Microplastiche: i danni all’ambiente e
all’uomo

Non si deve pensare che siano solo fauna e flora ad essere in pericolo. In quanto abitanti del pianeta Terra, lo siamo anche noi. Numerosi studi hanno confermato che le microplastiche fanno male alla nostra salute. Come ha dichiarato il dottor Sherri Mason, un esperto di microplastica presso la State University di New York in Fredonia, «Se sta influenzando la fauna selvatica, allora come pensiamo che non avrà alcun impatto su di noi?».

Un dossier di Greenpeace ha documentato la presenza di microparticelle anche in organismi invertebrati, oltre che nelle creature marine più grandi come cetacei e predatori. Nello specifico, il rapporto prende in considerazione oltre 200 organismi tra quelli più pescati e più consumati, come acciughe, triglie, merluzzi, gamberi e cozze. Tra il 25 e il 30 per cento dei pesci e degli invertebrati analizzati conteneva microplastiche, specialmente il polietilene, il polimero dei prodotti usa e getta. Inoltre, è stato rilevato che queste particelle si trovano anche nel sale da cucina che utilizziamo a casa.

Uno studio condotto dall’associazione no profit Orb Media e ripreso dal Guardian, ha denunciato la contaminazione di microplastiche nell’acqua di rubinetto dei Paesi di tutto il mondo. Si parla della presenza di tali sostanze nell’83 per cento dei campioni analizzati.

Cosa possiamo fare contro le microplastiche?

Sembra che la produzione di microplastiche sia inarrestabile, ma qualcosa possiamo fare. Ecco qualche piccolo gesto che può dare un contributo positivo:

  • quando acquisti capi di abbigliamento, scegli fibre naturali che, dopo il lavaggio, non aggiungano fibre plastiche alle acque marine.
  • Quando scegli i cosmetici o i prodotti da bagno, fai attenzione alla loro composizione: nell’elenco degli ingredienti ci sono alcune sigle che segnalano la presenza di microplastiche nei detergenti. Potresti leggere Polyethylene (PE), Polymethyl methacrylate (PMMA), Nylon, Polyethylene terephthalate (PET), Polypropylene (PP): sono tutte sigle collegate a sostanze plastiche.

Le aziende sono al lavoro per limitare la presenza di questi elementi nei loro prodotti. Ciò che noi possiamo fare è tracciare la strada da seguire con i nostri consumi: quindi fai attenzione a sigle e ingredienti. Anche la tua scelta è importante.